Bergamo scolpita, una via cittadina

Domenica 6 maggio si è chiusa la 59esima edizione della Fiera dei Librai, che con 160mila visitatori, 50mila titoli e oltre 20mila libri venduti ha riscontrato un ottimo successo di pubblico. E proprio la consueta sede della manifestazione, il Sentierone e il Quadriportico del Centro Piacentiniano di Bergamo Bassa, è stata il salotto per accogliere la presentazione di uno studio dedicato nello specifico a quel luogo tanto caro ai bergamaschi; si è infatti realizzata una ricognizione capillare delle sculture che adornano le facciate così come delle sculture a tutto tondo di tutta quell’area che si dispiega al piano, entro le antiche Muraine medioevali, con l’intento di sollecitare la loro conservazione e valorizzazione. Ed è proprio per incuriosire e lasciare tutti i lettori a bocca aperta che si sono selezionati i rilievi plastici e le sculture più significative e più inconsuete che contraddistinguono e siglano i diversi affacci e le diverse corti interne della città al piano, per offrire la possibilità di rivivere con occhi diversi e con uno sguardo più riflessivo la Bergamo più concitata, più caotica, cuore e centro delle attività commerciali.

Il percorso – illustrato nella piantina allegata al volume Bergamo scolpita e corredato da schede numerate con testo esplicativo e relativa bibliografia – si snoda da Porta Sant’Agostino e offre un possibile itinerario attraverso le strade di quella parte della città più frequentata e, paradossalmente, al tempo stesso più trascurata. Dei mille rilievi rinvenuti ne sono stati selezionati 54, ma nonostante il numero apparentemente esiguo, ne è emerso che la maggior parte degli elementi scultorei che contraddistinguono i prospetti dei nostri palazzi sono stati poco indagati; allo stesso tempo poco noti o del tutto sconosciuti risultano gli architetti che hanno progettato gli edifici stessi.

 

Il monumento a Cavour

La carrellata potrebbe partire dal monumento inaugurato nel 1913 e dedicato a Camillo Benso Conte di Cavour, opera di Leonardo Bistolfi, il più importante scultore simbolista italiano: posto nei giardinetti della piazza omonima, in fronte a Palazzo Frizzoni, vede il soggetto posto lateralmente ed in secondo piano, mentre il primo è dedicato al simbolo della Resurrezione dell’Italia, rivisitata nella figura femminile che si libra dal Marmo di Carrara.

 

Villa la Bassiana

Di natura sempre simbolista sono le due figure muliebri con caratteristico copricapo a cloche attribuite a Giuseppe Siccardi, che incorniciano il portale dell’ingresso principale della Villa la Bassiana: l’edificio venne eseguito dall’architetto Angelo Sesti tra il 1915 e il 1916 e si trova al termine della via Francesco Nullo, prossima all’imbocco della Galleria Conca d’Oro.

 

La banca d’Italia

Nel nuovo Centro Piacentiniano, invece, l’architetto romano Marcello Piacentini riprende e rinsalda il legame con il tessuto cittadino, non solo con l’inserimento di alcuni elementi architettonici, come la Torre dei Caduti che fa eco alla Torre del Gombito in Bergamo Alta o i portici che richiamano quelli dell’antica zona commerciale di Piazza Pontida in Borgo San Leonardo, ma anche con il ricorso a pietre proprie originarie della provincia di Bergamo: dalla Pietra di Zandobbio all’Arenaria di Sarnico, dal Ceppo di Gré e di Poltragno alla Pietra di Credaro. Così il primo edificio dell’intervento di Piacentini, la Banca d’Italia del 1914-1915, è contrassegnato dall’alta fascia a punta di diamante in ceppo di Poltragno ed è impreziosito dalle formelle in ceramica eseguite dalla nota manifattura Chini di Borgo San Lorenzo nel Mugello in Toscana su disegno di Giuseppe Guastalla. Queste raffigurano le allegorie del risparmio, della fortuna, del lavoro e dell’abbondanza.

 

Palazzo della Procura

E ancora, nel palazzo della Procura della Repubblica già Palazzo di Giustizia, inaugurato nel 1925, si avverte la presenza della pietra di Zandobbio nell’austera Minerva dello scultore Edmondo Cattaneo.

 

Palazzo Generali

Altro scultore interessante è stato Giovanni Manzoni, autore delle possenti figure che ornano la Casa dell’Agricoltore ora Palazzo Generali.

 

Palazzo della Libertà

La stessa nuova Casa del Fascio, progettata da Alziro Bergonzo nel 1937 (attuale Palazzo della Libertà), è nuovamente un manifesto del ricorso lungo gli anni Trenta alla bianca pietra di Zandobbio, che tanto l’avvicinavano al marmo della Roma antica: il porticato d’ordine gigante è intervallato dalla presenza di otto metope, opera dello scultore cremonese Leone Lodi, che riportano una complessa e articolata simbologia ben spiegata nella scheda ad esso dedicata.

 

 

Palazzo Storico del Credito Bergamasco

Spostandosi verso Porta Nuova e nel largo omonimo si impone il Palazzo Storico del Credito Bergamasco di foggia neoclassica, ridefinito nei primi anni Sessanta del Novecento dall’architetto Enrico Sesti e contrassegnato nel suo affaccio principale dalla forte presenza della scultura in bronzo Anima Mundi di Ugo Riva, collocata nel 2011. Gli spazi prospicenti le vie San Francesco d’Assisi e Torquato Taramelli sono invece connotati dalla presenza dell’opera dello scultore Piero Cattaneo, che lavorando sul Concetto di Liberalità, titolo stesso dell’opera unitamente ad Espansione, realizza un intervento in bronzo in parte dorato, senza intermediazioni alcuna di basamento e appositamente pensato per quello spazio esterno, quindi un intervento site specific.

 

Passaggio Limonta

Altro felice sodalizio tra architettura e scultura si ha nel passaggio Limonta, che connette le vie Tiraboschi e XX Settembre, dove l’architetto Sergio Invernizzi collabora con lo scultore catanese Gino Cosentino, il quale concepisce una “scultura per l’architettura”, come egli stesso ebbe a definirla, posizionando le sue composizioni preformate direttamente nelle casseformi del calcestruzzo: il Cemento, materia non nobile, ritorna a partire dagli anni Cinquanta ad assume una nuova valenza artistica di grande intensità espressiva.

 

In via Clara Maffei

Infine, sempre spingendosi nelle vie laterali il nostro Centro, lungo via Clara Maffei ci si imbatte nella scultura di Elia Ajolfi, La Sanità, del 1958-59, realizzata grazie all’applicazione della cosiddetta legge del 2 per cento degli anni Cinquanta del Novecento: questa, da cui il nome, prevedeva che, in occasione della costruzione di nuovi edifici pubblici, il 2 per cento della spesa totale dell’impresa fosse destinato ad opere d’arte «per il loro abbellimento». Ciò ha incentivato gli interventi plastici anche nella nostra città, anche se questi si sono configurati sempre più come opere a se stanti e non sempre integrate con il nuovo progetto architettonico. Ma sicuramente molto apprezzabile è la lungimiranza degli intenti!

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