Borgo Palazzo, un po’ di storia

Borgo Palazzo a Bergamo, tra le sue varie peculiarità, si contraddistingue anche per la presenza di numerose chiese (otto, inclusa quella dell’oratorio) ed ex conventi e monasteri (quattro), tra cui quelli Cappuccini. Addirittura vi si possono ancora rintracciare chiese dismesse o abbattute, tra cui la chiesetta di S. Antonio in foris, l’oratorio della Concezione e un altro di dubbia ubicazione lungo l’attuale via Da Calepio.

Il nome Borgo Palazzo. Il nome della lunga via, Borgo Palazzo, che da sempre connette le periferie orientali della provincia con la nostra città, deriva dal palatium (palazzo), in relazione a un edificio sorto in epoca altomedioevale su fondamenta romane, dove sembra alloggiassero gli imperatori carolingi con il loro seguito in caso di transito o sosta a Bergamo: il termine di Corte Murgola pare rimandi proprio a tale evenienza, specificando la sua ubicazione presso il torrente Morla, e gli storici tendono ad individuarne i resti in corrispondenza dell’attuale palazzo Camozzi-Vertova, già Tasso, posto al limite settentrionale del borgo e dirimpetto la ex chiesetta di Sant’Antonio in foris.

 

 

Le Cappuccine e la Basilica, storia e vicissitudini. Ma c’è di più a sostegno della giusta corrispondenza del sito dell’edificio, che ancora oggi aderisce alla Rocchetta, l’attuale basilica dedicata alla SS. Croce, posta a nord del borgo. E proprio da qui parte il nostro viaggio, dove, arretrata rispetto il piano stradale e nascosta da una cancellata, sorge la chiesa di S. Croce in Rocchetta, promossa al rango di Basilica e consacrata dal Vescovo di Bergamo alla Santa Croce e a San Ludovico nel 1636, a soli dieci anni dalla sua edificazione nel 1625 sui resti di un piccolo oratorio dedicato a San Pietro (attuale sacrestia della chiesa). La fondazione nel 1597 si deve ad alcune vergini provenienti da Alzano Superiore, che acquistarono «una casa fuori porta S. Antonio», probabilmente di proprietà dei mastri postali Tasso, visti gli stemmi che ancora si possono vedere lungo il portico interno.

Lo stabile venne riadattato a convento nel 1627, quando le religiose vollero abbracciare la regola dell’Ordine devoto a S. Francesco; per tale scopo si chiamarono da Milano alcune Cappuccine del convento di Santa Barbara perché insegnassero loro la pratica claustrale, che prevedeva il digiuno ricorrente e l’astinenza dal consumo di carne. Anche questo cenobio non sopravvisse indenne a Napoleone, che lo chiuse nel 1810, per poi passarlo al Demanio, venderlo nel 1920 ai conti Camozzi, che a loro volta lo cedettero, verso il 1950, alle Madri Canossiane.

 

 

È tuttora una delle sedi in città delle fervide madri devote a Matilde e nei locali del chiostro, insieme alle cucine, al refettorio e ai luoghi di raccolta, sono ospitate alcune donne anziane: le stanze delle degenti affacciano su un arioso chiostro dove il tempo pare si sia fermato, mentre, durante i loro momenti di raccoglimento, nelle due chiese del complesso possono ammirare dipinti di Francesco Zucco, altari intarsiati dai mastri Caniana di Romano di Lombardia e le reliquie di San Valentino, qui traslate dalla precedente Parrocchiale di Sant’Alessandro in Pignolo e giunte da Roma nel 1652. Mancano all’appello opere di Enea Salmeggia e Carlo Ceresa, la cui sparizione dobbiamo ai francesi!

Il convento dei Cappuccini, cosa resta. Ma le cappuccine non erano sole nel borgo, dato che poco distante sorgeva il convento dei fratelli cappuccini, loro padri confessori, con cui condividevano devozione e Ordine. Al complesso si accede tuttora da una piccola piazza, bella nella sua semplicità, che offre uno scorcio in segno di continuità anche sulla nuova Parrocchiale di S. Anna. La tradizione vuole che le fondamenta rimandino al sacello eretto nel punto in cui il patrono di Bergamo, Alessandro, venne catturato, imprigionato e poi martirizzato presso l’attuale chiesa di S. Alessandro in Colonna in Borgo San Leonardo. Un edificio sacro nel borgo è già testimoniato nel 1211 e probabilmente è lo stesso vicino cui si insediarono i Padri Cappuccini nel 1535, fondando il primo convento del loro Ordine in Lombardia.

 

 

Grazie alla carità pubblica questo venne ampliato nel 1564, nel 1578 e ancora nel 1689, ma del complesso originario non resta quasi più nulla, in seguito alle spoliazioni napoleoniche, al passaggio al Demanio, al restauro del 1888, alla sua trasformazione in bettola nei primi anni dell’Ottocento ed alla sua totale ricostruzione nel 1956, giudicata a tutt’oggi dagli esiti un po’ troppo drastici.

Stando alle fonti la chiesa anticamente era detta anche in captura o in nemoribus o post Murgulam o trans Murgulam (dietro/sotto la Morla) e con il chiostro era immersa in una zona idilliaca della città, tra orti, giardini, boschi e corsi d’acqua. Nel Settecento si dice che il convento fosse composto da due chiostri: uno piccolo e quadrato, adibito a orto con le più variegate verzure, l’altro più grande impreziosito da un bellissimo giardino ricco di essenze diverse e corredato da una fontana. Refettorio, spezieria, celle per i frati, stanza di lettura, ortaglia e boschetto deliziavano il sito oltre ai viali con pergolati o alberati da cipressi e la distesa di campi coltivati a grano, che regalavano un’oasi di pace nel cuore di Bergamo.

A consolazione di queste ingenti perdite dal sapore mistico e bucolico allo stesso tempo, la nuova Chiesa di S. Alessandro in captura, luminosa e pulita, con pitture fatte di recente da fra Damaso, ospita in fondo al coro la pala di Palma il Giovane, con Madonna col Bambino e i santi Alessandro, Orsola, Francesco e Chiara.

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