Al Pizzo del Diavolo di Tenda
Ovvero il Cervino bergamasco

Foto di Angelo Corna

 

Se la Val di Scalve identifica la sua Regina nella Presolana, e la Val Seriana identifica il Pizzo Coca come re delle Orobie, possiamo sicuramente permetterci di battezzare il Pizzo del Diavolo di Tenda come principe della Val Brembana. Da tutti conosciuto come il Cervino Bergamasco, deve il suo nomignolo proprio alla sua sagoma aguzza, che la distingue da ogni vetta da qualunque lato la si osservi. Una piramide perfetta stagliata contro il cielo azzurro, accompagnata dalla sua montagna satellite, il fratello Diavolino. Il Cervino Bergamasco resta una montagna ambita da bergamaschi e non, che ha attirato alpinisti e avventurieri fin dai primi del Novecento. La salita non è per tutti e richiede esperienza, allenamento, sacrifico e tanto, tanto sudore. Se non temiamo nessuna di queste varianti possiamo caricare lo zaino e partire per incontrare… il Diavolo!

Un po’ di storia. Il primo a conquistarne la vetta fu il valtellinese Alessandro Rossi, nel lontano settembre del 1870. Risalì lungo la Val d’Ambria raggiungendo la Bocchetta di Podavit, passando dalle Baite di Cigola fino a raggiungere la cresta nord-ovest, ancora oggi via normale di ascesa. La quinta vetta più alta delle Alpi Orobie ha affascinato, tra tanti, la guida alpina Antonio Baroni. Nel 1879, lungo l’itinerario aperto anni prima da Rossi, accompagna la signora Fadini in quella che è documentata come la prima ascensione femminile, mentre nel 1882, con alcuni clienti, compie la prima salita invernale, sempre dal medesimo itinerario. Nella primavera del 1876 sale con Luigi Brioschi la cresta sud-sud-ovest, e con Emilio Torri discende dallo spigolo nord-nord-est. Solo un’ultima linea resiste al celebre avventuriero bergamasco: la cresta sud, che dal Passo di Valsecca sale alla vetta del Diavolino, per poi ridiscendere e risalire in vetta al Pizzo del Diavolo. L’8 luglio del 1889 Antonio Baroni scende questa via in compagnia di Leone Sinigalia, quindi la ripercorre l’8 agosto del 1891, partendo dal Passo di Valsecca. La celebre guida alpina lascia cosi un segno su ognuna della quattro creste della montagna, scrivendo una pagina della storia dell’alpinismo bergamasco. E non solo.

La partenza. La via normale di salita per il Pizzo del Diavolo di Tenda vede il suo via dalla Bocchetta di Podavit, raggiungibile sia dal Rifugio Calvi che dal Rifugio Longo. L’escursione, se effettuata in giornata con partenza da Carona, supera le quattro ore di cammino e tocca i 2000 metri di dislivello positivo (sola andata). Entrambi i rifugi possono offrire un’ottimo punto d’appoggio per chi volesse dividere l’escursione in due giorni, approfittando naturalmente della buona cucina delle nostre montagne. Ecco come raggiungere i rifugi e il punto di partenza per l’ascesa al Pizzo.

  • Da Carona, al Rifugio Longo alla Bocchetta di Podavit: il Rifugio Fratelli Longo è facilmente raggiungibile da Carona, lungo il segnavia CAI 224, comune al sentiero che sale al Rifugio Calvi. In prossimità del Lago del Prato il tracciato devia a sinistra e risale costeggiando i fianchi del monte Masoni fino al rifugio, posto a metri 2026. Il percorso prosegue in direzione del lago del Diavolo, risalendo poi verso il panoramico Passo Selletta (metri 2372). Ora si scende leggermente verso la Val Camisana in direzione della Bocchetta di Podavit, incrociando il sentiero CAI 248, che proviene dal Rifugio Calvi e che ci condurrà alla base del Diavolo.
  • Da Carona, al Rifugio Calvi alla Bocchetta di Podavit: in questo caso il sentiero è comune al tracciato precedentemente citato fino al Lago del Prato. Piegando a destra (ignoriamo le indicazioni per il rifugio Longo, poste a sinistra), continuiamo lungo il sentiero CAI 210, costeggiando la Diga del Lago Fregabolgia e raggiungendo il rifugio dopo circa 2 ore di cammino. Non resta che imboccare il sentiero CAI 225, tratto del Sentiero delle Orobie che conduce al rifugio Baroni al Brunone. Il percorso si snoda nella valle del Brembo fino in prossimità delle Baite di Poris, dove un masso reca la scritta “Diavolo”. Abbandoniamo il Sentiero delle Orobie e risaliamo seguendo gli omini di sassi e i bolli, che ci condurranno fino alla Bocchetta di Podavit (m.2624).

Sulle spalle del Diavolo. Ci siamo. Davanti a noi si presenta la cresta nord-ovest e la sua storia, che noi, ormai, già conosciamo. Il sentiero è ben segnalato dai tanti bolli rossi presenti, anche se il percorso resta comunque di facile intuizione. Superata una piccola placca (I° grado) si risale lungo la cresta di rocce rotte aiutandosi in alcuni tratti con le mani. Salendo la pendenza della cresta aumenta un poco, ma la via è sempre ben segnalata e le difficoltà restano sempre contenute nel I° alpinistico, base dell’arrampicata. Il filo della montagna si fa più sottile e un’omino di pietre ci invita a tenere la destra, guidandoci nell’ultimo, aereo tratto a fil di cielo che ci condurrà sulla vetta del Pizzo del Diavolo di Tenda.

In vetta. Un pensiero non può che andare ai primi avventurieri che, più di cento anni fa, hanno sfiorato queste rocce e per primi hanno gustato il panorama che si gode sulla cima. A 2914 metri, vertice di questa fantastica montagna e punto d’incontro delle quattro creste, troviamo una piccola croce sorretta da un trespolo, il libro di vetta e un panorama praticamente indescrivibile. Sul Diavolo si può solo salire!

Tutte le varianti. Citiamo brevemente, giusto per conoscenza, alcune delle più belle varianti presenti su questa fantastica montagna, tutte riservate ad alpinisti.

  • La via Baroni: il celebre itinerario aperto dalla guida alpina nel lontano 1891. Questa via parte dal nevaio che precede la Bocchetta di Podavit e risale il ben delineato spigolo sud ovest, con passaggi su roccia di II° e III° grado. La via è ben visibile e intuitiva ed è considerata un classico dell’arrampicata bergamasca.
  • La Traversata Diavolino/Diavolo: un itinerario di grande soddisfazione, apprezzato dagli alpinisti, è la traversata delle due cime. La partenza è il Passo di Valsecca, raggiungibile dal rifugio Calvi in circa un’ora e mezza di cammino. Dal passo si sale la cresta fino ad un cippo, posto in memoria del dottor Gregis. Da qui comincia la cresta vera e propria che con un’arrampicata di massimo II°, in alcuni tratti esposta, porta in breve alla vetta del Diavolino (m. 2810). Ora si scende, prestando la massima attenzione, in direzione dell’intaglio che separa i due diavoli, per poi risalire in direzione del “Diavolone”, sempre rimandando sul filo di cresta. In poco meno di un’ora si raggiunge la vetta del Diavolo di Tenda. La discesa si effettua dalla Via Normale.

Conclusioni. Siamo in un regno che parla di grandi montagne e storia dell’alpinismo. Alla base del Pizzo del Diavolo nasce il fiume Brembo, orgoglioso corso d’acqua che scorre per tutta la Val Brembana, attraversandola nella sua lunghezza. L’ascesa, anche dalla via normale, è considerata alpinistica, seppure nel limite del I°. I tempi di percorrenza complessivi, per chi volesse affrontare l’escursione in giornata, toccano le nove ore, superano i 1900 metri di dislivello e 25 chilometri di cammino, andata e ritorno. Un’escursione di tutto rispetto su quella che possiamo definire una montagna simbolo bergamasca. In ogni caso, se ci siamo riusciti e il principe delle Orobie si è lasciato conquistare, possiamo voltare le spalle e buttare un’occhio alla sagoma di questo Belzebù bergamasco, che forse, poi, tanto Diavolo non è!

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