Robi, l’edicolante che da 50 anni
dà il buongiorno alla Cinque Vie

Foto Sergio Agazzi

 

“Il Robi” è un po’ una istituzione in largo delle Cinque Vie nel centro cittadino. La sua edicola si affaccia come una «finestra sul cortile» sulla vita dei bergamaschi da oltre cinquant’anni. L’aprirono papà Pietro, di professione marmista, e mamma Serafina, che insistette per avviare l’attività ma che purtroppo venne a mancare quando Roberto aveva appena undici anni. Già piccolissimo si trovò quindi ad aiutare il padre: «Piegavo i giornali e andavo a consegnarli. Poi però mi perdevo via con giornalini e figurine!».

Ogni giorno l’edicola apre alle sette del mattino, ma fino alla fine degli anni ’90 s’iniziava alle cinque e trenta per finire alle sette di sera. Robi è stato il primo incontro del giorno per molti, dai metronotte ai pensionati, già svegli e arzilli dalle prime ore del mattino. Per ognuno un sorriso e una battuta. Per molti un buon vicino cui chiedere informazioni o un aiuto in caso di bisogno. Davanti all’edicola ha messo una sedia, così le persone possono poggiare le borse; su quella stessa sedia alcuni anni fa una signora in attesa del suo primo figlio pensò bene di iniziare il travaglio. Robi pensò: «Osti, sa fo adess?», poi fermò un’ambulanza che passava in quel momento e la donna partorì un’ora dopo al sicuro in ospedale. Robi è vigile e attento e in tanti anni “on the road” ne ha viste davvero di tutti i colori. «Se dovessi ricominciare non farei più questo lavoro, ma qualcosa che ti lasci un po’ più di libertà. Però mi piace il contatto con la gente. Ho vissuto di più con i clienti che con i miei!». E aggiunge: «La gente ti distrae dai tuoi problemi». E chi vive nel quartiere talvolta restituisce le gentilezze portandogli una bottiglia di vino, un salame, un dolce delle feste. Lui c’è sempre. In trentacinque anni ha chiuso solo tre giorni: quando ebbe una reazione allergica all’aspirina e quando nacque il suo primo figlio. «Il secondo è nato più preparato: arrivò di domenica nel giorno di chiusura».

È così benvoluto che, quando diventò padre per la prima volta, al rientro in edicola la trovò tappezzata di messaggi di congratulazioni. Molti erano dei colleghi commercianti con i quali i rapporti – dice – sono di grande collaborazione e di amicizia. Con loro ci si scambiano piccoli favori e qualche scherzo goliardico, come quando qualcuno di questi pensò bene, in una mattina in cui Roberto arrivò stranamente più tardi del solito, di attaccare sulla saracinesca chiusa un biglietto con su scritto «Ci ha lasciato prematuramente», causando panico nella via e poi sollievo al suo arrivo. Nel frattempo, aveva anche ricevuto una telefonata dal «bugiardino» (L’Eco) per l’annuncio funebre da pubblicare sul giornale. Robi racconta l’episodio ridendo. È una di quelle persone che ha fatto dell’ironia un vero stile di vita, resosi necessario anche dalle tante domande strambe che gli vengono rivolte: «Scusi, Porta Nuova è sempre lì?», «No guardi ogni tanto va a farsi un giro!». Oppure, affacciandosi al chiosco: «Buongiorno lei è l’edicolante?», «No, il farmacista. Faccio un part time, un po’ di qua e un po’ di là!». Roberto ha uno sguardo ampio, vede a distanza i clienti in arrivo e con un gesto rapido prepara il plico di giornali. Di tutti ricorda le letture preferite. «È solo che certe volte mi piace fare il figo per sorprenderli». Iniziò sotto la grande nevicata del 1985 e da allora è stato testimone di istantanee di vita di migliaia di bergamaschi, ai quali non ha mai dimenticato di dare il buongiorno.

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