Sulle orme del Tiepolo a Bergamo

Caccia al Tiepolo: la grande mostra annunciata dalla Fondazione del Credito Bergamasco, con i quadri del grande genio del Settecento veneziano in arrivo da Vicenza, è l’occasione per andare a riscoprire gli inattesi tesori che lo stesso Tiepolo ha lasciato nella nostra città. Inattesi perché probabilmente in pochi sanno davvero quanti ce ne sono. E invece, Tiepolo venne a lavorare a Bergamo o mandò opere in particolare durante gli anni Trenta del XVIII secolo, quando era stato chiamato a lavorare a Milano.

 

La Cappella Colleoni

È qui che Tiepolo realizzò i suoi primi gioielli bergamaschi. Venne evidentemente di persona perché si tratta di grandi affreschi nelle lunette alte del coro. Raffigurano la Decollazione di San Marco Evangelista e il Martirio di San Bartolomeo, furono dipinte nel 1732, mentre l’anno successivo fu la volta delle “storie” del Battista, la Predica alle turbe, il Battesimo di Cristo e la Decollazione (quest’ultima un vero capolavoro), che portano la data e la firma apposta negli stucchi in corrispondenza di una delle lunette. Tiepolo eseguì i dipinti ad affresco, com’è chiaramente indicato dalla presenza di incisioni e delle giornate di lavoro, visibili a luce radente. I colori sono stati stesi su un intonaco ruvido, caratteristico del gusto settecentesco.

 

Il Duomo

Facciamo un salto cronologico, perché siamo nel 1745. Tiepolo dipinse questa grande opera a Venezia e la inviò a Bergamo. Il soggetto è bergamasco che più di così non si può, perché rappresenta il martirio di San Giovanni Vescovo che tenne la nostra diocesi tra il 670 e il 680. Venne ucciso, secondo la tradizione, nella cattedrale che era intitolata a Sant’Alessandro. Spicca in prima fila, su un retroscena di costruzioni scenografiche e prospettiche, la figura del santo, che enfatizza con il gesto estremo delle braccia tese l’attimo solenne del sacrificio. In secondo piano, altri personaggi contribuiscono a rendere il momento particolarmente enfatico, quasi barocco.

 

Accademia Carrara

È qui che si può vedere tra le alte opere di Tiepolo custodite proprio il bellissimo bozzetto del grande quadro per il Duomo. Tiepolo lo aveva inviato ai suoi committenti come sempre faceva, per farselo approvare e poi passare alla realizzazione su grande scala. La Carrara custodisce altri due bozzetti di Tiepolo per opere realizzate altrove. E sopratutto custodisce uno stupendo ritratto con tanto di pennelli in mano ad opera di un grande del 700 bergamasco, Fra Galgario. Un omaggio quasi, da collega a collega, realizzato dal vivo nel 1733.

 

Chiesa di San Salvatore

È la vera sorpresa di questa caccia al Tiepolo. Si tratta di un gioiello custodito in questa chiesa poco nota di Città Alta. Un meraviglioso San Giuseppe che tiene tra le braccia Gesù Bambino. Quadro di grande sapienza e anche tenerezza. In un tipico contesto tiepolesco, tra rovine, affiorano gli arnesi del mestiere di Giuseppe, mentre sui gradini, con uno scorcio spericolato, Tiepolo dipinge la verga fiorita, grazie alla quale lo stesso Giuseppe era stato prescelto come sposo di Maria. Un quadro davvero da non perdere.

 

Parrocchiale di Rovetta

In questo caso si va fuori città, ma ne vale assolutamente la pena. Qui, dietro l’altare maggiore, spicca una Gloria dei Santi, opera imponente, 3,70 metri di altezza per 2,45 metri. La chiesa è infatti dedicata a Tutti i Santi. Il quadro colpisce per la sua maestosità e bellezza anche se ora necessita di un consistente intervento di restauro. La Pala, realizzata nel 1734 su richiesta di Andrea Fantoni, il massimo rappresentante della bottega della famiglia Fantoni all’apice della produzione in quel periodo storico, e portata a Rovetta nel 1736. Tra i santi che attorniano Maria si possono riconoscere San Pietro con le chiavi in primo piano, San Narno, primo vescovo di Bergamo, inginocchiato, San Paolo con la spada in mano e il volto messo di profilo situato dietro a San Pietro, dietro ancora San Stefano e San Giovanni Battista.

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