Al Druso, dove batte il cuore
della musica (quella di qualità)

Basta buttare un occhio sulla programmazione per capire che di dubbi non ce ne possono essere: il Druso è il “re della giungla” dei locali bergamaschi. Dall’8 ottobre 2006, sono stati più di 1.500 i concerti (a giugno saranno duemila): due anni di set acustici in via Carnovali, il salto di qualità nei sei anni a Redona e la definitiva consacrazione, con una risposta di pubblico senza precedenti a Bergamo, con il trasferimento nella nuova location di Ranica.

La formula del successo. Grazie al Druso, Bergamo ha ospitato nomi importantissimi della musica italiana e internazionale (dai Marlene Kuntz a Ian Paice dei Deep Purple, ad aprile Peter Hook dei Joy Division e un elenco ancora lunghissimo, che lascia davvero a bocca aperta). Insomma, cosa abbiamo da invidiare alla Milano del Bloom e dell’Alcatraz? Oggi il Druso è una vera e propria oasi della notte in mezzo al silenzio delle industrie e dei campi tra Ranica e Gorle. Che un locale di concerti possa essere in così buona salute nel 2017, in una zona fuori mano e in una città come la nostra (la musica non è certo al primo posto nella classifica degli interessi dei bergamaschi) è un fatto più unico che raro, e gran parte del merito va all’ambizione e alla sapienza gestionale di Davide e sua moglie Marilena (i proprietari), di Stefania e di Valentino (responsabili della programmazione): «Innanzitutto – dice Valentino – ci vuole lo spirito, poi con il tempo si impara a gestire il rapporto con le agenzie degli artisti e si può sempre alzare l’asticella delle produzioni. Ovviamente i soldi hanno un ruolo importantissimo: un locale è un investimento rischiosissimo».

 

 

Qualità altissima. Inutile dire che i concerti del Druso raggiungano picchi di qualità altissimi: tecnici del suono straordinari, palco grande e spazioso, sala capiente, il tutto amplificato da un’affluenza stimolante per i musicisti ed esaltante per chi ama l’atmosfera da concerto, grazie anche a biglietti di ingresso a prezzi più che abbordabili se si considera l’offerta (solitamente sui dieci euro, consumazione compresa).

L’attenzione alla scena bergamasca. Ma quel che più rende speciale questo locale è lo spazio che, nonostante il prestigio nazionale e internazionale, viene garantito anche a band emergenti del territorio. E non parliamo di uno spazio qualunque: spesso il Druso dà la possibilità di esibirsi in opening-act a gruppi anche molto importanti (un esempio tra i tanti: il giovane Viky Twisterman, cantautore bergamasco emergente, in apertura ai Diaframma, storica band new wave fiorentina). Valentino ci dice che «ogni volta che abbiamo la possibilità facciamo suonare artisti del territorio. Innanzitutto perché per loro è una grande opportunità; in secondo luogo perché un locale deve essere attivo sul territorio e non un semplice “contenitore di produzioni”». Insomma, il Druso è diventato grande ma non si è dimenticato delle sue origini.

 

 

Il tempio della musica. Ora come ora, dopo l’investimento nella nuova posizione, è difficile ricordarsi di quante volte, a Redona, il locale rimaneva vuoto, anche nelle serate più promettenti. Ora il Druso è un’istituzione, il cuore pulsante della musica nella nostra città. Un luogo di incontro per i musicisti che si ritrovano per ascoltare i “maestri”, oppure per condividere il palco con loro. Poi, nel giorno di Natale, tutti gli anni è tradizione che musicisti di ogni genere e generazione si ritrovino al Druso per la leggendaria jam session del 25 dicembre. E vedere bassisti con la barba bianca suonare con giovani batteristi capelloni racchiude il senso del fare musica, immagini di una dolcezza incredibile. Un locale prezioso per la città e una meravigliosa certezza: la grande musica ha il suo habitat naturale a dieci minuti di macchina dal centro. Per le nostre giovani band, invece, l’opportunità di fare quel salto di qualità che ci vuole per stare a galla. Druso: 10+.

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