Dieci frasi dei bergamaschi
che “distruggono” S. Valentino

Che non siamo campioni di romanticismo si sa. Forse è per questo che il profluvio di cuoricini, le frasi zuccherose e le proposte di regali legati alla ricorrenza di San Valentino ci lasciano piuttosto indifferenti. Anzi, il nostro carattere spigoloso riesce a manifestarsi anche in questa occasione, con una serie di commenti che mettono in dubbio l’esistenza stessa dell’evento. Poi in fondo siamo anche buoni, e alla nostra maniera lo festeggiamo lo stesso.

 

1. I ‘à ‘nventàt chi di fiùr

La nostra attitudine al risparmio ci induce al sospetto, ogni qual volta pensiamo che qualcuno approfitti della situazione per estorcerci denaro. Secondo le donne, è solo una scusa che nasconde la nostra leggendaria parsimonia. [Trad: L’hanno inventato i fioristi e floricoltori]

 

2. Töte sbambossade

Lapidaria affermazione che seppellisce al primo istante il timido tentativo di ricordare l’esistenza di una Festa degli Innamorati. Già questo termine per noi non esiste, sostituito dai ben più crudi termini àsen o bambo. [Trad: Tutte stupidaggini]

 

3. Mè öles bé töcc i dé

Saggia dichiarazione di chi ritiene che l’amore debba essere vissuto in silenzio, ogni giorno. Ovviamente senza manifestazioni che comportino l’esborso di denaro. [Trad: Bisogna volersi bene tutti i giorni]

 

4. Pöde mia èdel

Normalmente è una frase che esprime l’avversione verso la Festa di chi si ritrova senza partner, il cosiddetti pötaècc o pötaègie, chiamati oggi più nobilmente single. [Trad: Non lo posso vedere (San Valentino)]

 

5. Laùr de fómne

Tradizionalmente, tutto ciò che comporta anche solo un leggero abbandono alla passione è per il maschio orobico da ritenersi assolutamente sconveniente, e relegato nella sfera delle attività femminili. Le nuove generazioni, per fortuna, non la pensano così. [Trad: Cose di donne]

 

6. I me tirerà ciòch coi cör

 

L’avvento dei social ha provocato un problema inedito, l’indigestione da post leziosi corredati da un armamentario iconografico ad alto tasso zuccherino. Inutile dire come la pensiamo. [Trad: Mi ubriacheranno coi cuoricini]

 

7. Ghe pènse gnach a fa ‘l regàl

Orgogliosa affermazione del proprio essere controcorrente, dovrebbe essere bilanciata quanto meno da gesti d’affetto. Duole dire che nemmeno in questo siamo specialisti. [Trad: Non ci penso proprio a fare un regalo]

 

8. L’è ü dé cóme ön óter

Abituati allo scorrere naturale del tempo e alla routine quotidiana fatta essenzialmente di impegni, non concepiamo una deviazione dalla norma così inutile e frivola. Quindi continuiamo imperterriti le nostre frenetiche attività. [Trad: È un giorno come un altro]

 

9. A l’me piàs dóma chèl che l’cór

Ironica attestazione di fede motociclistica, toglie definitivamente al patrono degli innamorati qualsiasi possibilità di entrare a far parte del ristretto novero dei personaggi di culto, titolo oggi riservato a chi corre dietro a un pallone o, come in questo caso, inanella giri di pista. [Trad: A me di Valentino piace solo quello che corre in moto]

 

10. Quando sére zùen a l’gh’éra mia

Contro ogni evidenza storica, c’è chi nega l’esistenza di una ricorrenza come questa nella propria infanzia. Vista la nostra testardaggine, è inutile la risposta che colloca nella notte dei tempi l’inizio della tradizione. [Trad: Quand’ero giovane io questa festa non c’era]

 

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