I 10 alberi più belli di Bergamo

Nonostante il verde costituisca un elemento fondamentale per la sopravvivenza delle città, queste sono spesso progettate e costruite senza tenere in minimo conto le esigenze degli alberi, di qualsiasi specie si tratti. A ciò si aggiungono la povertà di sostanze organiche nei suoli urbani – causata dall’impermeabilizzazione delle pavimentazioni e dalla frequente esecuzione di lavori e di scavi lesivi per le radici – e fattori tristemente noti come l’inquinamento e le polveri. Inoltre, la selva di edifici nell’abitato, che si tratti di grattacieli o di edilizia condominiale e residenziale, disposta sempre più in cortine serrate, ostruisce la penetrazione della luce, già attenuata dallo smog o, al contrario, violentemente riflessa assieme al calore da strade e fabbricati attigui. Per non parlare poi dell’umidità, che risulta così essere molto bassa, e, al contempo, delle correnti d’aria, che soffiano in maniera particolarmente violenta.

Eppure gli alberi fanno molto per noi: oltre a rilasciare ossigeno e a purificare l’aria, contribuiscono alla conservazione dell’equilibrio idrogeologico, alla mitigazione delle violente escursioni termiche, al mantenimento del corretto tenore di umidità nell’aria e sono anche garanti dell’azione fono assorbente e di quella frangivento: tutto attraverso la traspirazione e l’ombreggiamento esercitati dalle chiome. Gli alberi, inoltre, forniscono rifugio a tutta una serie di organismi animali, consentendo il mantenimento di equilibri ecologici sempre più fragili e precari nella nostra nuova era. Da ultimo non vanno dimenticate le importanti funzioni estetiche, ricreative, culturali e psicologiche che il verde svolge, tanto congeniali al miglioramento della qualità della vita.

Ultimamente non passa settimana che non si legga di come la nostra città, così come le località della provincia, abbiano perso uno o più giganti verdi, spesso secolari, che ci avevano abituati alla loro silenziosa e pregevole presenza. Anni, decenni, secoli di crescita incontrastata di questi pachidermi naturali, abbattuti in un attimo da un fulmine, da una tromba d’aria o da un nubifragio della portata di un terremoto, che sradica, divelte e spianta fino a far riversare a terra inerti e con i rami protesi disperatamente al cielo questi esseri così maestosi e allo steso tempo tanto fragili. Vogliamo con questo articolo ricordare quali siano stati e ancora sono i dieci alberi notevoli della nostra città, disponendoli semplicemente in ordine alfabetico per tipologia di specie, prima che qualche altro evento atmosferico li atterri e ci lasci nel rimpianto di non averli neppure notati.

 

L’ippocastano del Monastero di Astino
Val d’Astino, Colli

convento astino fotografo devid rotasperti (2)

Le fonti narrano della sua presenza già dall’anno 1763, proprio sul terrapieno antistante l’ingresso al chiostro, dove ancora oggi ombreggia con le sue fronde e accoglie i visitatori diretti alle sale espositive o alle leccornie delle cantine del monastero. La sua piantumazione all’epoca rispose sicuramente ad intenti ornamentali, ma anche a regalare frescura al lavorio monacale prima e contadino poi. Nel 2003 un evento meteorologico ha “scosciato” una delle sue branchie principali, ma l’aspetto resta pur sempre imponente, anche perché la sua presenza è a tutt’oggi inscindibile dall’importanza del monumento monastico e dal contesto rurale in cui è inserito.

 

La Magnolia di Villa Finardi
Quartiere Finardi, Bergamo Bassa

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Un esemplare così grande e longevo per la sua specie è davvero insolito ai nostri tempi, soprattutto se si considerano l’articolazione delle radici, il moto del tronco e l’estensione delle chiome, che lo rende più simile a una scultura animata che ad una pianta fatta e finita. Forse, anzi quasi sicuramente, tale sviluppo e tale longevità sono dovuti ai grandi spazi che gli sono stati garantiti nei secoli dal parco della villa e che hanno assicurato una crescita in forma libera, priva di ostacoli.

 

L’Oleandro del Lavanderio
Val d’Astino, Colli

Lavenderio

In effetti è una specie tipicamente mediterranea, anomala per le nostre latitudini, ma da anni se ne vedono parecchi esemplari in molti giardini condominiali sparsi per tutto il nord d’Italia: fondamentale, infatti, è garantire a questo tipo di pianta una buona esposizione solare, proprio come avviene per il nostro virgulto in val d’Astino. Non per nulla siamo all’interno della Conca d’Oro e alle propaggini estreme della Pigrizia, dove il sole splende fino al meriggio avanzato. Un’ulteriore garanzia gliela offre la parete dell’edificio su cui mollemente si adagia, che lo protegge gratuitamente da nevicate e da gelate invernali altrimenti fatali.

 

I due pioppi del Parco di Sant’Agostino
Bergamo Alta

Sant'Agostino

Oltre ai pioppi neri dal tronco poderoso e dalla chioma ridimensionata presenti in prossimità della Fara e della porta di accesso carrale a Bergamo Alta, Porta Sant’Agostino, vi sono altri esemplari posti in prossimità del bordo dello spalto settentrionale del parco universitario. In particolare l’attenzione viene colta da due arbusti, per la precisione due pioppi – uno canescente e l’altro bianco – non particolarmente colossali d’impianto, ma ammirevoli per le forme e le proporzioni della loro struttura. In estate le loro chiome, giunte al massimo dell’estensione, si implementano l’una nell’altra, dando forma ad una architettura armonica e gradevole, quasi di matrice impressionista per la luce sinuosa che vi filtra.

 

Il Pioppio Canadese di via Rossini (ol Piantù)
Longuelo

Via Rossini

Rispetto alle sue caratteristiche genetiche presenta una chioma ridotta, sminuita dalle potature e dall’ambiente su cui si staglia, sempre meno verde e sempre più urbanizzato con edifici e strade trafficate: infatti, si ritiene che sia l’unico superstite del pioppeto che si estendeva tra le vie Rossini, Puccini e Mattioli, tutte interessate dagli anni Ottanta ad oggi da una forte espansione edilizia, che non ha lasciato scampo a nessun tipo di forma vegetale. Peccato comunque, se si considera che l‘area di Longuelo/Trucca era sicuramente ideale per tali piantumazioni, dato che sin dai secoli preistorici vi sono attestati numerosi ristagni d’acqua (ne sa qualcosa il nostro nuovo ospedale!).

 

La Sofora Pendula della Marianna
Colle Aperto, Bergamo Alta

Colle Aperto

Chi non l’ha mai notata in Colle Aperto, dalla terrazza panoramica o lambendo l’inizio del Viale delle Mura verso gli spalti? Chioma compatta, terminazioni rivolte a terra, colori caldi sia per le fronde che per la fioritura, che la fanno prediligere a chi ricerchi elementi ornamentali o architetture floreali da giardino per i propri spazi, ancor più se preposti all’accoglienza della clientela! L’esemplare in questione presenta dimensioni notevoli, sia sotto l’aspetto della forma che della fioritura, e le stime lo indicano sicuramente ultracentenario.

 

RIMPIANTI

Il Cedro del Libano di Palazzo Brembati
Viale delle Mura, Bergamo Alta

Brembati

Chi non lo ricorda sul curvone dello spalto di San Giacomo? Così grande e maestoso da catturare l’attenzione, non solo per la sua mole, ma anche per come s’inseriva naturalmente nell’architettura della dimora signorile. Posto lì nella seconda metà dell’Ottocento, già a fine Novecento presentava le chiome diradate e la riduzione della crescita in lunghezza delle foglie aghiformi: la diagnosi, che lo destinava ad una lunga agonia, ha portato alla triste decisione del suo abbattimento nel 2003. Al suo posto è stato piantato un altro cedro, la cui crescita denota caratteristiche differenti rispetto al precedente e la consapevolezza che il profilo di Bergamo Alta vedrà spuntare la nuova criniera non prima di 50 anni da allora.

 

Il Faggio di Parco Marenzi
Centro, Bergamo Bassa

Marenzi

Crollato rovinosamente poche settimane fa dal piccolo rilievo roccioso artificiale, su cui era adagiato da quasi due secoli: orfana resta la grotta artificiale in ceppo sottostante, che ha funto da poggiolo stabile e sotto cui abbiamo corso tutti noi almeno una volta nella vita: da bambini, con il nostro primo amore o accompagnando i nostri piccoli al parco in un gioco dal sapore fiabesco e misterioso allo stesso tempo. Le sue dimensioni erano notevoli e le residue ramificazioni a terra ne sono una testimonianza postuma: alto 35 metri, con una circonferenza del tronco di 6,64 mt. e una chioma che si dilatava fino a 18 metri.

 

Il Faggio Purpureo di Parco Suardi a Bergamo
Centro, Bergamo Bassa

Suardi

Quello che spiccava era la colorazione delle foglie, tutte colorate delle tonalità del rosso porpora e che davano alla chioma un aspetto filiforme e stemperante il cielo. Purtroppo anche questo esemplare è predestinato, perché ferito internamente da una grande cavità e contagiato da un malanno incurabile, che lo sta lentamente consumando .. piano piano sotto i nostri occhi.

Tratto da I grandi alberi: monumenti vegetali della terra bergamasca, a cura di Gabriele Rinaldi, Provincia di Bergamo, 2006.

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