Per quelli che hanno voglia di neve:
è tempo di Monte Cancervo

Foto di Angelo Corna

 

Negli ultimi inverni ci siamo abituati ad attendere la prima neve fino a Natale e oltre. Quest’anno invece il mese di novembre ci ha regalato una primo assaggio, ricoprendo dai 1600 metri di quota le cime delle nostre montagne. Salendo in direzione della Val Brembana, appena arrivati a San Giovanni Bianco, si nota la sagoma del monte Cancervo. Una montagna tozza, con la caratteristica che, poco prima della sua cima, troviamo ampi pascoli e pratoni, utilizzati durante la stagione estiva dai mandriani che salgono da Pianca con mucche, capre e cavalli. Come spesso accade anche il Monte Cancervo viene spesso lasciato in disparte per mete più famose e blasonate, relegando questa montagna ai valligiani che risalgono le sue pendici o ai pochi escursionisti che conoscono questi sentieri.

Le vie di salita. I sentieri per l’ascesa non mancano e permettono all’escursionista di compiere un divertente giro ad anello, toccando naturalmente la vetta della montagna. Il percorso riportato in questa escursione vede il suo via dal borgo di Pianca, frazione di San Giovanni Bianco, un luogo di pace che merita qualche minuto del nostro tempo per una breve visita. Il sentiero, marchiato dal segnavia CAI 102, si snoda nella parte alta del paese e risale prima tra le belle case in pietra, poi tra i pascoli, ora dipinti dai colori autunnali. Si continua con pendenza costante fino a raggiungere i torrioni della montagna, che tra guglie e pinnacoli rendono il panorama quasi surreale. Raggiungiamo la ripida parete della Corna Torella, sperone di roccia lasciato ad alpinisti professionisti, e continuiamo a salire tra canali e sfasciumi fino ad breve tratto attrezzato con catene. Un’ultima ripida salita ci porta a un ampio pratone, dove si inizia a trovare la prima neve.

Il sentiero prosegue per un tratto in falsopiano, fino a una sella che presenta due alternative: a destra un sentiero conduce direttamente alla vetta della montagna, a sinistra allunghiamo di poco il percorso, transitando per la Baita Cancervo (m.1654). Prendiamo quest’ultimo e in circa 15 minuti di cammino raggiungiamo il pascolo che ospita la baita privata, dove una pausa è più che meritata. Recuperate le energie possiamo intraprendere il sentiero che ci condurrà alla vetta, pestando la prima neve arrivata sulle nostre montagne. Saliamo a sinistra del casolare lungo i fianchi del Cancervo, guadagnando velocemente la cima, posta a metri 1831. Ci attende una piccola croce in ferro e un panorama a 360 gradi sulle Orobie Bergamasche e oltre, reso ancor più caratteristico dalle neve, seppur poca, presente.

Le vie di discesa. Per il ritorno abbiamo due alternative. La via più veloce è il sentiero CAI 130, che scende dalla vetta in direzione opposta, verso il Passo del Grialeggio, valico tra i monti Cancervo e Venturosa. Dal passo il tracciato scende nel bosco e sempre ben segnalato trova il suo termine dopo un’ora e mezza di cammino, in località Boffalora di Camerata Cornello. L’unica pecca è che per il ritorno all’automobile dobbiamo calcolare ancora 5 chilometri di strada asfaltata, purtroppo noiosa per qualsiasi escursionista. La seconda alternativa, consigliata per la discesa sia per i panorami che per i luoghi, vede invece il nostro ritorno fino alla Baita Cancervo. Imbocchiamo il segnavia CAI 131 che tra saliscendi nel bosco ci porterà in circa un’ora di cammino alle Stalle di Cantiglio e al Bivacco Presanella. Qua una targa ricorda il sacrificio dei partigiani Giorgio Issel, Raimond Marcel Jabin e del sangiovannese Evaristo Galizzi, trucidati dalle truppe nazifasciste il 4 dicembre del 1943. Ora troviamo stalle in disuso e cavalli liberi al pascolo, in un angolo di Val Brembana dove il tempo si è fermato al dopoguerra. Dal borgo di Cantiglio il nostro sentiero prosegue in discesa, attraversando i pratoni sotto le stalle e riportandoci in circa un’ora di saliscendi presso la chiesa parrocchiale di Pianca, punto di partenza della nostra gita.

 

 

Quando organizzare la visita. Il Monte Cancervo è una montagna che si presta a tutti i gusti e a tutti i tipi di escursione. La sua salita durante la stagione invernale è da valutare in base all’innevamento. Le condizioni riportate in questa escursione si riferiscono ai primi giorni del mese di novembre. Il percorso, se effettuato in tutto il suo sviluppo, tocca i 1350 metri di dislivello e i 18 chilometri di cammino. Le raccomandazioni per questo itinerario sono due; i sentieri, che anche se ben segnati meritano particolare attenzione (soprattutto in caso di nebbia), e la mancanza d’acqua. L’unica fontana è presente nel borgo di Cantiglio.

Pianetti, una storia di vendetta sul Monte Cancervo. Simone Pianetti nacque il 7 febbraio 1858 in uno dei paesini posti sotto le pendici del Monte Cancervo. Emigrò in giovane età in America, sperando di fare fortuna. Il suo temperamento irascibile e violento lo portò a crearsi inimicizie, tante che la sua stessa vita venne a trovarsi a rischio. Ritornò così tra le sue montagne, dove però non era visto di buon occhio per colpa della sua esperienza in continente straniero. Si sposò e apri una taverna poco lontano da Camerata Cornello, in cui si poteva anche ballare. Dopo poco tempo Pianetti venne messo al centro di maldicenze e bollato come anarchico e libertino. Seguì un boicottaggio nei suoi confronti che lo costrinsero ad abbandonare la locanda. Con i soldi rimasti decise di trasferirsi con la famiglia a San Giovanni Bianco. Aprì un mulino elettrico ma dopo qualche mese venne di nuovo additato, questa volta come portatore di malattie e maledizioni. Fu il colpo di grazia che lo mandò sul lastrico.

La mattina del 13 luglio 1914, dopo aver toccato il fondo, uscì di buon’ora da casa imbracciando il suo fucile a tre canne. Si diresse verso la valle di Sentino e dopo un appostamento di due ore colpi e uccise con due fucilate il dottor Domenico Morali, medico di San Giovanni Bianco e Camerata Cornello. Si diresse poi nel centro del paese, dove bussò alla porta del sindaco, non trovandolo, e successivamente al palazzo comunale. Li trovò invece Abramo Giudici, segretario comunale, con la figlia Valeria. Entrambi perirono sotto i colpi del fucile di Pianetti. Si spostò poi nella parte alta del paese, proseguendo nella sua vendetta; giustiziò a bruciapelo il calzolaio Giovanni Ghilardi, il parrocco Camillo Filippi e il messo comunale Giovanni Giupponi. Si dileguò nel bosco per riapparire nella contrada di Pianca poche ore dopo, dove cercò senza esito l’oste Pietro Bottani. L’ultima vittima, Caterina Milesi, venne stroncata nella contrada di Cantalto per un contenzioso dovuto a un debito mai pagato.

Simone Pianetti sparì, dileguandosi prima nella frazione di Cantiglio, poi lungo i torrioni del Monte Cancervo. Braccato, e mantenne le forze dell’ordine in scacco per giorni, con scontri a fuoco e fughe rocambolesche. L’unica cosa certa è che il suo corpo non fu mai ritrovato. L’ipotesi della famiglia è che il loro congiunto sia morto tra i monti Cancervo e Venturosa. Altri raccontano che il fuggitivo sia immigrato nel continente americano, dandosi alla fuga. Tuttavia, la leggenda dice che qualche decennio dopo alcuni abitanti delle zona si imbatterono in un signore anziano lungo i sentieri posti tra i monti Cancervo e Venturosa. Un breve scambio di battute porta alla vera identità dell’uomo, che altri non era che Simone Pianetti, tornato in visita nei luoghi della sua nascita. Tutt’ora la storia resta avvolta nel mistero.

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