Quante opere di Palma il Giovane
ci sono a Bergamo e dintorni?

In apertura: Il miracolo a Listri di Peterzano, restaurato

 

Fino al 31 ottobre sarà possibile visitare, presso il Palazzo Storico del Credito Bergamasco, la mostra Lo specchio della città, realizzata dalla Fondazione Credito Bergamasco grazie al prestito di ben 18 ritratti “nascosti”, cioè solitamente non esposti in sala, della Fondazione Accademia Carrara. L’esposizione – un inciso sulla società bergamasca del XIX secolo – affianca uno degli appuntamenti più attesi dall’affezionato pubblico, locale e non, che ogni anno a cadenza semestrale desidera visionare quale opera e quale artista siano i protagonisti dei nuovi “Grandi restauri” che la Fondazione sostiene da un decennio. La carrellata di opere restituite alla loro primigenia bellezza ha omaggiato e sempre sorpreso tutti coloro che hanno visto risorgere dall’oblio e dalla patina del tempo tavole e tele di Jacopo Negretti (Palma il Vecchio), Lorenzo Lotto, Andrea Previtali, Alessandro Bonvicino (Moretto), Giovanni Battista Moroni, Antonio Cifrondi, Francesco Capella – per citarne solo alcuni – che si fregiano di essere bergamaschi, di adozione e non, e rendono tono e orgoglio al nostro territorio e alla nostra identità contemporanea.

 

[Il miracolo a Listri – opera non ancora restaurata]

 

Per questa edizione ottobre 2019 i restauri sono stati “doppi”, nel senso che hanno presentato in anteprima la grande mostra che si terrà in Accademia Carrara il prossimo 2020, nei mesi da febbraio a maggio, dedicata al bergamasco Simone Peterzano (1504 – 1599), allievo a Venezia di Tiziano e maestro a Milano di Michelangelo Merisi (il Caravaggio). Il grande telero del maestro milanese, attualmente esposto nell’ormai rodato laboratorio di restauro allestito nella parte terminale del salone della sala consiliare del palazzo storico Creberg, sarà esposto in mostra e raffigura l’episodio dei due apostoli a Listri, in Turchia; non così per l’altro telero, proveniente dalla stessa chiesa milanese intitolata ai Santi Paolo e Barnaba, in cui sono custoditi dirimpetto l’uno all’altro: raffigura l’episodio La chiamata alla Missione e sarà anch’esso restaurato prossimamente sempre a cura della Fondazione Credito Bergamasco, per poi confluire in mostra alla Carrara.

 

[La chiamata alla missione – Opera non ancora restaurata]

 

«La piccola chiesa di San Barnaba fu costruita su disegno dell’architetto perugino Galeazzo Alessi nel 1561 come chiesa madre dei Chierici Regolari di San Paolo, anche detti Barnabiti. L’Alessi da qualche anno era a Milano, impegnato nella costruzione del sontuoso palazzo di Tommaso Marino nell’attuale piazza della Scala. Al suo posto vi era in precedenza una piccola chiesa chiamata S. Barnaba in Brolo, del XII secolo, sulla quale ben poco è risaputo: era certamente di piccole dimensioni, ma non conosciamo con esattezza né la forma né la posizione rispetto alla chiesa attuale. L’ipotesi più fondata è, secondo la maggioranza degli studiosi, quella avanzata da padre Galli che, nel 1892, diresse i lavori di scavo per realizzare la cripta progettata da Maciachini: a suo parere l’edificio antico era posto nella stessa direzione della nuova chiesa, e occupava l’area del presbiterio e del coro attuale. […] San Barnaba vanta al suo interno un’interessante raccolta di dipinti del Manierismo milanese: in una delle cappelle laterali è conservata un olio su tavola con le Stigmate di San Francesco d’Assisi di Giovan Paolo Lomazzo, in un’altra una Pietà di Aurelio Luini mentre ai lati dell’altare maggiore si segnalano le due grandi tele commissionate da Gian Giacomo Trivulzio a Simone Peterzano, con Storie dei Santi Paolo e Barnaba, prima opera del pittore a Milano (1572-1573)».

 

[Interno chiesa di San Barnaba a Milano]

 

Ma, come si diceva, il restauro è stato duplice, perché Fondazione Creberg ha restituito al loro iniziale aspetto anche quattro opere di un altro famoso allievo di Tiziano Vecellio, ovvero Jacopo Negretti, pronipote dell’omonimo, noto al mondo come Palma il Vecchio e proprio per questo chiamatosi Palma il Giovane. Figlio di una stirpe di pittori, poco noti rispetto all’unico vero antenato annoverabile e di cui ne replicava il nome, Palma il Giovane ha occupato e occupa tuttora con quattro opere il cavedio della filiale bancaria, che in altezza ispira visitatori e clienti che si apprestano ad attraversarla per raggiungere i singoli sportelli. Le opere provengono da chiese bergamasche (Bergamo città, Sant’Andrea, Bianzano e Viadanica) e da Cesena: in quest’ultimo caso, da oltre un secolo l’opera è in comodato d’uso alla Accademia Carrara per conto dell’allora Congregazione di Carità di Bergamo, che la ricevette da Brera in tempo di soppressioni napoleoniche emiliane. Dalla loro lettura si vede un Palma datato e firmato 1595 per il solo primo dipinto, ma che accompagna il visitatore presumibilmente fino al primo decennio del ‘600, tra Le stigmate ricevute da San Francesco sul Monte Averna nel 1224, la Trinità in pietà con alla base i santi Anna, Maria, Tobiolo e l’arcangelo Raffaele, una Natività ed una Presentazione al tempio spiccatamente veneziana.

 

[Adorazione dei pastori, chiesta di Sant’Andrea (Bergamo)]

 

Artista dal DNA bergamasco ma nato a Venezia nel 1548 e ivi mortovi nel 1628 (esattamente duecento anni dopo l’illustre antenato quasi omologo), dove ha la fortuna di conoscere Guidobaldo della Rovere e di svolgere un alunnato nella Roma manierista, per poi ritornare in laguna e completare la sua formazione nella bottega del grande Tiziano; questi gli affida la conclusione della pala destinata al suo sepolcro, Trinità (1576), oggi alle Gallerie dell’Accademia. Palma quindi, erede putativo di Tiziano, inizia la sua carriere sicuramente con i migliori auspici, pur se in compagnia di altri grandi concorrenti del secondo cinquecento veneziano – i Bassano, Tintoretto, Veronese – che però morendo uno dopo l’altro gli lasceranno il campo libero e interamente monopolizzato dalla sua bottega a ridosso dell’esplosione barocca, che assumerà via via i connotati di un’industria: le commesse, infatti, gli giungeranno non solo da Veneto e Lombardia attuali, ma anche dall’Emilia, dalle Puglie, dalla Dalmazia e dall’Istria, con la conseguenza che non sempre risulteranno fresche e innovative e soprattutto di sua firma, fino a scadere in repliche spesso e volentieri firmate dal maestro, ma in realtà di mano degli allievi.

Proprio per questo motivo, è difficile effettuare una corretta ricognizione sul nostro territorio, alla ricerca di altre opere del “nuovo Palma”, perché il dubbio permane: copie, repliche, originali o bottega con firma del maestro? Cerchia, ambito, scuola? In ogni caso, consultando il catalogo dei Beni Culturali della Diocesi di Bergamo, riportiamo nella seguente galleria gli esiti aggiornati ai primi anni del nuovo millennio, ma che con i nuovi studi e le nuove tecniche potrebbero fornire lo spunto per ulteriori e nuove attribuzioni, restituzioni e privazioni di paternità, prima magari sconfessate o anche solo supposte. La carrellata porta dal capoluogo alle valli, dalla pianura all’hinterland.

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