Le sculture in giro per Bergamo
realizzate al tempo del Botticelli

La mostra sul Botticelli in Accademia Carrara ha chiuso da poco i battenti, ma ci ha dimostrato di come quante connessioni si siano potute creare con il nostro territorio, pur trattandosi di un artista toscano: si sono così tracciati percorsi visivi e senza tempo tra architettura, pittura e arti minori. È stata anche l’occasione per riscoprire e vedere con occhi nuovi la nostra pinacoteca, che ha svelato opere solitamente custodite nei depositi, oltre al fatto di aver saputo far dialogare il pittore fiorentino con i suoi coevi sparsi nelle diverse sale del primo piano – a fianco del box dedicato al restauro del Mantegna ritrovato – e attinenti le scuole lombarde, venete e piemontesi; ci ha inoltre permesso, attraverso queste pagine virtuali e grazie agli operatori turistici del territorio, di sviluppare un tour virtuale tra Bergamo Alta e Bassa per selezionare gli edifici che lo avrebbero accolto e sicuramente sorpreso nel caso di una sua fantomatica visita nella nostra città.

Ma se oltre a palazzi e chiese il suo occhio si fosse posato sulla statuaria presente allora a Bergamo o in corso di realizzazione? Cosa avrebbe detto se, da maestro quale era, avesse potuto osservare da vicino alcuni dei capolavori scultorei realizzati a cavallo di XV e XVI secolo che ancora oggi sono dinnanzi ai nostri occhi o svettano immemori da secoli sui cucuzzoli di edifici e templi sacri, sebbene confusi tra un marmo e l’altro, una guglia e un tetto, una piazza e il cielo azzurro verso cui raramente volgiamo lo sguardo presi da caffè e negozi e marciapiedi? Eccoci allora pronti per un nuovo itinerario, che toccherà questa volta gli interni della Cappella Colleoni e di alcune chiese cittadine. Ma se davvero potessimo fare una ricognizione completa, dovremmo citare anche reliquari, ostensori, calici, crocifissi e statue lignee, opere a intarsio e intaglio e tanto altro ancora, senza dimenticare sarcofagi e corredi giunti sino a noi oltre a tutti i coronamenti esterni dei singoli edifici.

 

Sarcofagi di Bartolomeo Colleoni
(Cappella Colleoni)

Insieme al ricchissimo apparato scultoreo esterno – che a Bergamo ha fatto scuola in tutti i campi dell’arte – il monumento sepolcrale del condottiero più famoso della storia bergamasca è il vero capolavoro di questo nostro itinerario. Opera straordinaria di Giovanni Antonio Amadeo (ideazione e scomparti), scultore e architetto pavese attivo anche a Brescia, Cremona e Milano al fianco di altri grandi protagonisti del suo secolo, ha valicato il tempo consegnandoci intatto il segreto della sepoltura più indagata della seconda metà del secolo scorso, lasciando fino ad allora il dubbio che la salma fosse composta nel primo o nel secondo sarcofago o addirittura nella zoccolatura.

 

Sarcofago di Medea
(Cappella Colleoni)

 

Il commovente sarcofago in marmo di Carrara della figlia del condottiero, morta a Malpaga nel 1470 a soli 15 anni e che si crede fosse la prediletta tra le otto avute da donne diverse, proviene dalla chiesa del convento della Basella di Urgnano e giunse a Bergamo solo nel 1842. L’artista incaricato dell’opera fu sempre Giovanni Antonio Amadeo, la cui firma si rinviene in basso («Jovanes Antonius De Amadeis fecit hoc opus»), fautore oltre che dei sarcofagi anche del progetto dell’intera cappella.

 

Statua equestre di Bartolomeo Colleoni
(Cappella Colleoni)

La statua che rende onore al nostro più importante comandante di ventura è in realtà una copia lignea dell’originale in pietra, tolta a causa della sua pesantezza nel 1493 e sostituita tra il 1499 e il 1500 con il manufatto tuttora in loco dello scultore Sisto Frey di Norimberga. Molti lo confondono con il monumento equestre in bronzo posto a Venezia nei pressi dell’Ospedale di San Giovanni, che fino a qualche anno fa si credeva fosse del maestro fiorentino Verrocchio, ma il confronto non regge per monumentalità e volontà del committente, che alla Serenissima voleva restasse ben impresso il ricordo eterno delle sue gesta e del suo valore di fine stratega militare.

 

Scomparto di Polittico
(Sant’Agata nel Carmine)

Dopo svariate collocazioni, questa porzione di polittico ligneo ha finalmente trovato la sua sede nella prima cappella sinistra della chiesa di Santa Maria Annunciata del Carmine, oggi intitolata a Sant’Agata, da dove ci magnifica della sua vista dopo un sapiente restauro condotto dalla bottega di Silvia Baldis. I santi raffigurati attorno a San Bernardino da Siena in gloria sono San Francesco d’Assisi, San Ludovico da Tolosa, Santa Chiara e Sant’Antonio da Padova e giustificano il fatto che originariamente l’opera fosse stata pensata per la Chiesa del Convento di San Francesco, poi abbattuta; ne seguì la traslazione nella cappella di San Vincenzo in Cattedrale e, a seguire, l’esposizione nel Museo diocesano. L’autore presunto è Jacopino Scipioni d’Averara, documentato tra l’ultimo decennio del Quattrocento e i primi tre del Cinquecento.

 

Busti di profeti e personaggi biblici
(Chiesa di Santo Spirito)

Una serie di venti tondi in pietra arenaria di maestranza anonima è collocata negli spicchi laterali delle cappelle, disposte in ordinata sequenza lungo la navata della Chiesa di Santo Spirito sulla piazzetta omonima nell’antico Borgo di Sant’Antonio. Oltre alla fattura, che si data alla metà del XV secolo, è importante sottolineare che a oggi costituiscono l’unico elemento conservatosi della preesistente chiesa dei Celestini, di origine trecentesca e voluta dal Cardinale Guglielmo Longo degli Alessandri, retta a partire dal 1475 dai Canonici Regolari Lateranensi. A loro si devono le forme attuali dell’edificio, transitate da un primo intervento cinquecentesco isabelliano e da un successivo barocco, che però non hanno mai portato al completamento della facciata.

 

Tarsie di Fra Damiano Zambelli
(Chiesa San Bartolomeo)

Sono trentatré le tarsie lignee superstiti al coro cinquecentesco della distrutta Chiesa dei Santi Stefano e Domenico, annessa al convento domenicano eretto nel corso del XIII secolo. Abbattuta rovinosamente e inutilmente a causa dell’erezione delle mura veneziane, rappresentava uno degli scrigni di Bergamo, considerando cenotafi, sepolcri e cappelle funerarie che la adornavano, per non parlare di tele e pale d’altare andate disperse: solo quella composita di Lorenzo Lotto poté essere salvata rocambolescamente dai monaci insieme all’opera di Fra Damiano Zambelli, e oggi si possono nuovamente ammirare nel coro domenicano della chiesa di San Bartolomeo sul Sentierone.

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