Bergamo ama lo street food
E lo street food ricambia

«Non sappiamo quanto possa durare questa tendenza, ma al momento è un dato di fatto: gli street food vanno di moda e sono richiesti da tutte le Amministrazioni»: è la lucida analisi di Giulio Zambelli, presidente di Anva (Associazione nazionale venditori ambulanti), alla base dell’organizzazione di tutti gli eventi legati allo street food sul suolo pubblico di Bergamo. Stiamo parlando delle varie bancarelle alimentari di piazzale degli Alpini, ma anche del Mercato europeo (i Mercatanti), che nel 1999 fu, di fatto, il primo approccio della nostra città con il mondo della ristorazione di strada.

 

 

I dati italiani. E i dati parlano chiaro: tra ristoratori che costruiscono appositamente container per avere a disposizione cucine mobili e imprenditori alimentari che si lanciano sul mercato proprio a partire dalla strada, le attività di street food aperte in Italia negli ultimi cinque anni sono più di mille, che sono andate ad aggiungersi alle 1717 attività presenti già nel 2013. Insomma, a fare street food in Italia ci sono 2729 attività. Stringendo il campo alla Lombardia, le nuove attività di street food aperte tra il 2013 e il 2018 sono 198. Quaranta delle quali nella nostra Bergamo. Un numero alto: Catania, che è la settima città nella classifica italiana per numero di attività di street food, ne conta 71 totali. Il podio italiano vede Milano e Roma appaiate al primo posto con 181 attività, seguite da Torino con 130, insidiata a sua volta dalle 128 attività di Lecce.

A Bergamo. I dati bergamaschi, quindi, la dicono lunga sull’attenzione che la nostra città rivolge a questo settore: «Come Confesercenti – spiega Giulio Zambelli –, ci occupiamo di organizzare eventi su commissione del Comune. Lo street food è al centro della vivacizzazione, ad esempio, di piazzale degli Alpini nel periodo pre-estivo, vivacizzazione a cui il Comune tiene particolarmente». Un settore, dunque, che richiama sempre più imprenditori. Curioso il caso di Tassino Eventi: l’attività del locale di piazza Pontida è stata affiancata da quella su strada, con la progettazione di una cucina mobile, che tra l’altro permette anche di prendere parte ad altri eventi, che siano privati (ad esempio matrimoni) o pubblici (ad esempio aperitivi in GAMeC), esperienze che esulano dallo street food vero e proprio ma che molti locali attrezzati per la ristorazione ambulante possono tranquillamente gestire.

 

 

Un settore che però va sempre più affollandosi, con relative questioni legate alla concorrenza: «Nei nostri eventi – spiega Zambelli –, selezioniamo tra le quindici e le venticinque attività tra tutte quelle che partecipano ai bandi che pubblichiamo di volta in volta. Significa che tutti possono avere spazio, ma significa anche che ci devono essere dei criteri di selezione: uno su tutti, la qualità dei prodotti e la tipologia dell’offerta». Parafrasando: bisogna essere i migliori per riuscire a trionfare in un settore che è richiesto, ma anche affollato; se gli street food vanno di moda, non significa che “street food” sia sinonimo di “guadagno”. A livello nazionale, un dato interessante…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 9 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 12 luglio. In versione digitale, qui.

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