10 ottime scuse bergamasche
per scappare dagli scocciatori

Burberi ma disponibili, parsimoniosi ma generosi, fatichiamo a sopportare soltanto una cosa: le persone che, quando attaccano bottone, non la smettono più. Contro questi verbigeratori inarrestabili abbiamo elaborato alcune tattiche che appartengono di diritto alla sfera della legittima difesa. Alcune si applicano sulla strada, nell’incontro diretto, altre, più moderne, valgono per gli attuali mezzi di comunicazione. Eccone alcune. Fatene buon uso.

 

1) Te scolterèss vontéra, ma…

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Ecco l’indispensabile premessa per predisporre favorevolmente l’interlocutore all’abbandono della conversazione. La nostra volontà di ascoltarlo a lungo è destinata a scontrarsi, purtroppo, con uno dei molteplici imprevisti della vita. [Trad. Ti ascolterei volentieri ma]

 

2) Gh’ó de fà

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La scusa per eccellenza, che nessun bergamasco si sognerebbe mai di contestare. Di fronte all’etica del lavoro, non resta che chinare il capo. E chiudere la bocca. [Trad. Ho da fare]

 

3) I ciama de l’ótra banda

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Uno dei vantaggi della telefonia mobile è che, appunto, è mobile. Questo ci permette di trovarci virtualmente in luoghi dove esiste un altro apparecchio telefonico. Che squilla sempre al momento giusto. [Trad. Chiamano dall’altra parte]

 

4) Gh’ó ‘l telèfono a tèra

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La batteria degli smartphone a volte è una maledizione, perché la sua carica non arriva a sera. Ma quando si tratta di mollare un interlocutore indesiderato si rivela una preziosa risorsa. [Trad. Ho il telefono scarico (lett. a terra)]

 

5) Sére dré a fà ‘l sunghì

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Altro rito irrinunciabile dei giorni di riposo, il sonnellino non può essere interrotto per alcun motivo. Questa scusa ha anche il vantaggio di fare sentire in colpa l’incauto chiamante. [Trad. Stavo facendo il riposino]

 

6) La moér la me spèta

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Se la moglie venisse a sapere di questa giustificazione, probabilmente darebbe il via a una filippica vigorosa sugli uomini che si fanno aspettare ma non sanno fare altrettanto. Per fortuna, di solito ne rimane all’oscuro. [Trad. La moglie mi aspetta]

 

7) Gh’ó de ‘ndà a tö ol s-cèt

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In tempi in cui le coppie separate rappresentano una realtà diffusa, è tutt’altro che rara l’incombenza di ritirare un figlio dall’asilo, dalla scuola, dalla palestra. La frequenza della scusa la rende comunque statisticamente sospetta. [Trad. Devo andare a prendere il bambino]

 

8) Gh’ó de cór in banca

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Qui si fa leva sulla solidarietà tra vessati. In banca non si va mai con tranquillità, camminando serenamente senza fretta. Si corre, per rimediare a qualche oscura sciagura finanziaria che stimola la comprensione di chi ci vede scappare via. [Trad. Devo correre in banca]

 

9) Só restàt ‘ndré col laurà

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Più specifica della generica “gh’ó de fà” evoca fantasmi di sonno perduto, scadenze da rispettare, addirittura penali da pagare. Nessuno può avere il coraggio di sottrarvi altro tempo. [Trad. Sono rimasto indietro col lavoro]

 

10) M’è sciopàt fò ol mal de có

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Tra le scuse più vecchie del mondo, è uscita dall’ambito esclusivamente femminile per estendersi anche all’altra metà del cielo. Un effetto collaterale della parità tra i sessi. [Trad. M’è scoppiato il mal di testa]

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