La storia del Campanone

Il 7 febbraio, presso lo Spazio Viterbi della Provincia di Bergamo, è stato presentato il volume Le mie comunità medievali. Uomini, terre, edifici e istituzioni del bergamasco dall’alto Medioevo all’età comunale, edito da Archivio Bergamasco Centro Studi e Ricerche (secondo numero della collana di studi e fonti di Archivio Bergamasco, 560 pagine) e teso a ricordare l’ingente contributo apportato alla locale storia medievale dal compianto Andrea Zonca (1964-2016). Il tomo – che a prima vista intimorisce perché poderoso, mentre poi rassicura per la sobrietà e profondità che lo contraddistingue, in linea con le doti umane di Zonca – raccoglie in ordine cronologico, a partire dagli anni Ottanta del secolo scorso, alcuni tra i più importanti contributi di uno dei più raffinati studiosi che il nostro pantheon abbia mai vantato. Durante la presentazione, è sorta in maniera spontanea da parte dei relatori del Centro Studi l’esortazione alla lettura dei singoli titoli (27 pubblicati su 79 totali), tanto attuali sebbene alcuni siano stati scritti in età liceale dall’autore. Tra i preziosissimi apporti, uno in particolare dovrebbe entrare di rito nel dna bergamasco ed è quello dedicato alla Torre Civica, che prese forma nel 1993 e nel 2008 (I e II edizione) tramite il Centro Stampa Comunale.

 

[Foto Visit Bergamo]

 

Sono ben dieci le fasi edilizie che ha affrontato il nostro Campanone (così è nota a noi bergamaschi questa struttura) nell’intervallo temporale che va dal 1001 al 1960, e l’altezza è partita da 37,70 metri per raggiungere oggi i 52,76 metri. Tra tutti i documenti consultati, spiccano pagamenti e rifornimenti in merito ai materiali, tra cui pietra, laterizi, sabbia, calce, legname, chiodi, mentre scarne sono risultate le notizie circa le maestranze e la manovalanza impiegata sia in termini numerici che qualitativi. L’edificio è già attestato nel 1197 come il “vicino” di Palazzo Suardi in Piazza Vecchia (oggi Casa Suardi) ed è comunque databile almeno alla metà del XII secolo: dalla torre dei Suardi-Colleoni con terminazione a quattro merli si giunse al primo sopralzo con arcate, poggianti sui merli (coperto forse a tetto) per poi procedere con il secondo sopralzo e la nuova cella campanaria intorno al XVI secolo e dopo aver superato molte avversità di natura atmosferica ed economica. Nel corso dell’Ottocento si assistette a molteplici opere di risanamento e di riparazione, fino all’ammodernamento del 1960 con l’introduzione dell’ascensore e agli ultimi interventi di qualche anno fa, che hanno interessato l’orologio e quindi la “campana” e la risalita. Al suo interno vi era una scala in legno, la porta d’ingresso in posizione elevata a circa quattro metri da terra e altre quattro che si disponevano su vari livelli nei fronti est, ovest e sud insieme a dei ballatoi lignei. La sua funzione rappresentativa e all’occorrenza anche difensiva la si legge nitidamente tramite l’ordinata tessitura muraria, lungo cui si scorgono conci ben squadrati e lavorati sugli spigoli esterni a bisello, simili a quelli delle torri gentilizie del Gombito tra via Mario Lupo e Gombito e di Adalberto in Largo Colle Aperto.

Le prime modifiche all’edificio sono conseguenti a un vento eccezionale del 1388 e a un incendio divampato un secolo dopo, nel 1486, a cui si deve la conseguente realizzazione della nuova guardiola lignea sulla sommità della torre e forse del secondo sopralzo (l’attuale cella campanaria) quando lo stabile era già divenuto di proprietà pubblica a seguito della donazione da parte della famiglia Suardi tra la fine del XIII e l’inizio del XIV secolo. Proprio al Comune, dalla metà del Trecento, si deve l’allestimento ai suoi piedi dei vani carcerai, oggi inspiegabilmente non visibili o riattati per lo studio e la visita. Nel 1551-1552 venne rialzata la torre con quattro pilastri angolari su cui si impostarono quattro archi a tutto sesto, per poi procedere con la copertura e la incastellatura delle campane con travi lignee. Nel contempo, si approntarono il nuovo orologio, la sfera in legno rivestita di rame e il pennone per la bandiera in cima al tetto, dato che si voleva freneticamente inaugurare torre e campane per la Pasqua del 1553. In quella data, però, i lavori non erano ancora conclusi e per il primo scampanio bisognerà attendere la fine del 1556. Dopo neppure quindici anni dalla fine degli agognati lavori, ci furono i primi guasti al sistema di copertura della cella campanaria, «che rischiavano di far marcire le travi del castello delle campane», risolti solo nel 1582.

 

 

Una prima revisione dell’intero stabile la si ebbe nel 1629, con i lavori testimoniati da una lapide murata in un pilastro della cella campanaria, che portarono alla realizzazione di un camminamento sommitale (inferriate sopra il cornicione) e del rivestimento a cupola della nuova copertura, oltre al posizionamento della statua in legno rivestita di stagno del futuro santo patrono Alessandro martire, per concludere con la posa di catene nella muratura della cella campanaria. Purtroppo di queste opere non resta alcuna traccia a causa della sistemazione avvenuta dopo il 25 giugno 1681, quando scoppiò un incendio causato dai fuochi per i festeggiamenti dell’elezione di Francesco Grimani a Procuratore di San Marco. Lavori di importante manutenzione sono attestati dalle carte d’archivio anche negli anni 1819, 1827 e 1929, finché nel 1960 fu installato l’ascensore, riammodernato recentemente, composto da una cabina vetrata trasparente che arriva fino alla prima cella campanaria. Per quanto riguarda invece la tradizione dei cento rintocchi serali delle ore 22, be’, quella è un’altra storia…

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