Salendo al Monte Pegherolo
«Architettura mirabile» delle Orobie

Foto di Angelo Corna

 

Che quelle rocce innalzantisi in forma di mirabile architettura, quei canaloni ghiacciati salenti incontro al cielo, quel cielo ora azzurro profondo dove l’anima sembra dissolversi e fondersi con l’infinito, ora solcato da nuvole tempestose che pesano sullo spirito come una cappa di piombo, sempre lo stesso ma mutevolmente vario, suscitano in noi delle sensazioni che non si dimenticano più.
(Walter Bonatti)

 

Chi conosce le Orobie sa di questa bellissima montagna, che posta in alta Val Brembana domina sulla conca di San Simone. Una cima, il monte Pegherolo, che non è assolutamente per tutti, riservata solo agli escursionisti più esperti e ai conoscitori della montagna. Il percorso per raggiungere la sua vetta passa per una bellissima cresta, famosa in tutto l’arco orobico, che si snoda a fil di cielo e in certi tratti molto esposta e aerea. Il tutto si svolge lungo un percorso eccezionale dove i panorami la fanno da padroni, assolutamente sconsigliato a chi soffre di vertigini e a chi non ha padronanza dell’alta montagna, che su questa vetta è particolarmente aspra e selvaggia. I pochi alpinisti che ne raggiungono la cima si trovano di fronte a un paesaggio indimenticabile, che tra fatica e sudore regala emozioni indelebili.

La partenza da San Simone. Possiamo posteggiare l’auto nell’ampio parcheggio di San Simone, in prossimità delle piste da sci, in questa stagione deserte. Imbocchiamo la larga carrareccia che sale alla Baita Camoscio, punto di partenza del sentiero CAI 115 e della nostra lunga avventura. Il sentiero sale in direzione del Passo di san Simone, fino a piegare bruscamente a sinistra, transitando sotto le “Canne d’Organo”, curiosi monoliti di roccia che ricordano, oltre al famoso strumento, le pagine di un libro. Tagliando le pendici del Monte Cavallo raggiungiamo un canale pietroso (attenzione alla caduta di sassi), che conduce al soprastante intaglio conosciuto come “Corna d’Erba” e posto a spartiacque tra il monte Cavallo e Cavallino. Ma oggi non siamo qua per loro e ci attende qualcosa di molto più spettacolare. Davanti a noi appare la lunga cresta ovest che dovremo violare per salire la cima della tanto agognata montagna, che da questa prospettiva appare ancora molto lontana. E quasi inviolabile.

Una cresta a fil di cielo. Inizia ora un affascinante e avventuroso percorso, che rende questa montagna unica. La lunga e sottile cresta, che supera i tre chilometri di lunghezza, regala emozioni che non sono per i deboli di cuore. Una lunga galoppata a fil di cielo che si presenta inizialmente abbastanza facile, superando alcuni pendii erbosi fino a trovare i primi cocuzzoli, attrezzati con catene di sicurezza che permettono di superare passaggi di arrampicata di primo grado. L’ambiente inizia a cambiare, mostrando il tratto più aereo e selvaggio e il percorso che ancora ci attende. Superiamo un secondo cocuzzolo, sempre attrezzato da una catenella su cui non fare troppo affidamento, e continuiamo tra ripidi saliscendi a filo della montagna. Per un breve tratto la cresta si allarga, per poi tornare a restringersi per condurci al tratto più aereo di tutta l’escursione. Siamo quasi a 2200 metri, in prossimità del Passo della Piodessa. In questo punto il crinale della montagna non ammette errori, arrivando a stringersi fino a diventare una sottile lama, dove un passo falso può anche essere fatale. La conformazione rocciosa, più simile a un paesaggio marziano che ha quello orobico, permette comunque di trovare numerosi appigli, ma è assolutamente sconsigliata a chi soffre di vertigini e dev’essere affrontata con la massima attenzione.

Con un piede in paradiso. Emozione e adrenalina caratterizzano questo tratto del tracciato. Un passo alla volta superiamo la cresta della Piodessa e il centinaio di metri che caratterizzano la sua fantastica roccia, tornando su un percorso che offre un maggiore spessore e che permette di rilassarsi dopo il lungo tragitto effettuato. Giusto il tempo di riprendere le forze e la concentrazione, poiché ci attende l’ultima ripida parete che ci condurrà alla vetta. Tre brevi tratti verticali, attrezzati con volatili catene, caratterizzano l’ultima fatica di questo eccezionale percorso, che si conclude con tratti di arrampicata nel limite del secondo grado. Bisogna ancora prestare la massima attenzione alla roccia poco stabile e alla caduta di massi dall’alto, soprattutto in presenza di altri escursionisti (utile il casco). Sono gli ultimi sforzi. Un ultimo passaggio, meno verticale rispetto agli ultimi, conduce alla vetta della tanto sudata montagna.

La vetta. Come già citato, il monte Pegherolo non è per tutti. Lo si capisce particolarmente quando si raggiunge la sua cima, luogo di pace e silenzio, dove anche per giorni nessun escursionista osa avventurarsi. Sulla vetta, a 2369 metri, troviamo una semplice croce di legno e un piccolo omino di sassi. E un panorama che unito alla soddisfazione non ha praticamente prezzo. Lo sguardo dell’escursionista spazia su tutta la conca di San Simone e i vicini monte Cavallo e Cavallino, il Passo di Lemma e la sua cima omonima, il Passo di Tartano e le montagne Valtellinesi, per concludere il cerchio con Foppolo, il monte Arete e il Monte Valegino.

Info e indicazioni. Il monte Pegherolo è tassativamente per alpinisti ed escursionisti molto esperti. Il tratto di cresta che caratterizza buona parte del percorso non ammette errori, relegando questa vetta tra le più difficili, panoramiche e belle delle nostre montagne. Il tratto finale richiede dimestichezza nell’arrampicata e piede sicuro. La durata del percorso è di circa cinque ore (andata e ritorno), copre una lunghezza di 11 chilometri e un dislivello di 1118 metri. Il percorso è sconsigliato in caso di pioggia e assolutamente da evitare in caso di ghiaccio.

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