I casonsei del Pascoletto di Mozzo
Fatti in casa da più di un secolo

La Trattoria Pascoletto ha 107 anni e non li dimostra. Quando Clemente Brena nel 1910 aprì i battenti, i clienti erano i militari che si recavano al confinante poligono di tiro per esercitarsi con le armi. Trattoria e osteria che offriva alla clientela, già allora, casonsei, coniglio e polenta innaffiati da ottimo vino rosso, imbottigliato nella cantina sotto il locale. Clemente, sino alla sua morte nel 1965, è stato dietro al bancone allevando il figlio Angelo che, con la moglie Emma Bono, porta avanti l’attività fino agli anni Settanta. Arriva la terza generazione, Ida e Serafina, che nel 2006 lasciano i fornelli al nipote e figlio Nicola Brena e alla moglie Cinzia, la quarta generazione.

 

 

«Facciamo tutto in casa dal 1910 – ci spiega Nicola – anche se noi abbiamo aggiunto rivisitazioni della cucina bergamasca ma sempre con prodotti locali e pasta fresca». Nicola frequenta la scuola alberghiera e dopo gli studi dà una mano in trattoria, anche se da giovanissimo era più un dovere che un piacere. «Avevo tredici anni e dalla nonna arrivò l’ordine di imbottigliare il vino in cantina. Dopo i primi bottiglioni qualcosa andò storto e il vino delle damigiane allagò tutta la cantina. Me lo ricorderò per tutta la vita. Una cosa che mi piaceva fare invece, perché lo consideravo un gioco, era fare i casoncelli con mia mamma e la nonna. Mi divertivo a tagliare con il bicchiere la pasta dopo averla tirata sui tavoli». Nicola comunque, con gli anni, prende passione e aggiunge ai piatti tradizionali anche il pesce e altre sperimentazioni culinarie. «Carne e salumi a km zero e da alcuni anni un piatto che va forte sono gli gnocchi di patate e barbabietola saltati in padella con salsa di taleggio. I nostri clienti chiedono sempre il bis».

Le specialità dolciarie sono appannaggio della moglie Cinzia, torta con mandorla e limone e un tiramisù da leccarsi i baffi. E dopo i dolci anche i liquori tipici della trattoria, ricetta della casa: nero alla liquirizia, al tè e menta e alloro: «La richiesta a fine cena è talmente alta che impegna per approntare le scorte tutto lo staff ogni settimana per diverse ore. I casonsei del Pascoletto sono conosciuti in tutto il mondo – continua Nicola – Uomini d’affari o turisti che quando sono in Italia vengono appositamente in trattoria per assaggiarli. Dal Giappone, Sud Africa, Canada, Russia, Sud america, Corea del sud: questi alcuni dei Paesi che ricordo. Quando vengono da noi si sentono a casa anche se i piatti sono diversi dai loro. Ai nostri clienti piace l’atmosfera semplice, di un tempo. Ci chiamano la loro “famiglia italiana”. Poi basta andare sul nostro sito e con un click puoi prenotare anche perché nel week-end è difficile trovare posto». Un cliente australiano ogni anno fa tappa al Pascoletto per non mancare l’appuntamento, «un’altra famiglia di Detroit viene spesso da noi e l’anno scorso ha ospitato mia figlia per un mese negli States. Ho inviti e regali da tutto il mondo. La soddisfazione è grande perché vuol dire che oltre che clienti sono diventati amici».

 

 

Ci sono clienti che da oltre trent’anni ogni domenica hanno il tavolo fisso al Pascoletto. Persino la troupe di Sky per le partite dell’Atalanta non manca l’appuntamento da Nicola quando la Dea gioca in casa. «Un cliente brianzolo aveva acquistato una promozione tramite Groupon, è venuto, ha cenato e si è innamorato del locale, mi ha richiamo dopo alcuni giorni per organizzargli un banchetto per il matrimonio. Forse un tempo in trattoria il mio bisnonno avrà organizzato matrimoni per i contadini del posto ma uno della Brianza non me lo aspettavo proprio, una sfida che ho accettato, anche perché è la prima volta». Nicola è appassionato di divise e copricapi militari. Nel suo locale, i clienti in divisa più affezionati gli hanno portato i più svariati oggetti: dal crest del corpo della Finanza, a quello dei carabinieri, cappelli degli alpini e dei bersaglieri ma la passione più grande di Nicola è il corpo della legione straniera che riempie con immagini e simboli il locale, Nicola al posto del classico copricapo dei cuochi indossa ogni giorno il suo amato berretto verde, ricordo di un reduce della legione.

«Ricordo quando la nonna mi raccontava che alla fine della guerra aveva nascosto un militare di colore in cantina, come del resto diversi in paese hanno fatto con soldati di tutte le nazioni. Il mio più grande rimpianto è stato quello di dover interrompere una tradizione che andava avanti da quattro anni: musica jazz dal vivo, con artisti da tutta Italia ogni settimana. Jazz e casoncelli. Una segnalazione da parte di alcuni vicini al Comune mi ha obbligato a interrompere le serate».

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