2017, l’annata del vino buono
In alto i calici per Bergamo

Le brinate di aprile, il caldo torrido in giugno e la prolungata aridità a luglio sono gli ingredienti di un’annata 2017 particolarmente difficile per la produzione vitivinicola. Anche per queste condizioni la vendemmia, già avviata in diversi distretti, si classifica come la più precoce dell’ultimo decennio, con un anticipo di circa dieci giorni rispetto al 2016.

Il calo a livello italiano. Il centro studi di Confagricoltura stima che a livello italiano ci potrebbe essere un calo medio che oscilla tra il 15 e il 20 per cento della produzione, dovuto principalmente alle forti escursioni termiche, con temperature scese sottozero proprio durante le fasi di germogliamento, e alla lunga siccità, risultato di un terzo in meno delle precipitazioni medie del periodo, che ha creato problemi di stress idrico ai filari. Sei Regioni, infatti, hanno chiesto lo stato di calamità naturale per questa stagione eccezionalmente secca, tra le quali le vicine Emilia Romagna e Veneto. Si tratta di una condizione che in alcune aree potrebbe portare a una diminuzione dei volumi sensibile, come nell’Oltrepò Pavese, dove, rispetto ai 930mila quintali raccolti nel 2016, si potrebbe registrare una flessione anche del 40 per cento.

 

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Bene, però, le esportazioni. Una situazione che ha inciso più profondamente, però, Oltralpe. Le prime stime danno la produzione media francese in calo del 20 per cento sull’anno precedente, per un totale attualmente tra i 36-37 milioni di ettolitri a causa delle gelate tardive. L’Italia, dunque, potrebbe riconfermarsi il primo produttore mondiale, nell’anno in cui il made in Italy festeggia il record storico delle esportazioni di vino, che hanno fatto registrare un aumento del 4,7 per cento, secondo l’analisi Coldiretti sui dati Istat relativi al primo quadrimestre 2017.

A Bergamo un’ottima annata. In questo quadro in chiaroscuro, Bergamo si attesta come la «voce fuori dal coro», a detta di Enrico Rota, consigliere del Consorzio di Tutela Valcalepio, perché il distacco del primo grappolo per le basi dello spumante metodo classico sia avvenuto non prima del 20 agosto. A ruota, poi, sarà la volta dei bianchi tradizionali delle nostre terre, Pinot e Chardonnay, mentre per i rossi bisognerà attendere metà settembre e la consueta chiusura della vendemmia sarà infine siglata dal Moscato, verso ottobre, uvaggio che richiede una lunga maturazione. Se le tempistiche sono in linea con l’andamento degli anni passati, con solo qualche giorno di anticipo sul 2016, è la quantità della produzione a fare della provincia orobica la mosca bianca della regione, perché è previsto un aumento del raccolto.

 

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«Il territorio bergamasco vanta una posizione decisamente di favore – spiega Rota – grazie ai vigneti posizionati in fascia collinare, a differenza per esempio dell’Oltrepò pavese e della Franciacorta, ha risentito meno delle gelate prima e delle bombe acqua degli ultimi giorni e il terreno è in grado di trattenere meglio l’acqua in momenti di penuria di precipitazioni. Ci aspettiamo una lieve crescita, in controtendenza con la media lombarda». Nelle terre bergamasche, dunque, si stima di riuscire a ricavare tra i 60 e i 70 mila quintali di uva, che daranno vita a circa 55 mila ettolitri di vino, destinati per un 30 per cento alla Denominazione di Origine Controllata Valcalepio, un 55 per cento all’etichetta Igt – Indicazione geografica tipica “Bergamas ca” e i restanti classificati come vino da tavola. «Attraverso le terre del Colleoni, da Pontida a Sarnico, tutti i vigneti che sto visitando sono in ottima salute – racconta Rota – Ci sono tutti i presupposti per un’annata da iscrivere negli annali, tra le migliori degli ultimi 30 anni».

Vite in salute, vino buono. È stata una stagione tranquilla anche sul piano fitosanitario, per l’assenza di attacchi di peronospora e oidio, i nemici numero uno della salute della vite. Nelle vigne quest’anno pendono grappoli dagli acini esemplari, in attesa di essere raccolti. Grazie a un grado di maturazione eccellente, fanno inoltre sapere gli esperti enologi, si avranno uve più concentrate, che daranno vini più strutturati e a giovarne saranno soprattutto i rossi. Per il risultato definitivo di questa vendemmia saranno essenziali le condizioni climatiche delle prossime settimane, che potrebbero incidere anche significativamente sulle performance produttive. Ora la speranza, per confermare le previsioni, è che sulla provincia non si abbatta il forte maltempo, che potrebbe mettere seriamente in pericolo il raccolto e il lavoro degli ultimi mesi.

 

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Il bio fatica a decollare. Il dato che emerge dalla panoramica stilata da Coldiretti Lombardia in occasione dell’avvio della vendemmia riguarda pure la conversione al bio, che in bergamasca procede a rilento. La maggioranza dei vigneti biologici si concentra in provincia di Brescia con 1.581 ettari (il 61 per cento del totale regionale), seguita da quella di Pavia con 829 ettari, pari al 32 per cento. Bergamo è al terzo posto della classifica con 71 ettari, vale a dire lo 0,02 per cento del totale della superficie vitata della provincia, che si aggira sui 320 mila ettari. Secondo i dati diffusi da Coldiretti, la Lombardia produce 183 milioni di bottiglie l’anno, con un incremento del 12 per cento in cinque anni ed è in particolare la produzione di qualità ad essere il fiore all’occhiello del settore. A livello regionale il totale dei vini Docg ha sfiorato i 170 mila ettolitri, con un progresso di quasi il 27 per cento dal 2012 e in bergamasca sono presenti quattro tipologie della Doc Valcalepio, 14 della Doc Colleoni e numerose variazioni sotto l’Igt Bergamasca. «Il futuro del Made in Italy dipende dalla capacità di promuovere e tutelare le specificità territoriali che rappresentano la vera ricchezza del Paese – ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo –. Il vino italiano è cresciuto scommettendo sulla sua identità con una decisa svolta verso la qualità, aspetto che ha permesso di conquistare primati a livello mondiale».

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