10 frasi bergamasche a far la spesa

Da sempre siamo pionieri dell’alimentazione a km 0, anzi a metri 0, perché un paio di generazioni fa parecchi avevano galline e conigli, quasi tutti un orto, anche minuscolo e da balcone. La raccolta della cicoria era compito istituzionale dei nonni, e acquistare un uovo era semplicemente impensabile. Un retaggio che forse ci condiziona, quando restiamo allibiti davanti al prezzo da gioielleria di un frutto fuori stagione. E nei supermercati non va meglio, per altre ragioni. Vediamo perché.

 

1) Zó i mà de la frőta

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Simpatico rimbrotto tra esercente e cliente, è uscito dall’ambito ristretto dei negozi di frutta e verdura per assumere un significato più vasto, solitamente riferito ad altri tipi di palpeggiamento. [Trad: Non toccate la frutta]

 

2) Öle du michècc

PANE

Nel corso del tempo il pane si è evoluto, con forme che rasentano l’opera d’arte e nomi di raffinata creatività. Per noi, rimane quel che è sempre stato. Il cibo quotidiano. [Trad: Voglio (solo) due michette]

 

3) Dàmel sènsa gràss

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Per niente schizzinosi, ci allarmiamo quando sentiamo una frase del genere dal salumiere. Perché denota la presenza in casa di un malato grave. O di un bambino insopportabile. [Trad: Dammelo senza grasso]

 

4) Ta sé bù e bèl, ma ta sé car

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Esempio del rapporto idilliaco che da sempre intratteniamo con gli esercenti. L’interesse per il loro aspetto fisico e per la loro indole mitiga l’osservazione sulla loro esosità. [Trad: Sei buono e bello, ma sei caro]

 

5) Al sàbat gh’è de dientà màcc

L’impatto con i supermercati, già non favorevole, raggiunge il vertice nelle giornate di massima affluenza. In cui preferiamo dedicarci ad attività meno frastornanti. [Trad: Il sabato c’è da impazzire]

 

6) La erdüra la sènt de negót

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Lamento tipico di chi è abituato ad aspettarsi ben altri sapori. Quelli che ci ricordano l’infanzia, i nonni agricoltori, o più semplicemente l’amico con l’orto. [Trad: La verdura ha perso il sapore]

 

7) I póm brőcc i è i piő bù

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Detto di antica saggezza popolare, anticipa le recenti polemiche sui trattamenti chimici della frutta. E rivela un’atavica e inspiegabile diffidenza verso tutto ciò che è troppo bello. [Trad: Le mele brutte sono le più buone]

 

8) Gh’ét lé di ansarői?

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Domanda rivolta di norma all’amico macellaio, veniva solitamente formulata per soddisfare gli appetiti degli animali di casa. Perché ci hanno insegnato che non si butta via niente. [Trad: Le sono rimasti degli avanzi?]

 

9) Dò fète de crüd ma fine

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Il prosciutto crudo è ritenuto un affettato di lusso, di conseguenza se ne attenua l’impatto economico non solo con la quantità esigua, ma anche con lo spessore che rasenta la trasparenza. [Trad: Due fette di crudo, ma tagliate fini]

 

10) Lasse ső, sciura?

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Allegro commento del salumiere o del macellaio che sta lasciando qualche grammo, o decina di grammi, in più sulla bilancia. Contrariamente a quanto si possa pensare, non è un omaggio. [Trad: Lascio, signora?]