Su ai Laghi Gemelli con la neve
Una magia (da provare) non da tutti

Tutti conosciamo gli specchi d’acqua più famosi delle Orobie, teatro della famosa leggenda legata ai due innamorati e residenza di uno dei rifugi più amati delle nostre montagne. Durante la stagione estiva, i Laghi Gemelli sono meta di centinaia di turisti che raggiungono il rifugio per la buona cucina e il panorama stupendo sugli omonimi specchi d’acqua. Gli alpinisti e gli escursionisti esperti trovano invece pane per i loro denti lungo le ripide pareti del Pizzo del Becco e del monte Corte, bastionate rocciose poste a guardia della valle. D’inverno tutto cambia: la dama bianca copre con il suo mantello tutte le vette circostanti, rendendo il panorama ancora più suggestivo e fiabesco. La salita, nella stagione invernale, non è per tutti e va valutata con attenzione. Le condizioni meteo, la giusta preparazione fisica e l’attrezzatura necessaria la rendono alla portata degli escursionisti esperti. In caso contrario, se non lo siete vi ci portiamo noi.

 

 

La partenza da Carona. Ci siamo. Se non temiamo il gelo, la partenza per questa escursione è il Lungo Lago di Carona, posto a metri 1163. Attrezzati di tutto punto possiamo incamminarci lungo il segnavia CAI 211, solitamente battuto da ciaspolatori e scialpinisti. A seconda della neve presente il panorama potrà cambiare, ma se siamo abituati a percorrere questo sentiero durante la stagione estiva, durante i mesi invernali tutto è diverso. Il percorso sale con pendenza costante e nei primi tornanti è caratterizzato da tratti ghiacciati, dove potrebbero essere utili fin da subito i ramponi. Dopo circa un’ora e mezza di cammino il panorama inizia ad aprirsi, mostrando le vette circostanti e l’invaso che ospita il Lago Marcio (m.1841), in questa stagione completamente ghiacciato e ricoperto dalla neve. Abbiamo raggiunto la prima delle “perle di ghiaccio” che ci aspettano in questa giornata.

Il lago Piane delle Casere. Il panorama si apre al regno del ghiaccio e della neve. La traccia costeggia il lago sul lato orografico destro proseguendo in piano e regalando qualche momento di respiro, portandoci alle costruzioni che ospitano i guardiani delle dighe. Se alle nostre spalle abbiamo lasciato il Lago Marcio, davanti a noi appare lo spettacolo dettato dal lago Piano delle Casere (m.1823), che raggiungiamo dopo due ore di cammino. Sotto la superficie di questo lago, di origine artificiale come tutti i bacini della zona, riposano delle antiche baite, sommerse anni or sono (e ricostruite poi sulla sponda) per ospitare l’odierno invaso artificiale. Possiamo concederci una pausa, visto che per raggiungere il rifugio laghi Gemelli e gli omonimi specchi d’acqua serve ancora mezz’ora di cammino. Se decidiamo di continuare, la nostra traccia prosegue nella neve, costeggiando il lago e superando un ponticello sul nascituro fiume Gorno, che trova la sua vita pochi chilometri più a monte. Sono gli ultimi sforzi. Risaliamo sulla neve la larga traccia ed ecco spuntare davanti a noi la bella struttura che ospita il rifugio e, poco oltre, l’incanto dei laghi più famosi delle Orobie. Un paradiso dove predomina un sole colore, il bianco.

Le due perle di ghiaccio e il rifugio. La bella struttura non è solo un punto di riferimento per ogni escursionista, ma è anche un pezzo di storia bergamasca. Il rifugio originario fu edificato nella seconda metà del 1899 ed inaugurato l’1 luglio 1900, alla presenza di circa duecento soci. Si trattava di un edificio a un solo piano, con pareti in muratura e tetto di ardesia, costituito da quattro locali e dotato di diciotto posti letto. Fu completamente distrutto l’11 ottobre 1944 dai fascisti nel corso di azioni di rastrellamento contro i partigiani, in quanto questa era una zona importante per la Resistenza. Già nell’estate del 1946 iniziarono i lavori di costruzione di un nuovo rifugio, vicino alla posizione del precedente, che venne inaugurato il 25 luglio 1947 in occasione della celebrazione del 75º anniversario della Sezione locale del CAI. In questa stagione la bella struttura è chiusa, sepolta sotto la magica coltre di neve in attesa della primavera e della bella stagione. Poco distante, possiamo osservare i Laghi Gemelli come probabilmente non li abbiamo mai visti. L’enorme invaso artificiale, durante la stagione invernale si riempie di neve, creando crepacci e giochi di ghiaccio sulla superficie. Attraversando la diga, lungo il suo coronamento possiamo raggiungere il vecchio rifugio bruciato dalle truppe nazifasciste, da poco riportato alla luce grazie all’intervento di un gruppo di volontari, e il vicino locale invernale, sempre aperto agli alpinisti e in casi di emergenza. Se abbiamo avuto la fortuna di trovare una bella giornata di sole, la voglia di scendere sarà sicuramente poca. Recuperate le energie e scattate le foto di rito dovremo però incamminarci lungo il percorso comune all’andata, abbandonando, a malincuore, uno dei luoghi più suggestivi delle nostre montagne.

Conclusioni. Come già detto, il percorso non è per tutti. L’ascesa ai Laghi Gemelli va affrontata con la giusta preparazione e l’attrezzatura idonea per escursioni in ambiente innevato, proprio come previsto dalla legge. È un obbligo di ogni escursionista informarsi in maniera preventiva sulle condizioni meteo e sullo stato dei sentieri. Per raggiungere il rifugio e i Laghi Gemelli possono servire fino a tre ore di cammino (sola andata) a seconda delle neve presente. Il percorso di andata e ritorno copre i 15 km di camino e i 1000 metri di dislivello positivo.

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