Cinque architetture innovative
a Bergamo e dintorni

L’architettura bergamasca è innovativa? Ma soprattutto, cosa si intende per innovazione? È un cambiamento urbano, una nuova idea del progettare o un modo nuovo di vivere gli spazi? Bergamo è veloce nel trasformarsi, ma non sempre la “città dei muratori” sembra saper valorizzare al meglio le proprie possibilità, almeno dal punto di vista architettonico. A guardare bene, però, anche per le vie bergamasche e della prima provincia si respira aria di Archistar, seppure in versione ridotta.

Ecco un esempio bergamasco per ogni modo di concepire l’innovazione, sia essa tecnologica, abitativa, dei materiali, degli spazi pubblici e dello stile di vita e questo è il risultato.

Kilometro rosso

Un filo rosso fra tecnologia e poesia urbana. Sono ormai 7 anni che, arrivando dal lato milanese dell’autostrada, si vede un lungo muro rosso che è diventato il simbolo dell’innovazione scientifica bergamasca. Il Kilometro Rosso è un parco tecnologico che raccoglie fra i suoi partner esempi dell’eccellenza industriale: da Italcementi a Brembo, affiancate da importanti realtà dell’economia, dell’energia e della comunicazione. È un’area di circa 400 mila mq pensata e progettata come la sequenza di un film. Registi di questo cortometraggio architettonico sono stati l’atelier di Jean Nouvel e lo studio Blast. L’architetto francese è uno dei più importanti del nostro tempo, autore dell’Istituto del Mondo Arabo di Parigi dell’Opera de Lyon e della Galerie Lafayette di Berlino. Sul Kilometro Rosso ha dichiarato: «Siamo su un’autostrada! Esiste tutta una poetica, dai road-movies a Wim Wenders, della velocità, una poetica dell’asfalto: io ho voluto giocare con questa dimensione estetica. Chi viaggia in autostrada fa parte anch’egli di questa poesia contemporanea». Ecco il motivo per cui il Kilometro Rosso si trasforma in una quinta scenica destinata a diventare un simbolo per Bergamo e la bergamasca. Da qui deriva anche la scelta del rosso, colore immediato, pulsante. Il muro invece dà il senso del limite, del confine invalicabile che divide rumore e quiete, separa la strada dal parco, rompe la continuità ed evidenzia un’alternativa. Dietro al muro lamellare metallico, gli edifici destinati alle varie attività di ricerca, espressione di un’architettura d’alto livello che impiega tecniche e materiali innovativi e sperimentali, tra cui impianti solari, fotovoltaici e geotermici per il soddisfacimento delle necessità energetiche degli edifici.

Tra questi c’è i.lab, il nuovo Centro Ricerca e Innovazione di Italcementi, realizzato su progetto dell’architetto americano Richard Meier. Una realtà di 23 mila mq che ospita ingegneri, tecnici e ricercatori impegnati nello studio e nello sviluppo di innovazioni tecnologiche. Per le sue caratteristiche architettoniche, i.lab ha ricevuto la certificazione platinum, il più alto standard di valutazione in materia energetica e ambientale riguardante le costruzioni edili. L’edificio Italcementi infatti è in grado di ottenere un risparmio di energia fino al 60% in più rispetto a un edificio tradizionale di pari dimensioni e destinazione d’uso, grazie alle modalità di costruzione adottate.

 

Via Carducci

Città Orizzontale fra centro e periferia. Le abitazioni di via Carducci sono un progetto amato e criticato, come tutte le innovazioni. Costruite nel 1975, sono l’espressione di un’innovazione nel modo d’abitare, frutto dalla sinergia fra gli architetti Gambirasio e Zenoni. La città orizzontale occupa una superficie di 320 mila mq di cui 200 mila mq sono stati edificati e 30 mila mq sono stati destinati a strutture terziarie e artigianali, oltre alla città mercato che da sola occupa 75 mila mq. Un totale di 500 alloggi per 2000 abitanti. Un progetto residenziale che quando fu ultimato nel 1978 aveva un valore di 385 mila lire/mq. Si tratta di una zona-cerniera, un luogo – molto vicino alla storica Piazza Pontida – che di fatto era lasciato a sé stesso, in balìa di un’edilizia disordinata ai margini della linea ferroviaria Bergamo-Lecco. Il progetto si è fatto promotore di una ricerca di compattezza e unitarietà dell’insieme ed è riuscito a riordinare ed equilibrare le costruzioni già presenti, creando un’area abitativa vivibile. Con splendida vista sul panorama di Città Alta.

 

L’ex teatro Duse

Da teatro a Centro Polifunzionale. Lo strano edificio che si affaccia sulla Rotonda dei Mille (dando le spalle a Palazzo Frizzoni), era una sala teatrale dedicata ad Eleonora Duse. A ricordo di questo ora rimane solo il nome di un bar. Il teatro è stato demolito e ripensato nel 1969 grazie a un progetto curato da un team di architetti: Giuseppe Gambirasio, Giorgio Zenoni, Walter Barbero e Baran Ciaga. A Bergamo, questo è il primo edificio che riesce ad allontanarsi completamente dalla tipologia architettonica “a blocco” di tutti i palazzi circostanti. Al momento della sua concezione rappresentava una sfida e un azzardo. La struttura doveva ospitare negozi, uffici, ateliers, parcheggi a livello superiore e inferiore e un cinema. Per questo motivo fu pensato un sistema di rampe ad avvolgere un prisma di vetro. Il tutto con proporzioni inconsuete, con infissi prolungati verso l’alto e un soffitto inclinato di 45°.

 

Piazza Vecchia in verde

L’innovazione nell’uso degli spazi pubblici. Per alcuni è diventato un curioso appuntamento annuale, mentre altri la considerano ancora una blasfemia nei confronti della gloriosa Piazza Vecchia. Di fatto, la “piazza verde” che viene allestita nel cuore di Città Alta ogni anno in occasione della manifestazione Arketipos – I Maestri del Paesaggio è un esempio di innovazione nell’uso degli spazi pubblici. È un modo per stravolgere un luogo storico, per dialogare con il contesto che lo circonda, un’occasione per fruirne in maniera diversa e per pensare alla tematica ambientale e paesaggistica. La prima volta risale al 2011 con lo scopo di focalizzare l’attenzione del pubblico sulla tre giorni di convegni che si stava tenendo al Teatro Sociale. Ad addossarsene gli oneri Lo Sparviere, brand enologico della Franciacorta su progetto di Lucia Nusiner, che riprogettò la piazza anche l’anno seguente sviluppando il tema degli orti urbani. La manifestazione ha raccolto sempre più consenso e con essa la sua “visione” della piazza. Quest’anno il progetto sarà affidato al londinese Peter Fink, considerato uno dei protagonisti più originali del panorama internazionale dell’architettura del paesaggio, innovativo nelle proposte e nel metodo di lavoro.

 

Orio Center

Il centro commerciale che cambia lo stile di vita. Quello dei centri commerciali è un tema caldo degli ultimi vent’anni. C’è chi li demonizza, chi ne riconosce il valore aggregativo, chi li caldeggia come la vera rivoluzione commerciale del nuovo millennio e chi li vorrebbe cancellare dalle nostre città. Per questo, se si parla di innovazione negli spazi commerciali, non si può tralasciare che alle porte di Bergamo c’è il più grande centro commerciale d’Italia e uno dei più importanti in Europa. Orio Center è nato ufficialmente il 24 novembre 1998, dopo una lunga fase di progettazione della quale hanno fatto parte i noti architetti e designer Afra e Tobia Scarpa. Ospita oltre 200 negozi e un ipermercato, con una superficie commerciale di circa 65 mila metri quadrati e 6 mila posti auto. Nel 2004 ha visto una seconda fase di lavori che ne ha ampliato la superficie e ha creato un tunnel diretto con l’aeroporto di Orio al Serio. Nel prossimo futuro il centro commerciale vivrà un ulteriore ampliamento di 30 mila mq su cui saranno creati 75 nuovi negozi, ristoranti, un cinema con 14 sale e 8.000 posti auto. Scelte architettoniche a parte, qui l’innovazione sta anche nel creare un centro commerciale dotato di continue possibilità di trasformazione.