10 scioglilingua bergamaschi
(con tanto di guida all’ascolto)

Per qualcuno l’espressione “poesia bergamasca” è un ossimoro. Eppure nella nostra lingua c’è un ricco repertorio di ritmici scioglilingua che appartengono alla memoria collettiva. Li riproponiamo “Per ogni classe di persone e specialmente per la gioventù”, come scrive il ragionier Stefano Zappettini sul frontespizio del suo vocabolario Bergamasco-Italiano. Sarà divertente misurarsi con sventagliate di monosillabi, raffiche di frasi quasi monovocaliche, sincopate alternanze di parole diversamente accentate. Se il tentativo di leggerle dovesse risultare frustrante, c’è sempre l’audio da ascoltare.

 

1) “Ù, u if?” “A ó a öa. E ù?” “A ó a ì”

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Sembra una successione di vocali senza senso, ma è il sintetico dialogo tra chi si reca nei campi per lavoro e chi invece all’osteria per diletto. Da notare l’antico “ù” per “voi”. [Trad: Voi, dove andate? Io vado all’uva (alla vite). E voi? Io vado a vino]

 

2) A’ chèla aca là, in chèla cà là

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Celeberrimo scioglilingua che gioca su una semplice caduta della vocale iniziale, per cui una mucca diventa una casa. Un esempio dell’estrema praticità e sobrietà di suoni del bergamasco. [Trad: Guarda quella mucca là, in quella casa là]

 

3) L’öle l’è lé, l’ula l’è là. Ol löm gh’l’al lé lü?

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Incomprensibile se non conosce il desueto “ula” per ampolla, o contenitore per l’olio. Il protagonista sta verificando con il compagno di avventure l’equipaggiamento per un’escursione notturna d’altri tempi. [Trad: L’olio è lì, l’ampolla è là. Il lume ce l’ha lei?]

 

4) “N’if gna’ ü gna ù?” “A gh’n’o gna ü gna’ a ‘ mé”

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Dialogo che mantiene la sua efficacia attraverso le generazioni. Evidentemente i cambiamenti non sono così epocali, oppure la nostra indole è portata alla lamentazione. [Trad: Non avete un soldo neanche voi? Non ho un soldo neanch’io]

 

5) Sich sach de sòch sèch, i è car ac a cà

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Partenza quasi sussurrante e finale scoppiettante per una constatazione di stagione. Oltre ad essere ben accetti, i ceppi in questioni oggi hanno anche un notevole valore economico. [Trad: Cinque sacchi di ceppi secchi sono utili anche in casa]

 

6) Egnì  a’ ù a èt i ae ie?

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Con ogni evidenza la vita nei campi un tempo non offriva molte distrazioni. Allora anche una breve passeggiata nei dintorni delle arnie poteva costituire un piacevole svago, e spunto per questo notissimo divertissement. [Trad: Venite anche voi a vedere le api vive?]

 

7) “Ì a èt i àe?” “I è ìe i àe?”

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Variazione sul tema delle api che conferma la monotonia della vita agreste e un interesse quasi morboso verso lo stato  di salute dei laboriosi insetti. [Trad: Andate a vedere le api? Sono vive le api?]

 

8) “Té che te tàchet i tàch, tàchem i tàch a mé”.
“Mé tàcat i tàch a té? Tàchetei té i to tàch, té che te tàchet i tàch”

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Clamorosa diatriba tra calzolai. Per motivi a noi sconosciuti, uno dei due rifiuta all’altro un’operazione di routine. Si aprono interessanti scenari di liti paesane, che ancora una volta sfociano in anonimi versi destinati all’immortalità. [Tu che attacchi i tacchi, attacca i tacchi a me. Io attaccare i tacchi a te? Attaccateli tu i tuoi tacchi, tu che attacchi i tacchi]

 

9) Se l’sie che egnie gnèch egnie gnàch

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Frase tipica da marito, che dopo lunghe insistenze cede alle richieste della moglie e l’accompagna. Per poi rinfacciarglielo immediatamente. Bello il gioco tra gnéch e gnàch. [Trad: Se avessi saputo che mi sarei arrabbiato, non sarei neanche venuto]

 

10) Sé l’sére Sere che te séret söl Sère seràe e sére lè

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Commerciante della Valseriana che rimprovera la moglie per non averlo informato della sua presenza in riva al fiume, che lo avrebbe indotto a chiudere il negozio per raggiungerla. Astenersi dalla lettura se si ha la “s” sibilante. [Trad: Se lo sapevo, Serena, che eri sul Serio avrei chiuso e ti avrei raggiunto]

 

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