10 sani insegnamenti bergamaschi

Se siamo diventati quello che siamo il merito, o la colpa, è della nostra educazione. Della madre che ci metteva in guardia contro le insidie della vita, del padre che ci esortava ad affrontarle col piglio giusto. Ispirandosi a pochi ma essenziali precetti, che qui cerchiamo di riportare. Non  sarà un elenco completo, ma crediamo che ognuno, almeno in parte, vi si riconosca.

 

1) Córega mia drė col nas in del cűl

Ecco l’intervento paterno che, sin dall’infanzia, mitigava la cura, a dire la verità mai eccessiva, dedicataci dalla madre. Nelle sue intenzioni, era il viatico per un precoce ingresso nell’età delle responsabilità. E funzionava anche. [Trad: non prendertene cura col naso nel sedere]

 

2) Mètega ‘mpó de chèl che ghe öl

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Questo invece è l’ingrediente principale di ogni attività. Misterioso nella sua definizione, in realtà rappresenta esattamente il quid che è necessario per riuscire nelle nostre imprese quotidiane. [Trad: Mettici un po’ di quello che ci vuole]

 

3) Al möradùr a  l’gh’à de piasiga la cassöla

Un detto, inevitabilmente ambientato nel mondo dell’edilizia, che illustra sinteticamente la necessità di nutrire passione per quello che si fa. Senza la quale non si possono nemmeno mettere mattoni uno sopra l’altro. [Trad: al muratore deve piacere la cazzuola]

 

4) Bat la sèla per fàga capì a l’àsen

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Uscita direttamente dal nostro passato contadino, in cui l’animale in questione era un mezzo di locomozione privilegiato, rivela che non siamo estranei al modo di procedere obliquo che “parla a nuora perché suocera intenda”. [Trad: battere la sella per far capire all’asino]

 

5) Chèl che böta böta

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Un altro esempio del nostro atavico fatalismo. Abituati alla lotta impari contro la natura, abbiamo la saggezza di capire che non tutto dipende dalle nostre azioni, e che è meglio attenersi alla logica illogica dell’esistenza. [Trad: quel che butta, butta]

 

6) Gh’è chèl che l’passa ‘l convènt

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Tutto è relativo, Ma per i nostri vecchi questi sono sicuramente tempi d’abbondanza. Eppure, per loro anche adesso è opportuno educare sin da piccoli ad adeguare le esigenze alle disponibilità. Senza riprovevoli capricci. [Trad: c’è quello che passa il convento]

 

7) Daga mia del té al laurà

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Proviamo da sempre un profondo rispetto per il sudore della fronte e per quello che ne deriva, il sostentamento quotidiano. Per questo non si deve affrontare sottogamba ogni lavoro. [Trad: non dare del tu al lavoro]

 

8) Mèi fömà i bóghe

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Per dissuadere il precoce fumatore si ricorreva un tempo a questo paragone, in cui venivano chiamate in causa le mitologiche e pestilenziali sigarette naturali, le “canne”, sì, ma del fiume. [Trad: meglio fumare le canne del fiume]

 

9) T’é fàcc dóma la metà del tò doér

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Non siamo mai all’altezza delle aspettative. Questo gigantesco superio ci viene infuso fin dalla più tenera età da frasi come questa, che smonterebbero anche il bambino più entusiasta. Per reazione, ci impegniamo ancora di più. [Trad: hai fatto solo la metà del tuo dovere]

 


10) L’è mia la strada de l’órt

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In conclusione questa espressione, che non solo denota una strada lunga e tortuosa, ma è anche una metafora dell’avventura esistenziale. Che non è certo uguale al comodo viottolo, facile via d’accesso alle amate verdure. [Trad: non è la strada dell’orto]

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