Il centro Aruba a Ponte San Pietro
(dove si cercano nuovi dipendenti)

Sono passati sei anni e mezzo circa da quando la Texfer, ovvero l’ultimo “abito” societario vestito dalla storica Legler, falliva, lasciando vuota l’immensa area industriale da circa duecentomila metri quadrati in quel di Ponte San Pietro. Ma ora, quello stesso polo industriale prenderà nuova vita grazie ad Aruba, prima società italiana per servizi web. Un angolo di Silicon Valley nella Bergamasca.

 

 

Dopo l’acquisizione della grande area, la Rota Nodari di Almenno San Bartolomeo ha lavorato alacremente e a lungo per dare nuova forma agli spazi dell’ex azienda tessile e ora, come ha riportato il Corriere della Sera Bergamo, Aruba ha annunciato la pre-apertura del datacenter di Ponte, il terzo in Italia dopo i due di Arezzo che danno lavoro a circa cinquecento persone. Per arrivare a questo punto ci sono voluti due anni di lavori e un investimento di grandi dimensioni, stimabile in dieci milioni di euro, sebbene la società web nata a Firenze nel 1994 non abbia mai fornito numeri ufficiali. Negli enormi spazi di questo polo industriale, Aruba (semplificando molto) installerà centinaia di server che permetteranno all’azienda di potenziare la propria attività, che consta principalmente nell’offrire servizi web, ovvero web hosting, registrazione di domini (attualmente ne gestisce oltre 2,1 milioni), caselle di posta elettronica (oggi ne gestisce 7,4 milioni), caselle PEC (5 milioni), e-Security e Cloud. Con più di cinque milioni di clienti, il fatturato di Aruba si attesta ormai stabilmente sopra i cento milioni di euro l’anno (cifra tonda raggiunta nel 2010).

Gabriele Sposato, direttore marketing di Aruba Business, ha spiegato la “scommessa” di Ponte San Pietro al portale 01net: «Ci interessa offrire il datacenter come prodotto finale; a un mondo che si orienta sempre più verso l’ibrido, offriamo tutte le tecnologie di mercato. Cerchiamo di giocare una partita infrastrutturale». Aruba, quindi, punta a crescere costantemente e ha deciso di farlo partendo proprio da questa enorme area una volta dimessa a Ponte San Pietro. Che diventerà, non appena sarà funzionante al cento per cento, il fiore all’occhiello dell’Information Technology (IT) in Italia. Un enorme campus tecnologico a cui si appoggeranno decine di migliaia di realtà italiane e straniere. Ma perché proprio a Ponte San Pietro? Stefano Sordi, marketing manager della società, sottolinea innanzitutto la vicinanza a Milano, alle infrastrutture viabilistiche e anche all’aeroporto di Orio al Serio di questa area industriale. Ma è indubbio che la particolare conformazione della ex Legler abbia influito molto sulla scelta di Aruba di investire proprio qui. Un esempio? La centrale idroelettrica una volta utilizzata nell’ambito della produzione tessile verrà oggi utilizzata da Aruba per dare energia ai propri datacenter, con evidenti vantaggi sia in termini di costi che in termini di impatto ambientale.

 

 

Al momento, sono “soltanto” ottanta le persone impiegate nel campus tecnologico (molte bergamasche), ma una volta raggiunta la piena operatività dell’intera area, l’occupazione si aggirerà sui trecento dipendenti, che si aggiungeranno così ai cinquecento attualmente impiegati da Aruba nei due centri toscani. Le posizioni aperte a Ponte San Pietro si possono vedere QUI, dove è anche possibile candidarsi inviando il proprio curriculum vitae.

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