Cinque bellissimi angoli
della Bergamo da riscoprire

Bergamo è una città ricca di storia, arte e pregevoli architetture. Eppure, alcuni dei suoi gioielli si nascondono lungo vie poco frequentate e, spesso, ignorate dagli stessi cittadini. Ne abbiamo scelti cinque, tutti da riscoprire.

 

Il complesso di Santo Spirito, via Tasso

Sorge tra via Pignolo e via Torquato Tasso il grande convento di origine trecentesca (1311) dei padri Celestini, rimasto attivo fino al 1785. Il complesso comprendeva la grande chiesa posta nell’omonima piazzetta Santo Spirito e due chiostri meridionali, oggi accessibili da via Tasso e adibiti ad altro uso. Dopo quasi un secolo, il convento passò ai Canonici Regolari Lateranensi, che riorganizzarono quasi completamente l’antica struttura, ampliandola di un nuovo chiostro, dove oggi si trova il passaggio pedonale. La chiesa, un tempo connessa al complesso, presenta una facciata rustica, che conserva tracce dello scheletro trecentesco, nonostante i numerosi interventi successivi (nel Settecento si aumentò l’altezza e le si diede una forma leggermente curvilinea).  Al centro della facciata è collocata una moderna scultura bronzea, la Discesa dello Spirito Santo di Francesco Somaini, creata nel 1972. La parte interna subì altrettanti cambiamenti, il più imponente dei quali nel 1530, quando fu costruita la grande navata che ancora oggi la caratterizza. Nel primo Settecento la zona del coro e l’intero soffitto furono restaurati e ridisegnati. L’interno della chiesa è ricco di opere d’arte distribuite nelle diverse cappellette laterali, ma la più importante si trova nella quarta cappella di destra, la Pala di Santo Spirito, dipinta nel 1521 da Lorenzo Lotto su commissione della ricca famiglia Angelini.

 

La casa dell’Arciprete, via Donizetti

In via Donizetti sorge questo grandioso edificio, il più bell’esempio di stile rinascimentale in città, costruito all’inizio del Cinquecento (e non nel 1520 come molti sostengono) da Pietro Isabelli, detto Abano, noto architetto di Lecco, su commissione di Benedetto Ghislandi. Questo ricco cittadino bergamasco abitò nella dimora dal 1500 al 1519, anno della sua morte. In seguito, la casa fu residenza della famiglia Arici, dei Fogaccia, che l’acquistarono  intorno al 1675, e, successivamente, della famiglia Gritti-Morlacchi. Tuttavia, nel 1840 l’edificio entrò nelle mani del Capitolo del Duomo di Bergamo, il quale vi organizzò  il Museo Diocesano d’Arte Sacra A. Bernareggi, oggi trasferito presso Palazzo Bassi Rathgeb. La facciata esterna del primo Cinquecento, ricoperta di marmo grigio policromo proveniente dalle antiche cave di Nembro (oggi abbandonate), mostra uno sviluppo su tre livelli, caratterizzati da archi a tutto sesto, lesene e da una sontuosa finestra centrale al piano terra. L’interno, al quale si accede attraverso un androne affrescato che conduce ad un cortile rinascimentale, lastricato in pietra e privo di loggiati, presenta stanze ricche di affreschi di Giovanni Busi, detto “il Cariani”, mentre altri ambianti furono dipinti nell’Ottocento da Paolo Vincenzo Bonomini.

 

La chiesa di San Michele, Largo San Michele al Pozzo Bianco

È uno degli edifici più antichi della città, risale, infatti, al secolo VII.  La struttura longobarda venne in parte modificata nel XII e nel XIII secolo, ma gli interventi più importanti si ebbero nel corso del Quattrocento; lo stesso impianto fu mantenuto durante i restauri d’inizio Novecento (facciata e campanile vennero ristrutturati nel 1915). L’interno della chiesa è caratterizzato da un’unica navata, divisa in campate da archi a sesto acuto, che sorreggono un antico soffitto di travi a vista; pareti e volte sono decorate da raffigurazioni votive quattrocentesche e da rare decorazioni di gusto bizantino (riscoperte nel 1942), mentre in una delle cappelle di sinistra è presente un bellissimo ciclo di affreschi sulla Vita di Maria di Lorenzo Lotto, dipinto probabilmente nel 1525. Sempre nel Cinquecento vennero restaurate le tre cappelle di fondo dall’architetto Ziliolo, affrescate poi da Gian Battista Guerinoni nel 1577. La chiesa di San Michele conserva anche altri dipinti di notevole fattura, come la pala d’altare raffigurante una Madonna con bambino di Gian Paolo Lolmo, la Madonna del rosario e Santi di Enea Salmeggia, il Cristo e l’adultera e l’Ultima cena di Antonio Cifrondi, posti nella controfacciata. Inoltre, nella cripta sono ancora visibili alcune decorazioni e dipinti risalenti al Duecento, nonché una Madonna in trono di Antonio Boselli (1496-1536).

 

Tempietto di Santa Croce, Piazza Padre Reginaldo Giuliani

Alle spalle della Basilica di Santa Maria Maggiore sorge questo curioso edificio del secolo XI. La costruzione si presenta all’esterno con tessuto murario in arenaria scura e conci piccoli e rozzi, ritmato da archetti pensili che decorano il profilo delle absidi, creando giochi di chiaroscuro; inoltre, sono visibili due parti sovrapposte, quella bassa, caratterizzata da archetti intervallati da lesene, e quella alta, composta di ampie finestre rettangolari cinquecentesche che sostituiscono le bifore originarie. Nel 1444 una parte dell’edificio divenne sotterranea, a causa della riorganizzazione del vescovado, e fu innalzata la scalinata che da piazza Duomo immette nell’attuale Aula della Curia. L’interno (solitamente non accessibile al pubblico), la cui decorazione fu promossa dal vescovo Lanfranco nel 1360, presenta una pianta centrale e quattro absidi insistenti su un quadrato, nonché numerose decorazioni così disposte: nei catini absidali, La Deposizione, Il ritrovamento della croce da parte di S. Elena, Il miracolo attestante l’autenticità della croce, L’imperatore Costantino recante la croce in Roma, attribuiti a Cristoforo Baschenis il Giovane; sopra i quattro pilastri angolari sono collocati quattro bassorilievi raffiguranti i simboli degli Evangelisti, nelle trombe quattro angioletti recanti oggetti liturgici, nella lanterna quattro vegliardi con la mitria vescovile, (che potrebbero rappresentare i Padri della Chiesa S. Agostino, S. Ambrogio, S. Gregorio Magno, S. Girolamo), e nella cupola il Padre Eterno, tutti attribuiti a Francesco Coghetti. Il Tempietto subì moltissimi restauri e cambiamenti nell’arco della sua storia e soltanto nel 1937 venne riportato dall’architetto Angelini alla forma originaria.

 

Monastero di San Benedetto, via Sant’Alessandro

In pieno centro città, in via S. Alessandro, sorge questo monastero femminile di clausura, sorto dalla fusione delle comunità benedettine di Santa Maria Novella, prima stanziate a Stezzano, e di Santa Maria di Val Marina, presenti nel convento di via S. Alessandro dall’inizio del Duecento; tra il 1516 e il 1522 l’architetto Pietro Isabello ricostruì l’edificio che, infatti, presenta un tipico stile cinquecentesco. Nel periodo della Controriforma vennero eseguite diverse visite pastorali e, durante la visita di Carlo Borromeo, avvenuta il 27 settembre 1575, non fu rilevata alcuna irregolarità nella vita monastica. Il Cardinale ordinò soltanto che fosse costruito un tabernacolo in legno dorato per conservare il SS. Sacramento e il coro dove le monache assistevano le funzioni religiose fosse chiuso. Questo progetto però non fu realizzato e la struttura interna della chiesa restò invariata. Nel corso del Settecento ci fu un restauro completo (1756-1757), seguito dall’ampliamento dei gradini dell’altare maggiore, dall’acquisto di un prezioso paliotto d’argento per l’altare, dal rifacimento degli ostensori per le reliquie e dall’acquisto di nuovi arredi. Inoltre, nel 1795 si decise di rivestire in marmo la predella e gli scalini del pavimento dell’altare maggiore. Con l’avvento di Napoleone e della Repubblica Cisalpina si giunse alla soppressione di tutti gli Ordini religiosi e alla chiusura di monasteri e conventi, motivo per cui la comunità bergamasca di San Bernardo riprese le sue attività soltanto nel 1827. Dal punto di vista architettonico, il complesso sfoggia una facciata imponente, scandita da tre scomparti finemente decorati in cotto, mentre gli interni della chiesa presentano una pianta centrale con tiburio ottagonale. Di periodo cinquecentesco sono le illustrazioni della vita di San Bernardo presenti sulle lunette, opera di Cristoforo Baschenis il Vecchio, mentre alcuni pregevoli affreschi e quadri risalgono al secolo XVIII. L’altare d’argento, i paramenti e numerose suppellettili liturgiche furono requisite dall’autorità napoleonica, mentre la pala raffigurante l’Assunta di G. B. Moroni e quella di S. Stefano di Calisto Piazza vennero trasferite all’Accademia di Brera.