Dopo ben 64 anni, i Valoncini
hanno deciso di voltare pagina

Ad Albino non si dice vado in tabaccheria, dal ferramenta, dal calzolaio, dall’ottico, dal gioielliere o in libreria, ma dal Petteni, dal Buttinoni, dal Cugini, dal Maldotti, dal Busetti, dai Carrara o dalla Valoncini. E proprio qui ci fermiamo – lungo il Risöl, strada del centro storico che collega via Mazzini a piazza San Giuliano -, dalla Valoncini, una bella libreria ma anche edicola, cartoleria e negozio di articoli da regalo, punto di riferimento per Albino ma anche per molti paesi del circondario. Uno spazio cresciuto nel tempo, creato dal nulla grazie alla caparbietà di una donna, Teresa Valoncini, classe 1928. Ne parliamo con la figlia, Loredana Cugini, attuale titolare, che con il marito, Sergio Carrara, ne porta avanti l’attività, «ma ancora non per molto…» ci confida. Come detto, gli attuali gestori sono i coniugi Loredana e Sergio (60 e 64 anni), che si presentano così: «Il nostro amore e la volontà di costruire insieme ci hanno portati dapprima a formare la nostra famiglia e in seguito, per poter stare più vicini ai nostri figli, anche a lavorare insieme. I nostri ragazzi vivono tutti all’estero: Lidia, la primogenita, è a Madrid dove si occupa di organizzazione eventi; Nicola è musicista (timpanista) nell’Orchestra Sinfonica di Copenaghen ed è frequentemente in tournée per il mondo; Paolo è studente universitario alla facoltà di “Studi internazionali” all’Aja in Olanda».

 

[La signora Teresa con il figlio Emilio in una foto d’epoca]

 

Ci racconti gli inizi dell’attività.

«È iniziato tutto nel 1955 , in maniera quasi casuale e quest’anno sono 64 gli anni di attività. Mia mamma aveva perso il lavoro, era impiegata al Comune ma già a quel tempo c’erano nei concorsi pubblici “maneggi” che non le permisero di avere i crediti necessari per mantenere il posto occupato fino ad allora. Andò così a lavorare in una cooperativa alimentare, nel frattempo nacque mio fratello Emilio che diede a balia, ma pure la balia rimase incinta e fu così costretta a trovarne una seconda ma mio fratello non era sereno e piangeva continuamente. Raccontando questa preoccupazione a una persona che gestiva un’attività di cartoleria in via Vittorio Veneto ad Albino, questa le disse: “Se vuole le do il mio negozio”. Mia mamma pensò fosse l’occasione per riportare a casa suo figlio, s’indebitò fino al collo perché le famiglie dei miei genitori erano povere, ma il suo entusiasmo fu fondamentale per dare propulsione all’attività. Pur essendo di origini modeste, Teresa aveva la fortuna di essere abbastanza ricca intellettualmente, avendo frequentato le scuole medie grazie al sostegno di una benefattrice, anche se poi i suoi studi si erano interrotti quando i suoi fratelli furono chiamati in guerra, e lei aveva dovuto iniziare a lavorare per aiutare la famiglia. Nonostante ciò, durante la settimana lavorava e di domenica frequentava le Commerciali in Città Alta. Una donna, oggi novantunenne, che ha sempre cercato di coltivare il suo sapere. L’attività, iniziata come cartoleria, si è ben presto allargata ai libri di testo, alla narrativa ed edicola. Mia mamma successivamente introdusse anche la profumeria e gli articoli da regalo, facendo addirittura arrivare saponi dall’Inghilterra, che arrivavano imballati in casse di legno e decorazioni natalizie in vetro soffiato. Dimostrava estro imprenditoriale e una forza di volontà (e fisica) incredibile. Ha avuto sicuramente la fortuna di avere collaboratori amorevoli che hanno creduto in lei sapendola aiutare tantissimo sia in negozio che a casa. Lei era il motore ma ha avuto vicino tante belle braccia e tanti cuori».

Anche suo papà stava in negozio?

«Era ceramista in un’azienda brianzola ed ebbe la sfortuna di essere uno dei primi esodati, anche se il termine ancora non esisteva. Il titolare della sua ditta, che produceva porcellana, morì d’infarto, subentrò la moglie che non conosceva questo lavoro. Nel giro di pochi anni la ditta fallì. Mio papà si ritrovò a cinquant’anni senza lavoro, senza contributi versati e con nessuna prospettiva di lavoro in zona, dove non esistevano fabbriche di questo tipo. Raggiunse l’età della pensione in negozio (e soprattutto a casa) dando una mano anche se non era il suo lavoro. In negozio ci stavano prevalentemente mia mamma e mia zia Berta, poi io, appena arrivai al limite del banco, con un bel grembiulino a quadretti che si legava dietro e le ciabattine. Ero piccolina, proprio ieri mia mamma mi ricordava di quando mi invitava ad alzare il mento (nascosto dal banco) per salutare i clienti».

Il negozio è sempre stato dov’è ora?

«Il primo negozio, dal 1955 al 1963, era a fianco dell’attuale, dove ora c’è la Terry con un negozio di scampoli; il secondo, dal 1963 al 1983, era prospiciente all’attuale e ancora lo utilizziamo come vetrina espositiva; dal 1983, avendo la necessità di ampliarci, ci siamo trasferiti dove siamo ora, acquistando e ristrutturando lo stabile. Ho lavorato nel nuovo negozio con mamma, zia e mio fratello Emilio fino al 1989 e dal 1990 al 2000 anche con mio marito Sergio. Io e Sergio ci siamo presi una pausa per alcuni anni, rilevando poi l’attività nel 2007».

Come libreria siete attivi anche nel collaborare a iniziative culturali.

«Sono attività che abbiamo sempre cercato di supportare, affiancandoci a Comune, Biblioteca, scuole e associazioni. Partecipiamo a presentazioni ed eventi con autori offrendo materiali, idee, suggerimenti e cataloghi. Continuiamo così a coltivare una passione nel curare l’aspetto educativo che personalmente ho sempre avuto, sia come mamma che a livello di volontariato, sono stata anche assistente educatore e con mio marito Sergio, da giovani, ci siamo occupati di disabilità».

La vostra è l’unica libreria di Albino?

«Siamo certamente l’unica libreria che da tanti anni ha stretto rapporti diretti con gli editori, il che vuol dire avere tutte le uscite librarie in anteprima e che si rende disponibile a fornire testi che altre realtà definiscono “impossibili da avere”. Purtroppo anche nell’editoria si evidenziano da qualche tempo movimenti abbastanza strani, risulta sempre più difficile riuscire a mantenere rapporti di tipo personale, vengono a mancare figure di riferimento, gli agenti sono in continuo cambiamento. Altre difficoltà, oltre alla concorrenza online, sono rappresentate dalla presenza sempre più massiccia di competitor non qualificati, quali ad esempio i supermercati. Ma è nella libreria “di vicinato” che si crea un rapporto che va oltre quello strettamente commerciale: siamo convinti che quanti sapranno stare sul pezzo e tener duro con la capacità di far valere la propria professionalità, non moriranno mai. Abbiamo cercato comunque di ovviare a queste difficoltà affiancando al prodotto librario il gioco didattico e di ruolo, affacciandoci al panorama internazionale per poter, anche in questo caso, fare la differenza, offrendo prodotti di qualità sia per la scelta dei materiali che dei contenuti educativi che desideriamo suggerire alla nostra clientela».

Accennava prima a un possibile passaggio di consegne.

«Crediamo che il nostro negozio sia riuscito ad andare avanti e a espandersi per tanti anni perché ha avuto la capacità di muoversi guardando lontano, cercando di riuscire a leggere la realtà che cambiava. Siamo certi che abbia tuttora ampi margini per creare qualcosa di nuovo, di bello e diverso. Mi piace pensare all’immagine del surfista che prende l’onda, la cavalca e cerca quella dopo. Proprio in questa prospettiva ci piacerebbe che qualcun altro salisse sulla nostra onda e andasse avanti a cavalcarla. Noi ora, forse per questione di età ma anche per fatica tecnologica, capiamo che c’è bisogno di sempre nuovi entusiasmi per continuare a mantenere alto il livello della nostra proposta per fare in modo che il nostro trend che è sempre stato positivo e in ascesa rimanga tale. Ci piacerebbe passare il testimone a qualcuno che la pensa come noi o che sogni ancor più di noi e poter dire tra qualche anno “guarda, anche senza di noi la nostra vecchia attività sta andando avanti, grazie alla passione e competenza di altre persone”. Sopravviverebbe così un luogo di riferimento per il paese ma anche un servizio per la Valle e non solo, perché è moltissima la clientela che arriva da noi anche da altre zone, grazie al passaparola».

Perché questa decisione?

«Per motivi essenzialmente personali, profondamente umani, legati all’idea della relazione. Abbiano capito che ora abbiamo bisogno di prenderci del tempo da dedicare alle relazioni familiari, non vogliamo perdere questo treno che passa una volta sola. I nostri familiari invecchiano, sono più fragili, i figli crescono, fanno delle scelte… e noi vorremmo essere presenti e parte significativa di tutti questi cambiamenti. Il nostro lavoro che tanto ha dato alla nostra famiglia, sia in termini umani che economici, non deve essere il fulcro della nostra vita, non vogliamo che lo sia. Quindi vorremmo affidare questa nostra attività a qualcuno che voglia continuare a farne qualcosa di buono per sé e come servizio».

Maturare questa idea non sarà stato semplice.

«Difficile e in qualche modo anche doloroso, ma non è un lutto, vorrebbe essere un semplice passaggio di consegna, una staffetta. Sarebbe più doloroso non avere la capacità di fare il passo giusto, sperando così di dare futuro soprattutto alle relazioni ma anche all’attività che, non nascondiamo, ci piacerebbe e sarebbe positivo si continuasse a chiamare “Valoncini” perché è un contenitore che racchiude tutto quanto ho appena raccontato».

I vostri figli come l’hanno presa?

«Con molta tranquillità. Ognuno di loro ha pensato a percorsi diversi, e noi teniamo molto alla loro libertà di scelta. Certo, hanno intrapreso strade difficili e magari un giorno potrebbero rimpiangere di non aver proseguito questa attività, ma è giusto che vadano dove li porta il cuore. Crediamo che ogni persona debba poter scegliere la propria strada, per quanto difficile sia. Anzi, in un certo senso crediamo siano molto contenti di questa nostra scelta, sanno che questo lavoro ci ha dato molto, ma in qualche momento ci ha anche tolto molto».

Entrando nella vostra libreria si è accolti con il sorriso. Ci parli del rapporto che avete instaurato con la vostra clientela.

«Ora che comincia a circolare la voce di un nostro passo indietro, stiamo raccogliendo parecchie attestazioni di stima e rincrescimento. Noi diciamo che sicuramente arriverà qualcuno meglio di noi, ci credo davvero. Comunque saremo disponibili, se gradito e richiesto, a un graduale ma breve passaggio di consegne, ritengo infatti che i vecchi debbano essere “abbattuti” se davvero si vuole che i giovani vadano avanti. Per quanto riguarda i sorrisi, non so se è così, ma spero di sì, avremmo in questo modo centrato la nostra idea di renderlo non solo un luogo di vendita ma di accoglienza, un po’ come tutti i negozi di vicinato dovrebbero secondo noi essere, dove è più facile incontrare umanità, confronto, dialettica vera e rispettosa, in cui non si fa solo commercio ma in cui si esprimono e accolgono pareri, anche diversi tra loro, per crescere anche come persone che non pensano mai di essere arrivate, di essere depositarie di verità, ma di aver sempre bisogno dell’aiuto dell’altro per migliorare».

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