Su fino alla meraviglia in cima
Escursione al Pizzo del Becco

Il Pizzo del Becco. Impossibile non notarlo dal Rifugio Laghi Gemelli. La sua sagoma si specchia nelle acque degli omonimi laghi, severa, strapiombante e quasi minacciosa da qualunque lato la si osservi. Lungo la sua parete nord sono stati aperti itinerari alpinistici, alcuni di elevata difficoltà e riservati a professionisti della montagna. Sul versante sud si snoda invece una facile e divertente via ferrata, descritta in questo percorso, che con facili tratti d’arrampicata permette di guadagnare la vetta di questa fantastica montagna.

 

 

Il percorso. La partenza avviene dal Rifugio Laghi Gemelli e dagli omonimi laghi, raggiungibili da Carona in poco più di due ore di cammino (segnavia CAI 211) o da Branzi in tre ore di cammino (CAI 212). l’itinerario qui descritto parte dalla Baite di Mezzeno, poste a metri 1650, che permettono in questo caso un minore dislivello, rendendo l’escursione quasi alla portata di tutti. Il quasi è rappresentato dalla via ferrata, che, se pur di breve durata, resta comunque dedicata a escursionisti esperti. Il sentiero è marchiato dal segnavia CAI 215 e ci porterà in circa un’ora di cammino al Passo di Mezzeno (m.2142). Il panorama si apre con scorci stupendi sul Pizzo Arera, la Corna Piana e il Monte Menna, montagne della vicina Val Serina, mentre davanti a noi appaiono i Laghi Gemelli e la sagoma della vetta che ci attende in questa giornata. Non lasciamoci ingannare! Il percorso è ancora lungo e dal passo ci attende una discesa verso i laghi e il rifugio, icone orobiche per eccellenza. Raggiunto l’invaso artificiale dobbiamo superare il suo coronamento, transitando lungo la diga e portandoci in direzione del vecchio rifugio Laghi Gemelli, bruciato dalle truppe nazifasciste nel 1944 e recentemente riportato alla luce grazie al lavoro di un gruppo di volontari.

Siamo già a due ore di cammino. Il sentiero sale ora con dolce pendenza, e in circa mezz’ora, costeggiando la parete nord-ovest del Pizzo Farno, raggiungiamo il secondo invaso della giornata: il lago Colombo (m.2046). Lo superiamo, attraversando la sua diga e piegando poi alla nostra sinistra, seguendo il segnavia con chiare indicazioni per il Pizzo del Becco. Ora l’ambiente si fa più severo e la salita più impegnativa, costeggiando e avvicinandosi sempre di più alla parete sud della nostra montagna. Raggiungiamo una pietraia, dove seguendo gli “omini di pietra” risaliamo costeggiando dei grossi massi, scaricati durante l’inverno dalla vetta della nostra montagna. Siamo ormai sotto la parete e in prossimità dell’attacco della Via Ferrata.

Imbrago, casco e set da ferrata. Per quanto poco difficile la salita finale non è da sottovalutare. La via è attrezzata con catene, al quale è possibile agganciarsi con il set da ferrata e permette un’ascesa in sicurezza. Il pericolo di caduta sassi, sopratutto in caso di altri escursionisti presenti sulla via, è sempre possibile. Casco, imbrago e set da ferrata sono necessari per salire in sicurezza questa breve via, che ha uno sviluppo di circa 80 metri. Si supera una breve placchetta verticale, sempre attrezzata con catene, e altri brevi placche meno ripide fino a raggiungere una breve sella, dove prendiamo il sentiero alla nostra sinistra. Alla nostra destra si snoda invece il sentiero che utilizzeremo al nostro ritorno e che ci permetterà di compiere un giro ad anello. Seguendo alcuni saliscendi ci avviciniamo alla panoramicissima vetta, superando altri tratti attrezzati con catena che conducono alla aerea cresta e alla cima del Pizzo del Becco, posta a metri 2507.

Il panorama è mozzafiato. I sottostanti Laghi Gemelli, le sagome del Pizzo Farno, del Monte Corte, del Pizzo dell’Orto e del Pizzo delle Orobie si stagliano davanti agli occhi dell’escursionista che ha sudato la tanto agognata cima. Alle nostre spalle la Valtellina, con in bella vista il Monte Disgrazia e il Pizzo Cengalo, coronano un panorama che lascerebbe di stucco anche il più celebre degli alpinisti. Non ci resta che riempire gli occhi con questo pezzo di cielo. E tra sudore e gioia possiamo brindare per l’ascesa appena compiuta.

Il ritorno. La nostra discesa avviene sul percorso comune all’andata fino al colletto precedentemente citato, punto di arrivo della ferrata. Possiamo sempre ridiscendere dalla via di salita e ripercorre l’itinerario a ritroso, o seguire il sentiero che costeggia la montagna lungo la cresta est, che ci permetterà di concludere la nostra avventura con uno splendido giro ad anello. Seguendo le tracce di sentiero e gli omini di pietra continuiamo lungo il percorso panoramico, con bella vista sul sottostante Lago di Sardegnana, fino a raggiungere il passo omonimo. Sempre su tracce raggiungiamo il sentiero CAI 214, sottostante il Passo d’Aviasco e sovrastato dall’arcigno Pizzo Pradella. La traccia diventa ora sentiero e prosegue in direzione del Lago Colombo e della sua diga, tra i riflessi, i panorami e i colori che questa stagione ci regala. Costeggiato l’invaso artificiale ci ricongiungiamo al sentiero comune all’andata, raggiungendo il Rifugio Laghi Gemelli in circa mezz’ora di cammino. Ma non è ancora finita. Un’altra ora e mezza di percorso ci attende per raggiungere il Passo di Mezzeno e le sottostanti baite, punto di partenza di questa lunga ma appagante escursione.

 

 

Ne vale la pena. L’ascesa al Pizzo del Becco è sicuramente un’escursione faticosa, ma appagante sotto ogni aspetto. L’ambiente, i panorami e la soddisfazione ripagheranno l’escursionista che guadagna la sua cima. Il periplo della montagna permette di godere di panorami mozzafiato, molto spesso lasciati agli stambecchi, da cui il Pizzo prende il nome, o ai pochi che si avventurano su queste tracce di sentiero, rendendo l’escursione ancora più appagante. L’avventura perfetta per l’escursionista che vuole assaporare il piacere di una grande montagna, aggiungendo un pizzico di adrenalina e provando il fascino di una via attrezzata. Il periplo del Becco tocca i 22 km e i 1250 metri di dislivello positivo, se compiuto dalle Baite di Mezzeno. Il percorso, se effettuato da Carona, supera invece i 25 chilometri e raggiunge i 1500 metri di dislivello. I meno allenati possono comunque pernottare al rifugio a Laghi Gemelli, dividendo l’ascensione in due giornate e assaporando il fascino di uno dei rifugi più belli delle nostre montagne.

Curiosità. Sulla vetta della nostra montagna è posta una croce in ferro con basamento in cemento e sassi, realizzata dal Gruppo Alpinistico Penne Nere nel 1987. Dalla sua cima sono ben visibili i Laghi Gemelli, il Lago Colombo e il Lago Piano delle Casere, mentre sotto di noi si trova il Lago del Becco. Scendendo lungo il periplo possiamo osservare anche il bacino artificiale del Lago di Sardegnana, dove affluiscono le acque dei laghi precedentemente citati, alimentando la centrale idroelettrica omonima posta a valle di questi specchi d’acqua, tutti di origine artificiale.

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