Pizza Fest, solo Margherita (verace)
Ultimo giorno a Ponte San Pietro

Scordatevi capricciose, quattro stagioni, prosciutto e funghi. Scordatevi anche impasti integrali e alla farina di Kamut. E scordatevi pure la mozzarella di bufala. Mette subito le cose in chiaro Giuseppe Buonaguro, responsabile della pizzeria Donna Regina di via Campagnola a Bergamo, organizzatore, attraverso la società Mediconcept diretta da Olga Maggioni, del primo Napoli Pizza Fest che da sabato 22 a lunedì 24 trasformerà Piazza Libertà, a Ponte San Pietro, nella più grande pizzeria del Nord Italia (8mila metri quadrati). «La Verace Pizza Napoletana – assicura – è la Margherita, con la maiuscola, chiamata così in onore della regina Margherita di Savoia. L’impasto è fatto con farine di tipo 1 rigorosamente proveniente dagli storici Molini Caputo, lievito madre e maturazione a freddo di 72 ore. I prodotti sono scelti dalla migliore filiera della regione Campania: Fior di Latte di Agerola e pomodori dell’Agro Nocerino sarnese». Semplici chicche che quotidianamente vengono messe all’interno del classico cornicione alto. Il basilico, invece, sarà quello bergamasco, «Ma buonissimo, vedrete», garantisce Buonaguro.

 

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I forni a legna alla festa sono cinque, firmati Magliano Forni, con dieci pizzerie che si alternano per garantire la produzione non stop da mezzogiorno a mezzanotte. Di Bergamo c’è solo la Donna Regina, le altre nove – tra cui la Pupatella e quella dei Fratelli Maisto – vengono da Napoli, come del resto da Napoli sono arrivati direttamente ieri, last minute, i forni. «Vogliamo divulgare conoscenza e diffusione della Verace Pizza Napoletana – precisa Buonaguro – perché sul territorio ci sono una marea di pizzerie, ma molte sono pseudo napoletane, nel senso che danno un prodotto “bergamizzato”. C’è un protocollo preciso per l’impasto, le famose 72 ore a freddo. Si fanno due lievitazioni: l’impasto viene impallinato, cioè si ricava il panetto; in seguito bisogna rimpastarlo, poi rifare il panetto. L’idratazione è al 70 per cento, una caratteristica che rende la pasta molto digeribile e morbidissima. È come una donna, dicono molti pizzaioli: serve delicatezza e cura. L’impasto rischia di rompersi, altrimenti: i pizzaioli acrobatici, infatti, usano impasti durissimi, che hanno poco da spartire con la pizza napoletana». Buonaguro, va da sé, non vede di buon occhio le tante amenità da nouvelle cuisine chiamate «pizza»: secondo lui basta la pasta giusta, un cucchiaio di pomodoro, una bellaspruzzata di Fior di Latte di Agerola, una foglia di basilico e il capolavoro è fatto. Eccellente ed economico. Massimo risultato, minima spesa.

 

Tutto pronto a Ponte San Pietro. Foto Donna Regina

 

Eventi di contorno. Nei tre giorni di festa, patrocinata dal Comune di Ponte San Pietro e dal consorzio Promoisola, c’è anche un contorno di intrattenimento decisamente nutrito (qui il programma completo). Da segnalare, domenica sera, i Tributo Italiano, con dodici cambi di scena e di cantante: cover coi sacri crismi del meglio della musica di casa nostra. I posti a sedere sono 1.500. In più c’è un’area espositiva con 28 stand dedicati a prodotti del settore enogastronomico, laboratori didattici e giochi per bambini. Sono previste circa 15 mila presenze (sulla pagina Facebook dedicata all’evento si trovano indicazioni sui parcheggi, autobus e treni). Spazio alla birra artigianale con produttori lombardi e veneti. Da ottobre verranno organizzati anche corsi di formazione con l’Associazione Pizzaiuoli Napoletani: 80 ore di lezione con teoria nella aule, a Curno, e pratica direttamente da Donna Regina. «Poi stiamo scrivendo – dice ancora Buonaguro, vulcanico come ci si aspetta da un vesuviano – un format televisivo per Bergamo in stile Masterchef, ma dedicato alla pizza. Infatti si chiamerà Masterpizza».

 

 

La pizzeria nel container con un forno partenopeo. Non solo la Napoli Pizza Fest, il talent dedicato alla Verace Napoletana, il corso da ottobre con l’Associazione Pizzaiuoli Napoletani. La Mediaconcept srl di Giuseppe Buonaguro, già presente in città col locale Donna Regina, ha un altro progetto in cantiere: dare una seconda vita a vecchi container industriali. Come? Trasformandoli in pizzerie temporanee e mobili, con tanto di forno a legna artigianale partenopeo, in pietra refrattaria, e spine delle birra già montate. L’idea ha già un nome suggestivo, «Napoli Pizza Tour». La Mediaconcept ne ha già acquistati tre, di container, da spedizionieri che li vendono. Poi, in un capannone a Grassobbio è partito il lavoro sperimentale sul primo contenitore industriale. Immancabili il banco di lavorazione, l’impastatrice, spazio cassa, angolo con macchina per il caffè, magari a leva. Basta collegare acqua ed elettricità.  Il prototipo in via di allestimento ha già un acquirente: un operatore turistico di Jesolo che lo riceverà ad aprile 2018, in tempo per la stagione balneare. Ma si potranno anche affittare, le pizzerie mobili. All’interno ci dovranno stare anche tavoli e sedie pieghevoli per 50 persone: una volta sollevata la saracinesca, saranno installati davanti al container per un consumo immediato della pizza. Verace Napoletana, naturalmente.

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