Bergamo che corre in moto
Breve storia della Nolan

Fra scintille e calcetti, il motomondiale volge al termine. In motoGP la lotta tra Valentino Rossi e Jorge Lorenzo appassiona e divide: vedremo come andrà a finire. E chissà per chi tifano a Brembate Sopra. Cosa c’entra Brembate Sopra? C’entra eccome, perché da più di vent’anni nel paese dell’isola c’è un’eccellenza internazionale del mondo dei motori. Sì, perché tutti pensano che i grandi motori siano in Emilia e i grandi piloti siano in Romagna o “lì in zona”, come il quarantasei giallo. Vero. Però, ci sono dei però: primo, il pilota più vincente della storia del motociclismo era e rimane Giacomino Agostini da Lovere; paese di riviera sì, ma non certo romagnola. Secondo, i piloti superano i trecento all’ora grazie all’Emilia (o al Giappone), però frenano grazie a Curno e alcuni hanno in testa (o avevano) Brembate Sopra. Come Jorge Lorenzo appunto. Non che il pilota di Maiorca si sia innamorato della torre del sole o del poliambulatorio, beninteso, ma fino a due anni fa aveva in testa un casco X-Lite. E qui ci siamo.

 

 

Come nasce un marchio di successo. X-Lite è un brand del gruppo Nolan, di Brembate Sopra. E la gente magari non lo sa, perché la Brembo ad esempio, richiama il luogo di appartenenza, diciamo; ma, “Nolan”, si pensa a qualcosa di anglosassone, al regista di Batman… e invece no. Da dove salta fuori un nome così? Dalla mente geniale di un imprenditore di accessori per moto, che all’inizio degli anni ’70 osserva, vede quello che non va e pensa: «forse si può fare meglio!». Magari guardava proprio il mitico Ago loverese, che in quegli anni vinceva qualsiasi cosa si potesse vincere con due ruote e un motore.  Ecco, a quei tempi i caschi erano in fibra di vetro, costavano un sacco e pesavano di più, o forse il contrario, non si sa. Perché allora non farli in materiale plastico? Il Lexan: leggero, economico, sicuro. Va in America, prende una macchina per stampare il policarbonato, torna e apre la sua officina, o poco più, a Mozzo (Brembate Sopra arriverà dopo). Il problema è che l’officina inizia ad andare bene. Molto bene. “Troppo”, bene. Bisogna creare un marchio. Serve un nome. Dunque: l’ingegner Ducati ha creato la Ducati, il conte Giovanni Agusta la MV Agusta… il genio di questa storia si chiama Lander Nocchi, che facciamo, la chiamiamo Nocchi? Scontato! Nocchi Lander, No-Lan. Orecchiabile. Di successo.

 

 

La caduta e la risalita. Di successo il nome come il marchio, che prende sempre più piede, anche “troppo” come dicevamo, perché con gli anni il timone passa a Marzio, figlio di Lander, che con quel piede probabilmente tenta di fare il passo più lungo della gamba: diversifica la produzione e punta ai cento miliardi di lire di fatturato. L’operazione non ha successo e l’azienda rischia il tracollo, siamo nel 1990. La salvezza arriva però in maniera inaspettata. È una di quelle storie che ogni tanto capitano nella nostra terra: i dipendenti rilevano la società dove lavorano da vent’anni e passa e la rilanciano più forte di prima. A guidarla c’è Alberto Vergani, un giovane manager (tuttora presidente) che la lancia verso nuove innovazioni: 1993, trasferimento a Brembate Sopra e lancio del marchio Grex, di fascia “economica”, dedicato ai teenager e ai giovani; nel ’98 invece ecco X-Lite, il top di gamma, che si caratterizza per i nuovi caschi in materiali compositi.

I cavalli giusti. Proprio sul marchio X-Lite ricade la scelta del ventenne Jorge Lorenzo, nel 2007, che a fine anno si laureerà campione del mondo della 250cc per la seconda volta. Anno d’oro per Brembate Sopra quello, perché in motoGP trionfa Casey Stoner, con una Ducati sotto il sedere e un Nolan in testa… ma anche a spingerlo. Perché fu proprio Vergani a scommettere sul cangurino quando aveva quindici anni, e a sostenerlo (anche economicamente) per iniziare a gareggiare nel campionato inglese, dando così il via alla sua carriera. Il sodalizio tra l’australiano e Nolan dura tuttora peraltro, visto che, nonostante Casey abbia smesso di frequentare il motomondiale, gareggia saltuariamente con la sua ultima scuderia, la Honda. È successo ad esempio nella endurance di otto ore di Suzuka di quest’anno, con un casco speciale Nolan per l’occasione. Casco che ha fatto bene il suo dovere, vien da dire, perché la gara di Stoner è terminata con una caduta e conseguenti fratture di una caviglia e una scapola. Forse c’era un po’ di ruggine, visto che l’australiano ha smesso di correre in motoGP nel 2012, ultimo anno di Lorenzo con X-Lite e (per chi crede a queste cose) ultimo anno vincente del maiorchino, che aveva trionfato anche nel 2010.

Presente e futuro. Quest’anno in particolare c’è stato qualche problema con il casco per Lorenzo, con tanto di sfottò di un rivenditore X-Lite di Genova, e si vocifera di qualche incontro avvenuto con Vergani per un possibile ritorno. È vero, la filosofia Nolan è quella di puntare sui giovani talenti: Stoner teenager, Lorenzo ventenne ma anche Marco Melandri (altro pilota “di casa”, fin dallo scorso millennio addirittura), per arrivare ai giovani d’oggi, Bastianini, Locatelli (ovviamente…) e la spagnola Ana Carrasco, tutti “pilotini” di neanche vent’anni. Ma magari con Jorge, chissà, perché in Nolan contano anche le relazioni durature: i dipendenti che raggiungono i trent’anni in azienda vengono omaggiati con un Rolex… vedremo come finirà, con il mondiale prima e con il casco poi. Siamo in attesa. E anche da Brembate, di sicuro, non resteranno indifferenti.

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