I cari estinti (dinosauri) rivivono
per i cento anni del museo Caffi

La sua esistenza è durata quanto un soffio, pochi giorni, all’incirca 110 milioni di anni fa in Campania. Era un cucciolo lungo 50 centimetri ed è il baby dinosauro meglio conservato al mondo. Gli archeologi che lo hanno ritrovato negli Anni Ottanta a Petraroia, in provincia di Benevento, lo hanno chiamato Ciro. Era un cucciolo di Scipionyx samniticus: i paleontologi hanno anche ricostruito le sue ultime ore di vita, incluso il menù della sua ultima cena: una sardina, un pesce, una zampa di lucertola, procurati verosimilmente dai suoi genitori.

 

 

Una mostra unica. C’è anche lui, anzi una sua ricostruzione su basi scientifiche ricavate dal fossile originario, tra i 52 modelli iperrealistici che fino al 30 settembre vanno a popolare il Museo di Scienze Naturali Enrico Caffi. Una mostra unica, Noi abbiamo 100 anni loro molti di più, nata dalla collaborazione tra il Comune di Bergamo e l’azienda veneziana Geomodel, che li ha realizzati per altre esposizioni e per trasmissioni come Quark e Geo&Geo e che, dopo la chiusura, se li riprenderà. Quasi tutti: per i cinque realizzati ad hoc sulla base dei fossili in mostra al Caffi, il museo lancerà un crowdfunding per l’acquisto. Un grande evento per festeggiare i cento anni di storia di un’istituzione viva, presente e in ottima salute – è il museo più visitato di Bergamo, con 70mila ingressi nel 2017 – e, contemporaneamente, ripercorrere i milioni di anni di storia di vita che custodisce. Si snoda lungo tutte le sale espositive, il percorso della mostra, e si integra pienamente con quello del museo, con approfondimenti e aggiornamenti alla ricerca scientifica più recente.

I dinosauri esposti. Le riproduzioni di animali estinti dialogano con fossili e calchi, con ricostruzioni e animali tassidermizzati (la tassidermia è l’arte di preparare a scopo scientifico le pelli degli animali in modo da renderne possibile la conservazione, e di imbottirle dando loro l’aspetto e l’atteggiamento degli animali vivi), per costituire un grande affresco della storia della vita. Il grande scheletro di Allosaurus fragilis è affiancato al suo alter ego in riproduzione iperrealistica a scala 1:1, a ricordarci la ragione della sua antica nomea di «Leone del Giurassico», e il Cervo di Sovere di 700mila anni si confronta con il più recente Megalo cerosgiganteus, il più grande cervide mai esistito. Con il grande scheletro del capodoglio di oggi nuota il Liopleuro don, grande rettile marino degli oceani Giurassici, e Latimeria, unico celacanto vivente conosciuto, dialoga con Mawsonia, rappresentante estinto dello stesso gruppo di pesci.

Sono esposte per la prima volta, dopo un accurato restauro, le zanne complete di un mammut scoperto a Petosino nel 1905. Presenti anche le moderne tecnologie come la realtà virtuale, le postazioni multimediali e numerosi filmati ad aggiungere un plusvalore. Invertebrati da scoprire. Una sezione molto insolita ma tutta da scoprire è quella dedicata agli invertebrati, normalmente e ingiustamente poco valorizzati. Nella mostra emerge che anche questi animali hanno un aspetto spettacolare in grado di colpire l’immaginazione del pubblico; a volte per le loro proporzioni gigantesche – come nel caso della libellula paleozoica Meganeura, sapientemente ricostruita, o dell’attuale Tridacna, un mollusco marino con valve enormi -, a volte semplicemente per la complessità della…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 15 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 15 marzo. In versione digitale, qui.

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