Dieci frasi dei bergamaschi
sui loro vicini di ombrellone

Anche se il nostro habitat naturale sono le vette dei monti, le valli e i boschi, nel periodo estivo molti di noi si sottopongono al rito della transumanza verso le spiagge delle nostre coste. Stranamente, privilegiamo per tradizione la riviera romagnola, notoriamente affollata. Sembra una contraddizione, visti il nostro riserbo e la scarsa attitudine alla socializzazione. Con tutta evidenza, ci sono motivi meno nobili per andarci. Per esempio, l’esercizio della critica.

 

1. I è metà de méla

Si sa che non amiamo l’affollamento. Specialmente se questo incide sulla nostra concezione di spazio vitale, che si avvicina molto all’idea di un deserto che ha solo noi come abitanti. [Trad: Sono la metà di mille]

 

2. Ol s-cèt a l’coperèss

I pargoli altrui hanno la deprecabile abitudine di praticare giochi inadatti alla civile convivenza sulla sabbia. Peccato che facciano esattamente quello che fanno i nostri. [Trad: Il bambino lo ammazzerei]

 

3. I maia sö pò a ‘l tàol

Frugali come siamo, guardiamo con occhio critico chi asporta dal buffet comune quantità industriali di cibo. Senza avere nemmeno la scusa, come una volta, di portare a casa gli avanzi, o meglio, i ansaröi. [Trad: Si mangerebbero anche il tavolo]

 

4. I è de Careàs

Non deve stupire se spesso i vicini di ombrellone abitano a pochi chilometri da casa nostra. La riviera adriatica, in estate, diventa una sorta di feudo bergamasco, alimentato dalla leggendaria Freccia Orobica. [Trad: Sono di Caravaggio]

 

5. I fà ü casòt che l’è assé a mès

È vero che non possiamo pretendere di trovare sui litorali il silenzio dei nostri boschi, ma c’è un limite anche al numero di decibel che siamo disposti a sopportare, soprattutto se non siamo noi a produrli. [Trad: Fanno un casino tale che ne basterebbe la metà]

 

6. Lé la crèd de èss öna miss

L’esercizio alla critica costruttiva non viene meno neanche nelle vacanze. Così, tornati a casa, potremo riprendere ad applicare il nostro giudizio severo ma giusto ai compaesani con immutato vigore, grazie all’allenamento estivo. [Trad: Lei crede di essere una miss]

 

7. I salüda gnach

Paradossalmente, c’indigniamo se i poco apprezzati vicini di ombrellone non ci rivolgono il saluto. Se però lo fanno, concludiamo che si tratta di persone appiccicose e interessate ai fatti altrui. [Trad: Non salutano neppure]

 

8. I té vià mèsa spiagia

Secondo la nostra modesta opinione, è deplorevole l’abitudine di segnare il territorio con chilometri quadri di asciugamani, sedie a sdraio, materassini con le dimensioni di un motoscafo e altri ammennicoli. E lo facciamo presente, con modi più o meno urbani. [Trad: Occupano mezza spiaggia]

 

9. I ghe dà a cicerà

 

Il cicaleccio degli altri ci infastidisce, e nostro malgrado siamo costretti a replicare con un flusso altrettanto abbondante di parole, che però sono apprezzabili perché pronunciate nella nostra lingua. [Trad: Continuano a blaterare]

 

10. Méno mal ch’i và vià

Espressione di sollievo che accoglie la partenza dei vicini. Poco lungimirante, l’osservazione non tiene conto del fatto che ne arriveranno altri, nella maggior parte dei casi ancora più fastidiosi. [Trad: Meno male che se ne vanno]

 

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