Alberto Merisio, il fotografo
che cattura la gioia del “sì”

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[Alberto Merisio]

 

Ha un cognome importante, che affonda le radici nella storia dell’arte: Merisio. Ma non è discendente di Michelangelo Merisi (meglio noto come “il Caravaggio”). O almeno, non che lui sappia. L’unica arte visiva a cui dedica la sua vita, e ben oltre la metà dei suoi 39 anni, è la fotografia: «Quando avevo 9 anni, mio padre mi ha regalato una macchina fotografica – racconta Alberto –: è stato un colpo di fulmine». Un amore che poi si è consumato nel tempo, rullino dopo rullino, a colpi di bianco e nero nella camera oscura e fino al digitale, nessuno escluso. Nel 1992 inizia a lavorare in un negozio di attrezzatura fotografica, scoprendo e testando tutti i trucchi del mestiere. Dopo 18 anni trascorsi dietro il bancone, compie il grande passo, mettendosi in proprio, in barba alla crisi, ai luoghi comuni e a tutto il resto: «Nel 2010 ho aperto il mio studio a Pedrengo, che oggi divido con una web designer e un consulente informatico. Qui allestisco set per accogliere i clienti, fare ritratti, studiare e scattare shooting e dedicarmi alla postproduzione».

 

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Col passare del tempo, si specializza in foto d’architettura, interior design e reportage di matrimonio, al punto da diventare membro dell’Associazione nazionale fotografi professionisti Tau Visual e dell’ANFM (Associazione Nazionale Fotografi Matrimonio). Ma non finisce qui: da qualche anno collabora con varie testate giornalistiche e documenta conferenze, premiazioni ed eventi istituzionali per aziende, come la società di revisione e organizzazione contabile Ria Grant Thornton, e agenzie di comunicazione come la C.E.C. e la Move Communication, diventando anche il punto di riferimento della zona per i concorsi fotografici firmati da grandi marchi quali Bauli e Ferrero.

Attento ai dettagli, alla luce e alle prospettive, preferisce la calma di un’inquadratura ben ragionata all’impulsività del reporter d’assalto. Allo stesso modo per lui è sempre meglio produrre qualche scatto in più, di sicuro effetto, anziché basarsi su un numero standard di pezzi: «Non conto mai il numero di scatti. Per esempio, non so dirti quanti ne faccio durante un matrimonio. Forse 1.500, forse anche 1.800, e ne consegno un numero altrettanto variabile». I confini prestabiliti, insomma, gli stanno stretti. Il suo è un lavoro di tecnica, studio, abilità, esperienza, ma anche di pancia. Perché ogni foto racconta una storia e uno stato d’animo: «Dei matrimoni, in particolare, amo la gioia: io sono colui che racconta per immagini la felicità del “sì”. So alla perfezione cosa accadrà, minuto dopo minuto, e sono pronto a documentarlo. Dai preparativi a casa della sposa, fino ai balli scatenati dopo il taglio della torta. Io ci sono. Non saluto tutti dopo 8 ore e 1 minuto di festa». Sarà per questa sua dedizione al lavoro che poi gli sposi si affezionano a lui, al punto da commissionargli anche il servizio fotografico della gravidanza e i ritratti dei figli.

 

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Sulla scrivania di Alberto, spunta, un po’ nascosta, una cartolina di ringraziamento da parte di GianPaolo (Bellini, capitano dell’Atalanta) e Cristina, una delle tante coppie che ha affiancato nel loro giorno più bello: «Divento un po’ come il fotografo di famiglia» precisa Alberto, ben conscio che fare bene il suo lavoro è il miglior biglietto da visita e la miglior pubblicità possibile. «Le mie vetrine sono prima di tutto il passaparola di clienti soddisfatti – aggiunge – e, in seconda battuta, c’è la fiera degli sposi di Bergamo». Chiuderà il 2015 a quota 20 matrimoni, mentre ce ne sono già 6 in agenda per il 2016. E dopo il reportage di nozze, inizia il bello: «Preparo l’album digitale, rilegato in pelle pregiata rigorosamente made in Italy dell’azienda bergamasca Pinetti, oppure dispongo le foto più significative in un cofanetto di plexiglas da esposizione, che ho fatto realizzare su misura. C’è anche in formato mini per i genitori degli sposi». Perché la felicità va condivisa e tramandata dopo essere stata catturata in uno scatto.

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