Il Birrificio Lemine di Almenno
È tutta una questione di stile

BeerRoad è un percorso che attraversa il territorio di Bergamo alla scoperta della produzioni di tutti i micro-birrifici che troverete a BeerGhem 2015, la rassegna delle birre artigianali orobiche che si svolgerà a San Pellegrino Terme dal 29 maggio al 2 giungo 2015. Questo viaggio ci guiderà idealmente lungo una strada della birra artigianale per scoprire i volti e l’impegno chi, con coraggio e passione, ha deciso di fare della birra la propria vita e il proprio lavoro. Questa volta andiamo a conoscere il Birrificio Lemine ad Almenno San Salvatore.

 

 

Finalmente anche la Valle Imagna può vantare la sua piccola produzione artigianale di birra. Ad Almenno San Salvatore, due amici hanno provato a fare qualcosa di nuovo sul territorio confrontandosi con la birra artigianale. Luca Fumagalli, gestore di una gastronomia, è quello che con la sua attività ha permesso di mettere un piedi un impianto di produzione avendo a disposizioni spazzi e strumentazioni per il laboratorio. Giacomo Ravasio, che lavora in un noto pub di Caprino Bergamasco, l’abbazia di Sherwood, si confronta con i gusti dei bevitori di birra dai più affezionati ai casuali e ha la possibilità di tenere sott’occhio le novità.

Tutto comincia con il classico homebrewing nel 2012, un po’ per gioco un po’ per farsi la birra che piaceva a loro. E, sempre un po’ per gioco e un po’ per mettersi alla prova, l’anno successivo, partecipano a un concorso nazionale di homebrewer: il secondo posto strappato a gli altri 70 partecipanti è la spinta propulsiva e il giusto incoraggiamento per presentarsi ai bergamaschi. Detto fatto: l’anno seguente iniziano la sperimentazione e poi una piccola produzione che vedrà la nascita di tre birre.

La filosofia di produzione è molto chiara: evitare le derive formaliste, che portano con sé il rischio di rimanere imbrigliati nelle stili codificati e tendono a condizionare il bevitore, indirizzato solo dal nome o dalla sigla letti sulle bottiglie. Completamente contro la tendenza dell’iperspecificazione, la classificazione de Birrificio Lemine segue invece una semplice classificazione per colore, senza lasciare intendere veramente niente di più se non le sfumature che riempiranno il bicchiere. Una piccola provocazione per ricordare che, anche se esistono regole codificate, fare la birra è un’arte che richiede intuizione e originalità. Una chiara, una ambrata e una scura rispettivamente la Santomé, la Larezia e la Siamaer. Anche la scelta dei formati da 0,75 lt lascia intuire la loro lunga visione sulla trasformazione di questo mondo che, certo, non può sostituirsi al vino, ma può almeno essere una alternativa di tanto in tanto.

Della produzione di Giacomo e Luca abbiamo assaggiato, come di consueto, due creazioni: la chiara, che è anche la più rappresentativa del microbirrificio, e la scura, che a dire il vero richiede ancora qualche settimana di maturazione, ma noi abbiamo provato in anteprima come sarà.

birrificio lemine foto devid rotasperti (19)Santomé. Il colore giallo dorato, intensissimo, riempie il bicchiere. La sua lucentezza lascia immaginare già un assaggio estivo. Il naso ci guida tra le note fruttate caratterizzate dalla mele gialle e soprattutto da una permeante pera surmatura. Dietro tutto questo si nasconde una nota erbacea che non si lascia definire. Le stesso si ritroverà in bocca, con l’aggiunta però di una nota dolciastra che ricorda prima il miele di acacia e poi si avvia pianissimo verso quello di rododendro, con una nota amaricante che si allarga fino a prendere tutto il palato e diventa netta. Tutto questo dura a lungo, anche dopo l’ultimo sorso, una permanenza sorprendente per una birra che, a chi è poco attento, può sembrare solo più che beverina.

 

birrificio lemine foto devid rotasperti (22)Simaer. Densissima e nera come la notte. Scende nel bicchiere formando una fitta schiuma nocciola con sfumature caffelatte. Al naso si pronuncia un po’ timidamente, ma lasciando presagire tutta la sua forza. Emerge tra gli altri la polvere di cacao. Ma è quando la si porta alla bocca che prorompe un caleidoscopio di sapori che si succedono imponendosi, nitidi, e in sequenza (mai stucchevoli): il cioccolato nero fondente, la polvere di caffè e poi, prepotente, la nota di liquirizia purissima. Il tutto sorretto da una viva e piacevole acidità che rievoca sapori esotici di tamarindo. Una birra che ricorda le produzioni limitate di un certo birrificio britannico con sede a Ellon (BrewDog vi dice nulla?).

 

Colore