Astino, la rinascita di una meraviglia

È stato chiuso per anni. È difficile calcolare quanti, fra visite periodiche e ipotesi di restauro. Ora, però, il complesso di Astino viene restituito ai bergamaschi di tutte le età con il primo weekend organizzato dall’Orto Botanico Lorenzo Rota e all’Associazione La scatola delle idee. Sabato 16 e domenica 17 maggio, infatti, si terrà Fascination of plants day, due giorni alla scoperta dell’incredibile universo delle piante, nella nuova sezione supervisionata dall’Orto Botanico di Bergamo. Dopo l’apertura alla stampa e in concomitanza con l’inaugurazione in tematica Expo della mostra fotografica sul cibo del magazine National Geographic, questo weekend sarà particolarmente significativo perché riconsegna alla città – e alla provincia – il complesso monasteriale, grazie ai quasi 10 milioni di euro spesi per il suo recupero. Ma una cosa per volta.

Un’iniziativa per conoscere le piante. All’esterno del complesso è già stato allestita la Valle delle Biodiversità, un angolo di paradiso naturale che vive grazie al sapere della botanica e dell’agricoltura. Si tratta di un museo all’aperto, dove si studiano e si conservano collezioni botaniche, nel loro delicato rapporto con l’uomo. Le piante presenti saranno tutte specie utilizzate in ambito alimentare, provenienti da tutto il mondo e coltivate nel clima ideale delle colline della Val d’Astino.

Ma la Valle delle Biodiversità sarà anche uno spazio aperto alle relazioni e alle esperienze, con l’obiettivo di educare grandi e piccoli alla sostenibilità. La nascita di questo progetto darà i primi frutti sabato 16 e domenica 17 maggio, offrendo un primo test di gradimento sulle mostre, i laboratori, le visite interattive, gli incontri, i giochi che saranno dedicati a questo ambiente naturale ricreato appena sotto Città Alta.

Un po’ di storia. La Val d’Astino è, ancora oggi, un’oasi agricola racchiusa tra i boschi dell’Allegrezza e il colle della Benaglia. Qui, nel 1070 circa, fu costruito il noto monastero, fondato da alcuni monaci vallombrosani guidati da Bertario, mandati a Bergamo da Giovanni Gualberto dei Bisdomini (monaco fondatore della Congregazione Vallombrosana) nell’ottica di una visione riformistica della Chiesa. Il complesso fu subito ben accolto e le donazioni continuarono copiose negli anni permettendo l’istituzione di un ospedale, mentre le zone circostanti confluirono nella congregazione della Misericordia Maggiore.

Sempre nella storia affonda la sua decadenza, frutto della controversia fra Milano e Venezia, fino al luglio 1797, quando il comune di Bergamo lo soppresse e ne assegnò i beni all’Ospedale Maggiore. Il monastero fu trasformato nel 1832 in ospedale psichiatrico e come tale fu usato fino al 1892. Negli anni successivi fu destinato ad attività agricola e nel 1923 fu venduto a soggetti privati. Negli anni Settanta una società immobiliare tentò di dare vita ad un complesso golfistico che trovò l’opposizione della comunità, arenando tutto lo stabile in una paludosa empasse burocratica e amministrativa. Dopo questi fatti la storia del complesso di Astino si è costruita su idee e ipotesi mai concretizzate, fino ad oggi, in cui il futuro di questo gioiello bergamasco sembra delinearsi con più precisione e chiarezza.

Il miracolo di Expo. I lavori degli interni devono essere ancora completati. Per il momento l’ex-refettorio ospiterà la mostra fotografica e l’orto botanico ne prenderà una parte in gestione, mentre sono ancora da terminare la parte di scavi archeologici che interessano la costruzione più antica e i piani superiori. Nonostante questo pare che Expo abbia creato “il miracolo Astino”, visto che la riapertura sarà garantita gratuitamente al pubblico, da martedì alla domenica, dalle 10.00 alle 20.00 (e in alcune occasioni fino alle 22.00) fino ad ottobre.

Come arrivarci in attesa del completamento del nuovo e provvisorio parcheggio?
• A piedi da Città Alta.
• A piedi da Longuelo.
• A piedi da Loreto usando il parcheggio pubblico di fronte alla croce rossa.
• In bus: linea 10 Atb, fermata Madonna del Bosco bivio Astino. O linea 8 Atb, fermata Lochis (oratorio).

L’inaugurazione. All’inaugurazione sono intervenuti il sindaco Giorgio Gori, Fabio Bombardieri, presidente della Fondazione MIA, il ministro delle Politiche Agricole con delega per Expo, Maurizio Martina, il sovrintendente Giuseppe Napoleone, e l’assessore regionale Claudia Terzi. «C’è ancora molto da fare – ha dichiarato Bombardieri -, ma oggi si festeggia la rinascita di Astino, per cui sono in programma una serie di eventi culturali, musicali e ricreativi per Expo». Anche Gori ha sottolineato che questo è un risultato “parziale” perché gli interni sono ancora da completare ed ha poi ringraziato Bombardieri, per aver dato, attraverso il Cda della MIA, un’accellerazione ai lavori. Infine ha aggiunto: «Qualche settimana fa abbiamo aperto l’Accademia Carrara ed è stata una grande festa per tutta la comunità, esattamente come lo è oggi. Io penso che queste due istituzioni con una lunga storia alle spalle siano luoghi della bellezza nella quale i cittadini bergamaschi devono trovare la loro nuova identità. Abbiamo questo patrimonio a pochi metri da Città Alta, e siamo nel cuore della Lombardia, la regione più industrializzata».

Il ministro Martina ha sottineato l’importanza di questo «gioiello nazionale, orgoglio di Bergamo che dimostra come dal passato può nascere il futuro, che dal passato possono essere tracciate linee di prospettiva per la nostra comunità». Il Vicario generale, monsignor Davide Pelucchi, ha poi impartito la benedizione, ricordando la fondazione del monastero e spiegando l’etimologia della parola “monaco”, che può avere tre significati: vivo da solo, vivo per il Solo, vivo unificato. «Il primo – ha spiegato – significa vivere coltivando l’interiorità e il silenzio. I monaci ci ricordano che la terra è legata alla coltivazione dell’interiorità dell’uomo. Il secondo significato sta per “vivo con Dio”. L’ultimo, infine, trova il suo senso nell’armonia. I monaci di Astino hanno curato l’armonia tra loro, con la Chiesa e con la natura». Al termine, il taglio del nastro, che ha inaugurato una nuova stagione per il capolavoro di arte medievale restituito alla città.