I bergamaschi, innamorati del tram

Gianni Scarfone, 60 anni, si occupa di programmazione e gestione di sistemi di trasporto dal 1982. Nel 1995 è stato nominato presidente di Atb, guidandone la trasformazione da municipalizzata in società per azioni e lo sviluppo negli anni successivi. Ha lavorato con cinque amministrazioni cittadine di diverso colore politico (Vicentini, Veneziani, Bruni, Tentorio e Gori). Dal 2002 è direttore generale di Atb Mobilità e, dal 2004, amministratore delegato di Teb (Tramvie elettriche bergamasche). L’unico ad averlo inizialmente messo in discussione sulla Teb era stato il presidente della Provincia, Ettore Pirovano, che però poi cambiò idea: «Cambio tutti, ma tengo Scarfone che fa girare i tram», disse. In pratica, Scarfone è una sorta di “ministro dei Trasporti” senza scadenza della Grande Bergamo, definizione che lui ovviamente rifiuta: «Non sono ministro di niente, io propongo delle idee che, una volta condivise, ho il compito di realizzare». Del suo lavoro dice che servono esperienza e passione. Spesso viene invitato come relatore in incontri nazionali e internazionali sul tema della mobilità: «Mi chiamano a raccontare i risultati di Bergamo: per città di questa dimensione, infatti, se non siamo primi, siamo secondi; se non siamo secondi, siamo primi».

 

 

Lo scorso anno il tram ha registrato 3,7 milioni di viaggi, 200mila in più rispetto al 2016; gli incassi sono aumentati del 6,7 per cento e il bilancio della Teb per la prima volta si è chiuso in positivo. Come spiega questo successo?
«Col fatto che i bergamaschi si sono innamorati del tram».

Come mai?
«Perché, a differenza degli autobus, è un mezzo più capiente e innovativo, viaggia in sede riservata e ha indici di puntualità elevatissimi».

Ma “viaggi” non significa numero di viaggiatori.
«No, indica il numero di passaggi, che viene calcolato considerando i biglietti venduti e gli abbonamenti».

La popolazione che utilizza il tram non è solo quella studentesca…
«Già qualche anno fa avevamo calcolato che il tram ha avuto la capacità di ridurre l’uso dell’auto privata del 12 per cento».

 

 

I voti assegnati dai viaggiatori a questo servizio sono altissimi: 8,1 alla frequenza; 8,7 al rispetto delle corse previste; 8,6 alla puntualità e al personale; 8,5 al rispetto dell’ambiente; 8,1 alla condotta alla guida, alla facilità di munirsi di biglietti e di informarsi sulle corse. Vuol dire che la gente è contenta.
«Il discorso si può allargare ad Atb. In questa sorta di città metropolitana che va da Albino a Dalmine, Atb e Teb trasportano decine di migliaia di persone, per un totale di trenta milioni di viaggi (biglietti più abbonamenti) a l l’anno. L’organizzazione del servizio spinge i cittadini a utilizzare i mezzi pubblici. In più, sta crescendo una sensibilità diversa che fa leva su motivazioni etico-ecologiche».

Non è comunque il caso di altre aziende di trasporto pubblico, come Trenord.
«Di questo ne parliamo un’altra volta. In ogni caso, non siamo i soli a raccogliere risultati incoraggianti, il cambiamento culturale e organizzativo avvenuto in Atb e Teb ha però dato i suoi frutti».

Quale cambiamento?
«Si è passati da aziende che avevano al centro il concetto della produzione, i meccanismi della combinazione e dei turni, a un’impostazione del servizio che ha al centro la persone con i loro bisogni. Abbiamo investito sulle persone anche all’interno delle due società».

Quanti dipendenti ha Teb?
«Quarantatré, in gran parte conducenti. Quando l’abbiamo costituita la scelta è stata quella di mantenere una struttura leggera in collaborazione con Atb. Per dire, non solo io faccio l’amministratore delegato di entrambe le società, ma alcuni servizi di tipo amministrativo, contabile e di gestione del personale vengono fatti dall’Atb».

Il 55 per cento di Teb appartiene ad Atb, il 40 per cento alla Provincia e il 5 alla Camera di Commercio, che è intenzionata a uscire anche per ragioni normative. Acquistate voi questo 5 per cento?
«Non lo so, vedremo. Ma volevo dirle un’altra cosa a proposito del tram».

Prego.
« Nell’ora di punta critica, tra le 7 e le 7.30 del mattino, abbiamo una frequenza intorno ai 7-8 minuti. Ebbene, vorremmo portarla a 5 minuti».

Ma…?
«Ma abbiamo un vincolo tecnico rappresentato dal fatto che al terminal di via Marconi ci sono tre binari, ma ne possiamo utilizzare solo due perché il terzo non ha la banchina per i passeggeri. Abbiamo chiesto da mesi alle società del gruppo Fs di poter disporre una striscia di un metro e mezzo dove hanno realizzato il parcheggio. Abbiamo dichiarato a Comune e Provincia l’obiettivo di affittare o di acquistare un metro e mezzo di asfalto. Finora però non abbiamo avuto risposta».

 

 

Perché?
«Il mondo Fs è complesso. Loro perderebbero qualche posto nel parcheggio ma siamo disponibili anche a valutare un mancato introito, per noi sarebbe un passo fondamentale».

Vediamo se qualcuno risponde. Intanto il futuro prossimo è arrivare col tram fino a Villa d’Alme, la mitica T2 in direzione della Val Brembana.
«Servono 145 milioni. Il governo ha destinato risorse e le condizioni per ottenere un finanziamento sono addirittura più favorevoli di quelle per la T1, che fissava un limite del 60 per cento a carico dello Stato. Ora, teoricamente, Roma potrebbe finanziare tutto l’intervento. Non lo farà perché il documento strategico del ministro Delrio suggerisce una collaborazione finanziaria con le regioni. L’altra novità del decreto è che sono i comuni capoluogo a dover presentare la domanda di finanziamento».

Quindi si parte?
«Teb concluderà tutti gli studi ed entro il 31 dicembre presenterà un progetto serio. A nostro vantaggio ci sono gli ottimi risultati della T1, perché negli ambienti ministeriali i numeri di Bergamo sono noti e apprezzati. Entro giugno 2019 sapremo se il ministero dirà sì o no al finanziamento e a quanto ammonterà. Nel frattempo anche i cugini bresciani si stanno muovendo sulle linee tranviarie dopo aver realizzato la metropolitana e presenteranno una richiesta analoga».

E una volta ottenuti i soldi?
«Dovrà scattare un meccanismo di coesione: andrà costruito un piano finanziario che preveda da una parte le risorse integrative della Regione e dall’altra un contributo dei Comuni e dei privati».

In che senso?
«Tenendo conto che la Linea 2 attraversa ex aree industriali che potenzialmente potrebbero essere rilanciate dalla presenza del tram, occorre trovare investimenti complementari per realizzare piste ciclabili, parcheggi e fermate. Sarebbe un’esperienza innovativa».

 

 

Che soggetti ha in mente?
«Chorus Life, ad esempio, o le cave Ghisalberti o il Gres. Il tram in questi contesti è un interesse comune. Negli altri Paesi europei queste vicende sono addirittura regolamentate».

Qualcuno si è messo di traverso?
«Fino a questo momento, no. Stiamo verificando i problemi che riguardano il tracciato, parlandone direttamente coi Comuni perché vogliamo che il progetto sia condiviso e sostenuto».

Poniamo che tutto vada liscio, che si arrivi al progetto esecutivo e alle gare. Quando entrerà in funzione la Linea 2?
«Ovviamente predisporremo il progetto esecutivo solo se la tratta verrà finanziata. Io metto in conto la seconda parte del 2019 e buona parte del 2020 per il perfezionamento di questi passaggi. Poi i tempi di realizzazione della T2 saranno gli stessi della T1: 36 mesi».

Quindi, correndo, potremmo farcela nel 2024. Più di cinque anni, in Giappone ne impiegherebbero uno.
«Nel nostro Paese è diventato complicato fare le cose».

Le cose stanno così, per il prolungamento della T1 fino a Vertova ci vorranno almeno dieci anni…
«Non è detto, il proseguimento verso Vertova è emerso come esigenza del territorio: sono state raccolte firme, è stato costituito un comitato; la Teb ha condotto uno studio insieme all’Università sulle ricadute positive che la realizzazione potrebbe avere sul tessuto economico e sociale della media Val Seriana. Ma in questa fase la priorità è la T2».

Infine si comincerà a pensare alla T3, la linea cittadina che staccandosi in via Corridoni raggiunge il nuovo ospedale. Non la faremo mai?
«Anche qui non è detto. Bisogna però tenere conto del fatto che la T3 ha un impatto e dei costi realizzativi molto più pesanti, perché nel caso della T1 e della T2 viene utilizzato in prevalenza il sedime dell’ex ferrovia, con la T3 si tratterebbe di realizzare un tranvia che attraversa la città da est a ovest. Ma abbiamo preso in considerazione anche delle varianti».

 

 

Quali?
«Far arrivare i binari del tram fino in centro alla città utilizzando viale Papa Giovanni, fino al Sentierone. È un’idea suggestiva che consentirebbe al tram di arrivare fino al centro di Bergamo».

Questa possibilità non dovrebbe richiedere grandi investimenti: sono trecento metri.
«Se parte la T2 possiamo cominciare a pensarci, anche se i bergamaschi hanno bisogno di tempo per appassionarsi a un’idea, perché si tratta di un intervento comunque radicale: ingombrare le corsie centrali di viale Papa Giovanni non è un dettaglio. Nizza lo ha dimostrato, anche se poi, a risultato raggiunto, tutti sono saliti in carrozza. È un cambiamento di mentalità e della città stessa».

Serve più determinazione da parte del Comune?
«Questa amministrazione ha una spiccata sensibilità sui temi della mobilità, ma la città deve, per così dire, prendere coscienza. Molti osservatori continuano a considerare la T1 o la T2 come i tram delle valli. Ma entrambe le linee hanno sei, sette fermate in città con frequenza ogni quarto d’ora. Ciò significa che l’accessibilità alle zone centrali è grande».

Si potrà arrivare col tram alla funicolare?
«Tagliare da viale Vittorio Emanuele in su è complicato».

L’anno prossimo il tram compie dieci anni…
«Faremo una grande festa. Sperando di annunciare in quell’occasione la T2».

Dopo tanti anni alla guida di Teb e Atb, ci dica i suoi tre sogni sulla mobilità in Bergamasca.
«Ci sono tre cose che ci consentirebbero di fare un salto di qualità. La Linea C può essere l’inizio di un processo, perché noi oggi abbiamo acquistato 12 autobus elettrici che insieme a quelli a metano, alle funicolari e al tram, affermano che due terzi del servizio Atb utilizza soluzioni ecologiche. L’obiettivo da qui a 7-10 anni è togliere tutti gli autobus a gasolio. L’altro pezzo del sogno è la T2. E il terzo è trasformare finalmente le linee ferroviarie che collegano Bergamo con Montello a est, Ponte San Pietro a ovest e Treviglio a sud (la cosiddetta ipsilon ferroviaria) in linee sulle quali il treno si comporta come un tram, con numerose fermate e frequenze in stile metropolitana».

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