7 luoghi della città di Bergamo
dove la gente scontava la pena

Si è chiusa con buon successo la prima edizione di Bèrghem Liber, che ha visto protagonisti alcuni librai bergamaschi specializzati in editoria locale e che, per l’occasione, hanno recuperato titoli esclusivamente dedicati alla Bergamasca con pezzi talvolta unici: sui banchi espositivi si potevano ammirare tomi del XIX e XX secolo (introvabili) fino a quelli più recenti, senza mai dimenticare i grandi classici. Una buona occasione per tutti i cultori di storia locale, professionisti o semplici appassionati. In un colpo d’occhio era quindi possibile confrontare titoli noti e meno noti, parco libri personali e ben riposti nella propria libreria personale e quelli agognati, quasi al pari di una grande biblioteca specializzata in storia locale. Un attimo farsi tentare, data l’occasione ghiotta e la disponibilità al “consiglio per l’acquisto” dei quattro espositori (Elle Libri, Era Cartacea, Ibs e Libraccio, Punto a Capo) con cui era possibile dialogare e soprattutto trattare, gli stessi a cui si deve l’ideazione di un palinsesto di iniziative che spaziavano dalle letture alle rappresentazioni teatrali, dalle esibizioni musicali alle visite guidate. E a tutto questo la cornice, il grande contenitore storico dell’ex carcere di Sant’Agata, già convento teatino, ben si prestava. Le visite guidate serali, ideate e tenute da Terre di Bergamo, si sono concentrate sull’edificio e sul tema attorno a cui ruota la sua storia, presente e passata: dai locali dell’ex Circoscrizione a quelli dei Circolino, che come si sa è ospitato dentro la chiesa sconsacrata di Sant’Agata; dall’ex convento del Carmine alla nuova chiesa di Sant’Agata, fino a una ricognizione a ritroso nel tempo dei siti cittadini in cui nei secoli si sono consumate pene e persone, a partire dal XX secolo a quelli bui del Medioevo.

 

Ex carcere di Sant’Agata

È stato il penitenziario di Bergamo dall’inizio dell’Ottocento e fino al 1977, sebbene anche alcuni locali della Torre Civica restarono a disposizione delle carceri fino a poco prima del trasferimento definitivo nel nuovo Gleno. L’ex convento ben si prestava alla trasformazione in penitenziario, dato che le celle dei monaci, riadattate con alcuni accorgimenti, erano facilmente convertibili in celle per i detenuti. I lavori non furono mai completati rispetto al progetto stilato dall’architetto Leopoldo Pollack, tuttavia il complesso risultò all’avanguardia per tutto il XIX secolo, per poi degenerare nei decenni successivi.

 

Rocca, scala del Condannato, ex convento di San Francesco
e piazzale dell’ex convento di Sant’Agostino

Con la soppressione di chiese e conventi durante il governo napoleonico, molti furono gli edifici che rimasero vuoti dopo la dispersione di monache e frati e che vennero prontamente riutilizzati per fini burocratico-amministrativi per non dire logistici; improvvisamente le chiese divennero stalle o fienili, i chiostri magazzini o depositi d’artiglieria, i conventi quartieri generali militari o ospedali per sifilitici, se non luoghi di pena e detenzione. Anche il più bel convento francescano della città non restò immune a questa condanna e divenne sede militare, in cui regolarmente transitavano i reclusi in Rocca, che scesi dalla Scala del Condannato si dirigevano alla Chiesa del Sospiro (via alla Fara/angolo via Mario Lupo) e infine al patibolo allestito dirimpetto alla Fara.

 

Compagnia della Buona Morte e chiesa della Carità
(via Arena/Piazza Reginaldo Giuliani)

 

In passato, far parte di una confraternita che dispensava beneficenza e carità rappresentava motivo d’orgoglio per tutti i suoi componenti, per lo più rampolli delle maggiori famiglie nobili cittadine: in questo modo, questi potevano esibire grandi doti morali e pecuniarie a favore dei più deboli, pur continuando allegramente nei soliti vizi e sollazzi quotidiani che il loro status gli garantiva. La Compagnia della Buona Morte, la cui sede dapprima era nella chiesetta di Santa Lucia (sacello posto nella Cattedrale dedicata a San Vincenzo) e poi in quella di Sant’Agata, edificò una propria chiesa tra la fine del Seicento e l’inizio del Settecento che occupava l’attuale parcheggio privato riservato ad alcuni stabili dove oggi sorge il comando di polizia locale di Bergamo Alta. Il santo patrono, come per le altre “filiali” italiane, era San Giovanni decollato e nelle cripte ipogee venivano sepolti i corpi dei condannati a morte dopo che gli stessi confratelli si erano preoccupati dell’ultimo rancio, dell’abbigliamento adeguato all’esecuzione, della confessione comunione e benedizione, dell’assistenza nelle fasi della pena, del trasporto e della successiva sepoltura del corpo, spesso avvolto in semplici lenzuola e deposto durante la notte al fine di evitare occhi indiscreti. La Compagnia venne sciolta nell’Ottocento, la bellissima chiesa, che le cronache ricordano essere rivestita di marmi bianchi e neri, demolita e i suoi arredi interamente dispersi.

 

Consorzio dei Carcerati
(via Arena, angolo via Johann Simone Mayr)

 

Il consorzio è un’istituzione lodevolissima e risalente ai primi decenni del XIV secolo, la cui copiosa documentazione è ancora quasi interamente conservata nella nostra biblioteca civica: statuti, regolamenti, lasciti, donazioni, sedute, disposizioni e tanti tanti atti che ricordano il conforto fornito ai prigionieri in vita e in morte, a partire dagli “stremassi e pagliericci” alle posate, dalle divise all’abbigliamento intimo, dai pasti caldi alle pietanze più succulente servite esclusivamente nelle festività natalizie e pasquali, ovvero pollo e vino rosso. Nei secoli XVII e XVIII il consorzio venne supportato dalla Compagnia della Buona Morte per le sole attività legate all’assistenza dei detenuti condannati alla pena capitale.

 

Torre Civica, chiesa di San Michele all’Arco e Piazza Vecchia

Il luogo preposto per secoli alla detenzione dei manigoldi è stata la Torre Civica, o meglio i locali ubicati nei sotterranei e che correvano dalle sue fondamenta fino oltre la scalinata. Non è possibile immaginare le condizioni in cui versavano i prigionieri, anche perché non è dato sapere da quanto in quei locali non vi sia più stato gettato un raggio di luce. In ogni caso la struttura era dotata di vani comuni, latrine, barbiere, cappella e locali per i colloqui con il cappellano, che nei casi peggiori avrebbe dovuto preparare le povere anime per le pene capitali eseguite sulla piazza, a cui sarebbero seguite le esequie nella vicina chiesa parrocchiale di San Michele.

 

Cittadella e piazza Lorenzo Mascheroni

È risaputo di quanto fu nefasto il governo visconteo nel nostro territorio (1331-1428) e di quali terribili torture fu capace la signoria milanese pur di raggiungere i propri scopi e arrivare a imporre la propria supremazia a discapito di donne, uomini e persino bambini di ogni censo o casta. Da ogni sorta di tassa, dazio e balzello alle ingiurie alle vessazioni, dalle privazioni fisiche fino alle pressioni morali, dalle pene corporali a quelle capitali. E tutto, si suppone, in gran parte consumato entro le mura della Firma Fides.

 

Torre di Adalberto e castello di San Vigilio
(Colle Aperto e San Vigilio)

Fonti orali che quasi sicuramente traggono spunto da fonti scritte ben più autorevoli, indicano questi come siti in cui venivano incarcerati nel Medioevo, rispettivamente, gli evasori fiscali (tanto da affibbiarle anche il nome di “Torre della fame” per la pena inflitta fino all’estinzione del debito) e gli attentatori al governo politico in essere. Naturalmente è tutto da verificare tramite gli archivi.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.