10 frasi bergamasche sulla scuola

Tra noi e la scuola, è inutile negarlo, non corrono buoni rapporti. Portati come siamo a privilegiare il lavoro manuale rispetto a quello intellettuale, crediamo nel valore della conoscenza ma solo se è confermata dall’esperienza. Ciò non toglie che siamo dotati di un acume che spesso ci ha aperto le strade del mondo. Ma quello fa semplicemente parte del nostro DNA, non abbiamo bisogno d’impararlo sui banchi.

 

1) Lèss tròp a l’fà mal al servèl

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Massima severa che i nostri vecchi pronunciavano scuotendo al testa quando, per motivi a loro incomprensibili, un giovane preferiva preferiva immergersi in un libro piuttosto che in un bosco da pulire o in un campo da arare. [Trad: leggere troppo fa male al cervello]

 

2) A l’val piö la pràtica che la gramàtica

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Ennesima conferma della nostra predisposizione alla concretezza. La rima sdrucciola apparenta due termini che per noi sono opposti, e non c’è alcun dubbio sulla nostra preferenza. [Trad: vale più la pratica che la grammatica]

 

3) Mèi ön àsen iv de ü dutùr mórt

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C’è una sottile ma pregnante ironia in questa comparazione, meno lapalissiana di quello che sembra. Il nobile e infaticabile animale qui rappresenta chi è più avvezzo ai fatti che alle parole. [Trad: meglio un asino vivo che un dottore morto]

 

4) Ol lìber fàl alméno passà

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Visto l’atteggiamento generale nei riguardi dello studio, non si ritiene opportuno un impegno “matto e disperatissimo”. Però una sfogliata ogni tanto non è considerata dannosa. [Trad: il libro almeno sfoglialo]

 

5) Ol tòch de carta a l’vocór piö a negót

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I nostri vecchi l’hanno sempre detto e, quando la sfortunata congiuntura economica ha confermato il loro pensiero, l’hanno considerato un semplice riconoscimento di un punto di vista superiore, il loro. [Trad: il pezzo di carta non serve più a niente]

 

6) I gh’avrèss de stödià de marengù

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Riflettendo davanti a un bicchiere di bianco al bar, o davanti a un cantiere nelle giornate di sole, i gagliardi anziani orobici suggeriscono un rimedio pratico all’annoso problema della disoccupazione giovanile. [Trad: dovrebbero studiare da falegnami]

 

7) Incö i stödia töcc e i laùra piö nissù

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Altra amara considerazione che non si sa se si riferisca all’effettiva volontà di non scegliere lavori manuali o all’impossibilità di trovarli. Nel dubbio, si critica. [Trad: oggi studiano tutti e non lavora più nessuno]

 

8) L’è ‘n segónda elementàr e ghe rìe mia a staga dré

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I poveri nonni rimangono spesso travolti dalla rapida evoluzione della didattica, e ai giardinetti si confidano le reciproche pene, quando si tratta di aiutare i nipotini in compiti molto al di sopra delle proprie capacità. [Trad: è in seconda elementare e non riesco a stargli dietro]

 

9) I maèstri i stà a cà tri mis

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Trionfo del pressapochismo qualunquistico, la frase non tiene ovviamente conto dei corsi di formazione e specializzazione, della preparazione dei programmi, e chi più ne ha più ne metta. Ma tre mesi a casa, per il nostro DNA contadino, sono fuori da qualsiasi comprensione. [Trad: i maestri stanno a casa tre mesi]

 

10) Te fàcc dóma la metà del tò doér

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I convenevoli non ci appartengono, così come le eccessive gratificazioni. Semmai eccediamo nel senso opposto, rispondendo con striminzito entusiasmo alle più brillanti prestazioni scolastiche. [Trad: hai fatto solo la metà del tuo dovere]

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