10 frasi dei bergamaschi dal dottore

L’anticamera del medico è un altro dei luoghi dove basta un ascolto di qualche minuto per raccogliere un campionario di massime su vita, morte, salute e malattia. Dove s’impara che lamentarsi in continuazione allunga la vita, che mostrarsi in perfetta salute non è affatto un buon segno e infine che la diffidenza nella medicina e in chi la esercita ha radici lontane. Quando i porri e le verruche si curavano con il latte dei fichi, le distorsioni con il grasso di maiale e la bronchite con una polentina di lino. Per fortuna adesso c’è l’ASL.

 

1) Ma fà mal tőt

tot

Indolenzimento generale, denunciato subito dall’uomo con un paio di linee di febbre e, a volte, dalla donna dopo un parto plurigemellare con dieci ore di travaglio. [Trad. Mi fa male tutto]

 

 

2) A ‘m sè facc ső mal

mal

Riflessione filosofica che viene spontanea quando si apprende l’esistenza di organi sconosciuti, o di funzioni vitali misteriose. Ma per condividerla basta anche l’estrazione di un dente del giudizio. [Trad. Siamo fatti male]

 

 

3) Só őna carèta

careta

Ripetuta con frequenza quotidiana, sembra che questa affermazione abbia il potere di scongiurare il pericolo di gravi malattie, se si accetta però qualche acciacco minore. [Trad. Mi sento una carretta]

 

 

4) A ‘l la pasa la mutua?

mutua

Domanda cruciale perché, data per scontata l’efficacia o l’inefficacia del rimedio, quello che conta davvero è che sia gratis. In caso contrario, meglio evitare. [Trad. Lo passa la mutua?]

 

 

5) Ó perdìt gnà ü dé

de

Affermazione orgogliosa del tipico e operoso bergamasco, che si trascina al posto di lavoro anche in condizioni di salute precarie. Naturalmente non è un esempio da imitare. [Trad. Non ho perso neanche un giorno]

 

 

6) So ché a tègn ol pòst

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Spesso capita di vedere dal medico arzille e ciarliere vecchiette che godono di una salute invidiabile. La spiegazione della loro presenza è il loro ruolo, quasi professionale, di “codista”. [Trad. Sono qui a tenere il posto]

 

 

7) Tőe ző negót

negot

Dopo un ascolto paziente e attento dei sintomi, seguito da una visita lunga e accurata, il medico propone una cura. È lì che il sanissimo ottantenne rivela allegramente di non voler assumere alcuna medicina. [Trad. Non prendo niente]

 

 

8) Tègn ső i àrie

arie

Premurosa raccomandazione all’amico o al familiare malato, è un’acuta interpretazione bergamasca sull’importanza dell’aspetto psicologico nella cura. [Trad. Su con la vita]

 

 

9) Gh’ó ‘l raspì

raspì

Sintomo universale che può nascondere un ampio spettro di malattie, dalla laringite alla polmonite doppia. Più spesso è la scusa per due chiacchiere con il medico di fiducia. [Trad. Ho fastidio in gola]

 

 

10) Bie ‘l lacc có la grapa

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Risposta alla domanda «Ma lei si sta curando per questa tosse?». Superstite di un’epoca antica e magica, è un rimedio ancora usatissimo, con e senza latte. [Trad. Bevo il latte con la grappa]