Com’era Bergamo cinquant’anni fa
Le foto del 1968, prima del ’68

C’è una donna dalla gonna lunga, i capelli raccolti dietro la testa, in una crocchia. È in piedi sopra un selciato di sassi regolari, un acciottolato. Dietro c’è un lungo edificio a un piano soltanto, con delle botteghe allineate e ci sono i panni stesi al sole. Lì vicino si nota un bambino di pochi anni, seduto su un piccolo sgabello che gioca con qualcosa che sta sul selciato. Accanto sta in piedi una bambina, lo sguardo fisso. In fondo alla via un carretto dalle grandi ruote. Non c’è più niente. Non esiste più quell’edificio. Quei panni stesi sono stati ritirati e usati e consumati dai decenni. Non c’è più quella donna dal lungo grembiule. E quei due bambini così piccoli non camminano più in questo mondo. Chi sono queste persone? Che vita hanno avuto? Non lo sappiamo. Sappiamo che c’erano, che loro erano la Bergamo che noi oggi viviamo, che abbiamo avuto in eredità. E che lasceremo. La fotografia è così. Ci dice che un tempo esiste, che un passato c’è stato davvero, che altre persone hanno camminato al nostro posto e parlato e amato e sofferto. Ce le mostra, ce le mette davanti agli occhi. Ma non ci sono più.

La grande raccolta. Sta nascendo a Bergamo il più grande museo fotografico d’Italia, l’archivio più ricco e più avanzato. Sta nascendo a Bergamo il più meraviglioso scrigno del nostro passato, di quel luogo da cui tutti noi veniamo, anche se spesso ce ne dimentichiamo. Sta nascendo al Museo delle Storie di Bergamo, per iniziativa del museo stesso, del Comune di Bergamo, e con l’appoggio determinante della Fondazione Sestini. È un progetto che entusiasma, che ha raccolto l’adesione dei più importanti fotografi bergamaschi, a cominciare da Pepi Merisio che ha dato a questo archivio la sua raccolta preziosa, che documenta il cambiamento avvenuto in Italia dagli Anni Cinquanta a oggi.

Fra i promotori di questa grande impresa c’è Emilio Moreschi, segretario della Fondazione Bergamo nella Storia che gestisce il Museo delle Storie di Bergamo. Dice Moreschi: «È una vecchia idea, se ne parlava già mezzo secolo fa perché Bergamo è terra di grandi fotografi. Oggi i tempi sono maturi, essenziale è stata la spinta della Fondazione Sestini che ha depositato nel museo la raccolta di Domenico Lucchetti, un fondo che comprende le più antiche fotografie della nostra città, e che continua ad aiutarci. Vogliamo che il nostro archivio fotografico diventi il più importante in Italia, all’avanguardia per la digitalizzazione e per la possibilità di fruire delle immagini. Ci stanno lavorando sette giovani che catalogano e digitalizzano le immagini». Sarà questo grande archivio fotografico il passo fondamentale per la creazione di un “Laboratorio del Novecento”, l’apertura del Museo storico alla parte più recente e delicata della nostra storia.

A tirare le fila di tutto questo lavoro il personale del museo con la direttrice Roberta Frigeni. Responsabile dell’archivio fotografico è Jennifer Coffani, ventotto anni, che sul tema del restauro e della conservazione delle vecchie fotografie ha frequentato un corso specialistico da Alinari, Opificio delle pietre dure. Dice Jennifer: «Stiamo lavorando intensamente grazie all’appoggio della Fondazione Sestini. L’Archivio Fotografico ha preso posto nell’ala ovest dell’antico convento, ci saranno il luogo di consultazione e uno spazio per un allestimento permanente e uno a rotazione, per delle mostre».

Il nucleo iniziale dell’Archivio Fotografico risale alla nascita del Museo storico, nel 1917, quando diverse famiglie donarono gli album di Card Visit, sorta di biglietti da visita che si realizzavano da metà Ottocento con il ritratto fotografico della persona. Poi è arrivato l’Archivio Lucchetti attraverso la Fondazione Sestini. Quindi una seconda parte dell’Archivio Lucchetti donato dalla famiglia. Domenico Lucchetti era fotografo e grande collezionista, aveva raccolto immagini di Bergamo di tanti suoi colleghi, a partire dai primi dagherrotipi, dal 1840 in poi. Lucchetti voleva realizzare una storia della nostra terra attraverso le immagini. Poi sono arrivate le fotografie di Fausto Asperti – documentano mezzo secolo di cronache bergamasche –, Tito Terzi – grande fotografo soprattutto della montagna bergamasca – e di Pepi Merisio. Inoltre i fondi di Gianfermo Musitelli, dell’agenzia viaggi Lorandi, Nicola Burgarella. Proviamo a camminare nel tempo grazie all’Archivio Fotografico del Museo delle Storie di Bergamo.

E partiamo dal 1968, esattamente cinquanta anni fa. Siamo sull’orlo di un grande cambiamento, sta per arrivare anche a Bergamo il Sessantotto che esplode a Parigi proprio in maggio. Ma il maggio 1968 nella nostra città è ancora calmissimo, ordinato, conformista. Basta guardare queste immagini. si sta preparando la tempesta, ma il presente è bonaccia. Inconsapevole?

A spasso nel tempo. La foto grande, al centro, mostra la scena di un incidente stradale in autostrada (sullo sfondo l’autogrill). La prima delle immagini piccole è quella di una strada tutta nuova: siamo a Nembro, sulla provinciale della Valle Seriana, questa è la variante con i suoi ponti. Ha appena piovuto, sulla strada solo una piccola Cinquecento. La foto – come tutte le altre – è stata scattata da Fausto Asperti, in arte “Foto Express”. Il traffico dei nostri anni è ancora di là da venire. E poi facciamo un salto alla Fiera del Libro, oggi Fiera dei Librai, che a quel tempo era alle primissime edizioni, si svolgeva ancora con le bancarelle allineate sotto il Quadriportico del Sentierone. Nella fotografia si riconoscono un sorridente libraio Tarantola e il libraio Lorenzelli, discendenti dei librai pontremolesi, arrivati a inizio Novecento e decisivi anche a Bergamo per rendere popolare il libro.

Abbiamo poi delle fotografie del Primo Maggio, festa dei lavoratori, in quel 1968. Ancora si svolgevano manifestazioni separate, i lavoratori cattolici con il vescovo e le Acli, mentre la sinistra si riuniva separatamente. Nella fotografia di Asperti vediamo il vescovo Clemente Gaddi in piazza della Libertà incontrare alcuni giovani lavoratori. Alle sue spalle i manifesti della campagna per le elezioni di quell’anno. Nella foto del corteo che risale viale Papa Giovanni si vedono gli striscioni elettorali della Democrazia Cristiana e del Partito Comunista. Gli ippocastani sono fioriti, all’incrocio è ancora possibile svoltare a sinistra, cioè risalire la via Angelo Mai in direzione Borgo Palazzo. Uno striscione delle Acli di Osio Sotto parla della “Seconda Fiera del Libro” mentre i bambini marciano con i cartelloni che formano una frase: “Un buon libro per il tempo libero”. È il riferimento alla Fiera del Libro in corso sul Sentierone?

Passiamo alla visita di Giulio Andreotti a Bergamo, lo si vede nelle stanze di Palazzo Frizzoni (si notino gli abiti di tutti i presenti, decisamente pre-sessantotto) e mentre passa in rassegna un picchetto d’onore della brigata Legnano (il comando e i militari un tempo si trovavano in città) in piazza Vittorio Veneto. Altra immagine: la Libreria Buona Stampa, al tempo la più grande e fornita della città. L’abito del prete, ma anche quello dei due “civili” raccontano una realtà che ancora non ha fatto i conti con la “contestazione”. Un altro documento storico interessante: il grande pittore Trento Longaretti, scomparso un anno fa, mostra al cardinale Gustavo Testa i dipinti murali (oggi pressoché scomparsi) della Scuola di pittura della Carrara, di cui era direttore. Il cardinale Testa aveva fatto pervenire alla Carrara i calchi di statue classiche dei musei Laterani di Roma donati da Papa Giovanni XXIII, utilissimi a quel tempo per gli allievi dell’Accademia. Anche in questo caso, l’esempio del legame forte con la tradizione che pure stava per venire messo in profonda crisi.

A spasso nel tempo non può trascurare l’Atalanta. Nel campionato di serie A 1967-68, vediamo un’immagine di Atalanta-Milan; lo stadio appare gremito, Danova – detto Pantera –tira verso la porta avversaria. Si riconoscono Schnellinger e il grande Gianni Rivera (sulla destra); l’Atalanta fece una grande partita, ma perse per tre reti a zero. Il Milan vinse lo scudetto e il suo Pierino Prati la classifica dei marcatori (il nostro Beppe Savoldi esplose proprio quell’anno). Nella seconda immagine siamo ad Atalanta-Cagliari: vincemmo per due a uno. Nella foto si distingue Gigi Riva.

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