A riscoprir le antiche Muraine

Tempo di primavera e quindi di prati verdi, di fiori che fanno capolino nelle aiuole, di rami di pesco e di fronde profumate che stralciano il cielo terso aperto su vasti orizzonti. Vien voglia di sbarazzarsi di maglioni, sciarpe e piumini e di iniziare a pensare all’estate. Ma i mari di luglio e di agosto sono ancora lontani: meglio allora approfittare di quello che la città offre, lasciando sbizzarrire il nostro estro nel tempo libero. Basta poco: un paio di scarpe da ginnastica o due pattini, due racchette da nordic walking o una bicicletta, che spolverata e revisionata a dovere potrà farci sfrecciare per i nostri quartieri, i borghi, il centro e le mura. E non solo: proprio come per la maggior parte delle piste ciclabili realizzate a Bergamo, che tentano di correre in sordina lungo le retrovie di stabili commerciali e palazzi civili per poi riaffacciarsi sulle arterie principali, con un poco di originalità è possibile coniugare le due ruote con la nostra cultura e la storia che ancora campeggia vicino a noi.  Un tour possibile da fare in sella è quello che si snoda lungo le antiche Muraine medioevali, la cinta fortificata innalzata dal Comune di Bergamo nella prima metà del XIV secolo, in gran parte lambita dal Fossatum Communis Pergami tracciato nel corso del XIII secolo (l’odierna roggia Serio, in gran parte interrata), che Venezia tentò abilmente di recuperare tra il 1430 e il 1435: ma si sa, poi la Serenissima optò per la costruzione ex novo delle nostre attuali Mura destinando così il circuito precedente a finalità daziarie. Le piccole e basse mura non poterono reggere il confronto con i bastioni cinquecenteschi, tanto meno con il progresso che arriverà nel XX secolo: viste come limite all’espansione urbana, vennero quasi completamente abbattute nel 1901 e di esse restano solo delle porzioni isolate sparse lungo l’antico circuito che da Sant’Agostino arrivava fino a San Giacomo.

 

Piazza Giacomo Carrara – via Nazario Sauro

Il cortile interno dell’Accademia Carrara, inteso l’istituto superiore innalzato nel 1912 dietro l’edificio neoclassico che ospita il museo, è delimitato nel lato occidentale dai resti della cortina che scendeva dal convento di Sant’Agostino alla Fara fin verso il ponte del Morla, rivolto verso l’ingresso di Borgo Santa Caterina. Se ne intercetta un’altra modesta porzione all’interno di una proprietà all’inizio di via Nazario Sauro.

 

Via Frizzoni – Torre del Galgario – Parco Marenzi

Oltre alle cortine, interrotte da pusterle e portelli dotati di ponti levatoi, il perimetro merlato era interessato da 31 torri rettangolari e 2 rotonde (tutti chiamati torresini): di queste ultime, superstite ne resta una sola, abbandonata a sé stessa, quella del Galgario, mentre il Cavettone che sorgeva in zona via del Lapacano è caduta. Le torri tonde erano posizionate nei due punti in cui il corso della cinta mutava direzione, smorzando la piega che, puntando rispettivamente verso est e verso ovest, risaliva in maniera decisa il crinale, ricongiungendosi al colle.

 

Via Camozzi – Liceo Manzù – Piazza Cavour

È forse il tratto su strada meglio conservato, il più omogeneo e lineare, che ben si mimetizza con il contesto che gli gravita attorno: leggermente arretrato, posto su di un fazzoletto d’erba verde e punto di raccordo tra la sede della Provincia e il liceo artistico Manzù, senza questi alzati proseguirebbe placidamente fino a piazza Cavour. Qui è possibile comprenderne la foggia originaria, grazie ai resti delle murature ancora provviste di merlature, di feritoie, di aperture e di antiche pusterle di servizio. Il tratto prosegue ampiamente fin dentro un vicino istituto bancario, che ha provveduto al loro recupero conservativo e che oggi opera quotidianamente a contatto con lo storco manufatto, condividendone la vista con la propria clientela.

 

Via Greppi

Superata Porta Nuova e via Tiraboschi, il corso virava in via don Luigi Palazzolo per poi profilare il limite meridionale del borgo storico di San Leonardo, all’altezza delle Porte di Cologno, Colognola, Osio e Broseta, rispettivamente le terminazioni sud delle vie “alte” Quarenghi, San Bernardino, Moroni e Broseta. Tra queste, c’era l’antica via Foppa, attuale via Greppi, che presenta un residuo della cinta addossato sia al retro dell’Istituto Palazzolo che a quello dell’oratorio Greppi.

 

Via Palma il Vecchio

Tra le antiche Porta Colognola e Osio – portelli in passato turriti e dotati di ponte levatoio, oggi camuffati in abitazioni – lungo la via Palma il Vecchio le Muraine affiorano prima all’interno di un cortile privato con affaccio su strada, poi dentro un grande stabile privato (in parte ravvisabili da via San Lazzaro se si ha fortuna che il passo carraio sia aperto) e infine dentro gli uffici posti a piano terra e celati da vetrate trasparenti di una filiale di un istituto bancario, posta in angolo con via San Lazzaro.

 

Via del Lapacano

Di sicuro è la porzione più suggestiva e significativa perché presenta integra l’intera tessitura muraria fino alle merlature, nonostante queste siano state ricostruire e contribuiscono a delimitare delle proprietà private intercalate da cancelli, ingressi pedonali, cassette della posta e citofoni.

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