Cinque cime orobiche da scalare
ora che vestono l’abito bianco

La montagna ha il suo fascino anche d’inverno. Montagne facili, spesso esplorate con tutta la famiglia durante la stagione estiva, possono diventare vere e proprie avventure se affrontate durante la stagione invernale! Vi proponiamo cinque escursioni ad altrettante cime, che, se effettuate con la giusta preparazione, vi porteranno a conquistare con soddisfazione la vetta. Naturalmente queste ascese vanno affrontate con i giusti materiali, ovvero quelli adeguati alla stagione invernale, quali piccozza, ramponi e materiale di sicurezza. È d’obbligo, prima di intraprendere un’escursione, informarsi su condizioni meteo, rischio valanghe e possibili aperture dei rifugi e degli eventuali punti d’appoggio. La sicurezza in montagna è imprescindibile.

 

Il Pizzo Formico

Il Pizzo Formico è una classica e facile vetta che nella stagione invernale regala bellissime soddisfazioni con ridotti sacrifici. Si parte dai parcheggi del Monte Farno, posti sopra Gandino, in Val Seriana. Per il parcheggio è necessario l’acquisto del “gratta e sosta”, reperibile nelle tabaccherie del paese. In circa un’ora, seguendo il segnavia CAI 542, guadagniamo questa facile e panoramica cima, posta a metri 1650. Nonostante la modesta altitudine il panorama è bellissimo su tutta la sottostante Val Seriana. Il ritorno può essere effettuato sul percorso comune all’andata o, per chi vuole concludere il giro compiendo un percorso ad anello, è possibile proseguire lungo il sentiero fino alla “forcella larga” (m. 1470). Seguendo ora il segnavia CAI 545 raggiungiamo dapprima la Montagnina, poi il Rifugio Parafulmine (m.1550). La discesa avviene sulla strada innevata, sempre battuta dal gatto delle nevi.

 

Il Monte Sodadura

La partenza avviene da Pizzino, in Val Taleggio. Seguiamo il sentiero CAI 150, che ci porta su comoda strada carrozzabile prima ai Piani di Artavaggio, poi al Rifugio Aurora ed infine al Rifugio Nicola (m 1880), tappa obbligata per tè caldo e fetta di torta. Il monte Sodadura spicca davanti a noi, non ci resta che seguire le tracce che ci porteranno in pochi minuti alla sua base. Seguendo la cresta procediamo con molta cautela fino all’arrivo in vetta, a metri 2050, dove troviamo una piccola croce ed una madonnina. La discesa avviene sul percorso comune all’andata. I tempi di percorrenza (andata e ritorno) sono di circa cinque ore, superano i 20 chilometri e toccano i 1000 metri di dislivello.

 

Il Monte Venturosa

I monti Venturosa e Cancervo si ergono imponenti sopra gli abitati di Pianca e Cespedosio, frazioni di San Giovanni Bianco. Questa escursione vede il suo via dalla località Foppette, in prossimità del segnavia CAI 136, con chiare indicazioni per il Passo del Grialeggio. Si sale con pendenza costante nel bosco e dopo circa un’ora si guadagna il Passo (m. 1707), posto a spartiacque tra i monti Cancervo e Venturosa. Il panorama spazia sui Piani di Artavagggio, dove spiccano Resegone e Grigne, e su tutta la Val Brembana. Ora non ci resta che seguire la traccia alla nostra destra, risalendo un primo ripido pendio che con alcuni tornanti e un traversino ci porterà alla Baita del Giacom (m.1834). Non allarmatevi se non vedete la baita: con tutta probabilità ci siete proprio sopra! Molto spesso durante l’inverno è completamente coperta dalla neve. Dalla Baita del Giacom, con un ultimo sforzo, si risale il ripido costone che porta alla cresta finale e alla croce di vetta, posta a m.1999 (più la neve presente). Il monte Venturosa si presta a una bellissima escursione in un ambiente ancora immacolato, dove molto spesso capita di incrociare uno stambecco o vedere volteggiare alta nel cielo la coppia di aquile che ha scelto questa montagna come casa. Per arrivare in cima servono poco più di due ore (sola andata) ed il dislivello è circa 1000 metri. Discesa sul percorso comune all’andata.

 

Il Monte Grem

Il monte Grem è un panettone erboso posto in Val Serina, a dirimpetto del più famoso Pizzo Arera. La partenza avviene da Zambla Alta, dove seguiamo il segnavia CAI 223 con chiara indicazione per la Cima di Grem. Il primo tratto di sentiero, in facile salita, si snoda in una piccola valle, tra boschi di latifoglie con alti faggi secolari. Il panorama spazia invece sul versante nord dell’Alben e sulla sottostante Val del Riso, con Oneta in primo piano. Dopo un’ora circa di cammino, il bosco si dirada per lasciare man mano spazio agli estesi pascoli innevati della Baita di Mezzo (1447 m), dove sono ancora visibili i resti delle antiche miniere di calamina. In costante salita raggiungiamo la Baita Alta (1631 m), dove possiamo scegliere la via più facile e proseguire per il vicino Bivacco Mistri, oppure scegliere di deviare sulla variante di sinistra e raggiungere la vetta percorrendo il ripido sentiero in cresta. Qualunque sia la nostra scelta (da valutare anche in base alle neve) raggiungeremo la cima del Monte Grem dopo quasi tre ore di cammino e 1000 metri di dislivello! Ad attenderci in vetta, a metri 2001, troviamo una solida croce in ferro, posta nell’agosto 1952 in memoria di Don Severino Tiraboschi di Gorno. Il panorama a 360 gradi spazia sulle Alpi Orobie a nord, con in fronte il massiccio roccioso del Pizzo Arera, sulla conca di Oltre il Colle e sulle Prealpi Orobie a sud fin verso il Resegone e la Pianura Padana.

 

Il Monte Madonnino

Lasciamo per ultimo il Monte Madonnino, che tra le cinque montagne elencate è sicuramente quella più gratificante, ma anche quella più difficile, sia per tempi che per dislivelli. Il percorso trova il suo via alla frazione Bortolotti, nel comune di Valgoglio, in Val Seriana. Per salire al monte Madonnino parcheggiamo in prossimità del Rifugio 5 Laghi (dopo l’acquisto del gratta e sosta) e imbocchiamo il segnavia CAI 228 che sale all’inizio su strada asfaltata e diventa sentiero dopo qualche centinaio di metri. Dopo circa mezzora di cammino nel bosco raggiungiamo la mulattiera che sale da Valgoglio e un segnavia con le indicazioni per Baita Cernello. Abbandonata la mulattiera riprendiamo a salire su ripido sentiero che ci conduce al pianoro, dove sono presenti diversi edifici di proprietà dell’Enel. Proseguiamo lungo il segnavia e in breve raggiungiamo la diga del lago Succotto (m.1854) che troveremo sicuramente ghiacciato! Costeggiamo il lago e salendo leggermente di quota raggiungiamo il Rifugio Baita Cernello e l’omonimo lago (m.1958). Qui incrociamo anche il segnavia CAI 229 che prosegue fino al Passo d’Aviasco e permette di compiere il Giro dei Laghi. Seguendo invece la traccia sulla neve ed i bolli bianco rossi del sentiero CAI 230 saliamo in direzione del Passo Portula e dopo una breve cresta troviamo sopra una roccia l’indicazione per il Monte Madonnino. Con un ultimo sforzo risaliamo la spalla della montagna fino alla bella cresta con le sue affilate cornici di neve e raggiungiamo la Madonnina posta sulla cima a quota 2506 metri. Se abbiamo avuto la fortuna di trovare la giornata perfetta, possiamo godere di un panorama che spazia a 360 gradi su tutte le Orobie, fino alle cime dell’Ortles/Cevedale, in Valtellina. Probabilmente, dopo quasi quattro ore di cammino e 1500 metri di dislivello, la stanchezza lascerà il posto all’emozione. E invece ci attende ancora un lungo rientro sullo stesso percorso.

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