Alla scoperta di Bergamo per Expo
I luoghi più cari della spiritualità

La fede e la montagna si alimentano a vicenda: la vita di montagna ha bisogno della fede perché richiede enormi sacrifici, necessita di una speranza più grande del semplice stare al mondo; gli uomini delle montagne non dubitano mai del fatto che riceveranno una ricompensa nei cieli. A sua volta la fede nel Signore ha un suo luogo privilegiato sui monti: sulle creste rocciose o sui dolci pascoli la presenza di Dio è quasi tangibile: è nei silenzi attoniti della natura, nelle vedute vertiginose, nella pace ascetica dei boschi.

Bergamo non è tutta montagna, ma lo spirito della montagna ne pervade il territorio: la fede incrollabile discende dai monti fino alla pianura come i venti che sferzano dalle montagne sulla città. Tutto il territorio è punteggiato di chiese, monasteri, santuari, monumenti che testimoniano la marcata dimensione religiosa della cultura bergamasca. Inutile sottolineare il frutto più maturo di questa vocazione: il pontificato di Angelo Roncalli.

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Via dello Spirito

 

Al paese del Papa buono

Nel seguire il sesto percorso proposto dalla provincia per Expo, vogliamo allora partire proprio dal Papa buono: Giovanni XXIII nacque a Sotto il Monte, questo lo sanno anche i muri. Ma forse non tutti hanno ancora visitato i suoi luoghi, per quanto siano meta di continui pellegrinaggi. Oltre alla casa che diede i natali ad Angelo Roncalli, c’è il museo allestito da Cardinal Loris Capovilla, che conserva innumerevoli cimeli appartenuti al Papa. Il Santuario di Sotto il Monte è composto dalla chiesa parrocchiale, dalla cappella Nostra Signora della Pace e dal giardino della pace. E nel cinquantenario della morte del Papa è stata ristrutturata la Cripta Oboedientia et Pax.

 

Grotte e lacrime miracolose

Sono diversi i santuari da visitare nella nostra provincia. A Sant’Omobono Terme c’è il santuario più suggestivo del territorio bergamasco, dedicato alla Madonna della Cornabusa. Di esso il Papa buono diceva: «È il Santuario più bello che esista, perché non l’ha fatto la mano dell’uomo, ma Dio stesso». Tale affermazione si spiega col fatto che esso è ricavato da una grotta naturale aperta in una montagna a strapiombo sulla Valle. Ancora oggi arrivarci è alquanto difficoltoso.

A Colzate c’è il santuario di San Patrizio, che si aggrappa ad uno sperone roccioso alle pendici del monte Cavlera, immerso nel silenzio di prati e boschi. Qui, come a Sant’Omobono, si riafferma il legame quasi inscindibile tra fede e natura, tra luoghi isolati ed esercizio spirituale intenso. È stato restaurato negli anni Ottanta e la leggenda vuole che sia stato fondato da mercanti anglosassoni (St. Patrick è patrono d’Irlanda).

Anche a Treviglio, in aperta pianura, c’è spazio per la spiritualità: il santuario è dedicato alla Beata Vergine delle lacrime e fu costruito in seguito al miracolo del 1522. Minacciati dai Francesi, i Trevigliesi si riunirono a pregare intorno a un’icona della Madonna: all’alba del 28 febbraio il dipinto iniziò a versare lacrime e questo spinse i Francesi a deporre le armi, evitando il saccheggio.

 

Monasteri, conventi, formiche e fonti

Vi abbiamo già parlato di tanti monasteri e conventi, ma qualcuno è rimasto fuori dai nostri percorsi. Ad esempio, il monastero di San Giacomo a Pontida: la sua origine risale al periodo della lotta per le investiture,  nell’undicesimo secolo. Il fondatore, Alberto da Prezzate, inserì il monastero nella vasta rete cluniacense; tra decadenze e rinascite, è arrivato al ventesimo secolo, quando fu affidato ai benedettini.

A Foresto Sparso c’è invece il santuario di San Giovanni delle Formiche: posto sulla sommità del colle che separa Foresto dalla Val Cavallina, è meta di frequenti pellegrinaggi. È chiamato in questo modo perché nel giorno della festa del 29 agosto, quando si commemora il martire San Giovanni, ci sono sempre sciami di formiche che svolazzano nelle vicinanze della chiesetta.

Il Convento di Santa Maria Incoronata a Martinengo fu costruito nel 1475 per volontà di Bartolomeo Colleoni: era un rifugio per i pellegrini che transitavano sull’antica via Francesca. Oggi ospita i frati della Sacra Famiglia, che hanno fondato un istituto scolastico accanto al convento.

A Caravaggio sorge il famoso santuario di Santa Maria del fonte: il 26 maggio 1432 la Vergine Maria apparve a Giannetta Varoli presso il prato Mazzolengo. Nel luogo dell’apparizione iniziò a sgorgare acqua, da cui il nome. L’imponente basilica vede un afflusso ininterrotto di malati e fedeli che si recano in questo luogo sacro per chiedere la guarigione, interiore e fisica.

 

A Bergamo

Abbiamo già esplorato il capoluogo: abbiamo visto quante chiese ne ricamano il tessuto urbano. La Provincia per questo itinerario ci ricorda il magnifico Duomo e due ex monasteri: quello di Valmarina e quello di Astino, entrambi recentemente ristrutturati e restaurati. Il primo è oggi sede del Parco dei Colli; il secondo fa invece da splendida cornice a diversi e numerosi eventi, tra i quali ad esempio la mostra su Luigi Veronelli.

 

Sul lago

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Cambiando completamente scenario, ci spostiamo ora sul Lago d’Iseo: tra Sarnico e Predore sorge la chiesa di S. Giorgio: una struttura semplice in stile romanico ma egualmente suggestiva. La bellezza umile e priva di sfarzo della chiesetta si staglia sull’ambiente affascinante del lago, su cui incombe la massiccia presenza del Corno Buco.

 

Presepi e altro

In bergamasca si trovano anche musei di presepi: uno è a Dalmine, fondato da don Giacomo Piazzoli, mentre l’altro è un’ala del Museo della Basilica di Gandino. Il primo è sempre aperto, con differenze di orari a seconda delle stagioni, mentre il secondo solo nel periodo invernale, da novembre a febbraio.

Chiudiamo tornando ai concetti esposti in apertura: la spiritualità e la montagna. Dopo aver visitato santuari e monasteri, è tempo di tornare tra i prati e sui sentieri: non un sentiero qualunque, bensì la stupenda Via Priula di cui vi abbiamo già parlato. Nel suo percorso lungo e impegnativo, conduce al celebre Passo San Marco: ora che siamo in alto possiamo respirare, guardarci intorno e cogliere il magnifico equilibrio che permea il Creato e in queste nostre terre ha un’espressione, a nostro parere, di eccellenza assoluta. Questo perché l’uomo ha saputo intrecciare la sua storia a quella della natura, la sua vita a quella dei paesaggi, così come ha saputo unire la sua dimensione materiale a quella spirituale, la concretezza laboriosa alla spiritualità e alla fede più incrollabile.

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