Dentro al monastero di Santa Grata

Foto dal sito ufficiale.

 

Una delle vie più suggestive di Bergamo Alta è via Arena, forse per quel silenzio e per quel senso di antico che trasuda dalle cortine dei suoi edifici, raccolti e dispiegati ai lati del corso: da Palazzo Grumelli Pedrocca alla Domus Magna della MIA, dal monastero benedettino alla Domus romana di Lucina, fino alla ex Casa del Forno oggi residenza del Priore e del sacrista della Basilica di Santa Maria Maggiore. La stessa denominazione rimanda al fatto che la via è collocata all’interno della vicinia di San Giovanni in Arena e che al suo estremo occidentale, costituito dal sito del Seminario che invade Piazza Cittadella, sono stati rinvenuti i resti dell’anfiteatro romano.

La fondazione e la storia. Il monastero benedettino di Santa Grata è documentato a partire dal decimo secolo ed era in origine dedicato a Maria. Gli storici però lo ritengono molto più antico, sia in base ai ritrovamenti archeologici sia per il fatto che la sua titolazione dovette essere aggettivata in “vecchia”, per non confondere la sua chiesa con quella accanto, che poi si sarebbe trasformata nell’attuale Basilica di Santa Maria Maggiore. Perse tale denominazione nel 1027 per assumere quella di Santa Grata alle Colonnette, in occasione della traslazione del corpo della santa vissuta nel terzo secolo dopo Cristo dalla chiesa di Santa Grata in Borgo Canale: in tale occasione il luogo del precedente simulacro fu rinominato inter vites (tra le viti), sempre al fine di non creare confusioni tra due edifici dalla stessa titolazione. Soppresso due volte, nel 1798 e nel 1810, fu riattivato definitivamente solo nel 1817 con l’aggiunta del noviziato, motivo per cui per tutto il corso del 2018 è stato organizzato un lodevole palinsesto di iniziative tese a celebrare la ricorrenza.

 

 

Le opere. Non potendo accedere ai luoghi della clausura, la visita può dedicarsi alla magnifica chiesa – ricostruita nel 1591 e consacrata nel 1600 grazie anche all’apporto delle doti delle singole consacrate – tra cui ricordiamo la figlia del pittore Enea Salmeggia detto il Talpino, a cui si deve la bellissima pala d’altare Madonna e Santi. Altre opere mirevoli sono quelle di Filippo Ronzelli (Sant’Alessandro a cavallo), Marco Olmo (San Mauro e San Placido) e di vari altri.

La visita. Al complesso si accede o da via Sotto le Mura di Santa Grata o da via Arena, dove un monumentale ingresso barocco in arenaria con stipiti affiancati da telamoni che reggono un timpano modanato spezzato, opera del 1649 di Giovanni Sanz, presenta un’edicola contenente su podio la Vergine, il Bimbo, Santa Grata e San Benedetto. A sinistra del portale, sotto le tre aperture semicircolari inferriate, affiora il precedente porticato scandito da sei o forse più archi, leggermente ogivali, con colonnette di cui due con capitelli in parte corinzi. La decorazione esterna, quindi, si sviluppa sui resti della precedente chiesa e su due diversi strati di intonaco e ad oggi si possono riconoscere una serie di quattro archi a sesto leggermente acuto fasciati da fregio fitomorfo bianco su fondo rosso; tra i pennacchi degli archi campeggiano figure di santi entro oculi, di cui si riconoscono i tratti dei primi due, ovvero un diacono su fondo bruno (forse San Vigilio o Santo Stefano o San Lorenzo) e l’altro con stendardo e spada su fondo blu (Sant’Alessandro), mentre degli altri tre si vede solo il fondo del tondo rispettivamente di colore viola, blu e bruno.

All’altezza del secondo piano, corrispondente al sottogronda del portico precedente, appare un elegante fregio monocromo su fondo verde e rosso con motivi seriali geometrici, fitomorfi (girali), zoomorfi (scimmiette giocose, tritoni che reggono medaglioni con figure di sante su fondo rosso tra cui Santa Grata, con medaglione e bordatura punzonata dell’abito, che regge la testa di Sant’Alessandro e Sant’Agata con spada e seni) e antropomorfi (bimbo con vestina seduto sulla coda del tritone che regge uccellini su fondo verde).

A destra dell’ingresso timpanato della chiesa, entro cornice dipinta con fastigio tardo barocco, retto da due putti monocromi sono Madonna e Bimbo assisi su di un trono di morbide nubi con a destra San Benedetto e a sinistra Santa Grata in abito regale; la nostra compatrona è inginocchiata verso la Vergine, regge il capo mozzo di Alessandro e lascai a terra scettro e corona.

Tutto quanto rinvenuto lungo l’intera cortina risulta interamente scalpellato, probabilmente per sovrapposizioni di intonaco o forse solo per l’applicazione della calce viva usata ai tempi dei contagi di peste.

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