Il birrificio Elav a Comun Nuovo
Quando il talento crea un mondo

BeerRoad è un percorso che attraversa il territorio di Bergamo alla scoperta della produzione di tutti i micro-birrifici che troverete a BeerGhem 2015, la rassegna delle birre artigianali orobiche che si svolgerà a San Pellegrino Terme dal 29 maggio al 2 giungo 2015. Questo viaggio ci guiderà idealmente lungo una strada della birra artigianale per scoprire i volti e l’impegno di chi, con coraggio e passione, ha deciso di fare della birra la propria vita e il proprio lavoro. È ora di fare tappa in uno dei birrifici più famosi, oggi tocca a Elav di Comun Nuovo.

 

 

Non è solo una questione di marketing, lo si deve ammettere, e chi lo dice è in malafede. Certo, è incredibile pensare che Antonio Terzi sia riuscito in appena cinque anni a diventare uno dei marchi più conosciuti di Bergamo e sia emerso facendosi strada tra i giganti artigianali che già imperano ovunque. È ovvio, è anche una questione di comunicazione, ma dietro ci sono, innanzitutto, talento e fatica. Il merito sta in primo luogo nell’intuizione di Antonio che, con naturalezza non comune, elabora ricette perfettamente riuscite, dedicandosi interamente alla produzione di qualità.

Ma partiamo dall’inizio: in questa storia, che abbiamo già capito, straordinaria, non ci sono né corsi di degustazione, né impianti domestici, ma tanta ispirazione e altrettanta esperienza nel settore. Prima di fare il mastro birraio di successo, Antonio si dedicava al noto Pub di Treviglio, il Clocktower (che oggi, insieme all’Osteria della Birra in Città Alta, rappresenta la roccaforte elaviana fuori da Comun Nuovo). Poi, nel 2006, prepara la sua prima birra, che fa produrre su commissione: nasce così il marchio ELAV, destinato a una lunga e fortunata strada. Qualche anno più tardi, insieme alla socia Valentina, fonda il birrificio, un impianto da 2000 litri dove Antonio produce la sua birra #numerouno, la Grunge Ipa. I riconoscimenti cadono a pioggia, e le richieste pure. Si passa dalle 222 cotte (cicli produttivi) del 2011 ai 1300 nel 2014, con una produzione di 300mila litri. Nel 2015 saranno 700mila. A chi dovesse domandarsi se sia ancora lecito parlare di artigianalità con questi numeri si potrebbe rispondere che non è la quantità che definisce il profilo dell’azienda, ma sono la creatività e l’esperienza, la manualità e la fatica che la portano avanti. In due parole, il fattore umano.

Comunque, Elav non è solo questo, ma costituisce e rappresenta una rete di attività e collaborazioni sempre sorprendenti, sempre un passo avanti rispetto a quello che ci sia aspetta. Con questo spirito hanno piantato in Val d’Astino, con rigore scientifico, due ettari di luppolo, che si spera, un giorno, diventi bergamasco. E con la stessa dedizione apriranno presto un centro di ricerca sulla birra, dove fare sperimentazione e innovazione e soprattutto cultura. Il successo di Elav in fondo, si trova in due cose: la connessione di saperi e la birra buona.

Le birre di Elav. La produzione di Elav è vulcanica. Il birrificio ha elaborato non meno di 35 ricette in cinque anni, considerando le etichette fisse, le stagionali, e le one-shot beer o edizione limitata, toccando diversi stili (dalla Pale Ale, alle Stout, al Barley Wine), ma soprattutto seguendo il gusto dei suoi creatori. Anche questa volta ne abbiamo assaggiate due pescate in questo mare magnum. Una classica e una novità assoluta.

Indie Ale

 

Indie Ale. Una delle primissime e oggi un grande classico. Un vero capolavoro di profumi. I primissimi che incontra il bevitore appartengono alla grande categoria delle note agrumate, molto raffinate. Si parla soprattutto di scorza di pompelmo e un leggero mandarino, ma con un po’ di pazienza e  concentrazione si trovano tutte le varietà del genere Citrus. A seguire le sensazioni più esotiche come la maracuja, l’ananas acerba e altri frutti tropicali di cui non si conosce il nome. Una birra che disseta.

 

 

Noir Stout

Noir Stout. Una delle ultime arrivate, piena e fine ma non facilissima. Scende scurissima nel bicchiere con una densa schiuma nocciola. Al naso si avverte una leggera nota tostata, leggera e un profumo di zucchero bruciato. Il naso di ferma qui, ma è in bocca la vera scoperta: ritornano tutte le sensazioni, questa volta però accompagnate da una profilatura erbacea poco evidente, educata, che emerge, piacevolissima e timida, lasciando sulla lingua il tocco della seta.  Ancora un sorso e in fondo, mischiata alla radice di liquirizia, si scova una sfumatura inattesa di noce di cola. Una birra che stupisce.

 

Elav