Chi ci spia dai muri di Bergamo?

Testo di Tosca Rossi, guida turistica di Bergamo.
Foto di Mario Rota.

 

Vi siete mai accorti passeggiando per le vie e le piazze di Bergamo Alta che qualcuno dall’alto silenziosamente vi osserva? Non avete mai avuto la sensazione che dai sottotetti o lungo le pareti dei caseggiati qualcheduno sia appostato dietro l’anta di una persiana e vi stia spiando? Non vi è mai parso di udire ai piani superiori una sottile melodia proveniente da un flauto traverso o di avvertire il tintinnio di armi e lo scalpitio di cavalli? Oppure di sentire litigi per piccole scaramucce e borbottii o al contrario di avvertire la gioia del sorriso dei bimbi mentre giocano? Provate ad alzare gli occhi al cielo e fateli aderire alle pareti degli edifici ai civici che vi indicheremo e vedrete che non vi avremo raccontato una bugia!

Il nostro viaggio inizia da Piazza Cittadella, prosegue per Piazza Lorenzo Mascheroni e porta ad ammirare una carrellata di visi e di colori in Via Gombito: perdendoci tra i viottoli che connettono le arterie principali con Piazza Mercato del Fieno e Piazza Mercato delle Scarpe, finiamo per risalire e retrocedere in Via Gaetano Donizetti, per poi portarci lungo il Viale delle Mura e scendere in Bergamo Bassa all’inizio di Borgo Santa Caterina.

 

Piazza Cittadella

Piazza Cittadella

Un armigero smunto con lancia o alabarda che emerge dal fondo rosso e di cui restano leggibili scollo e bracciale dorato, proprio a fianco del balconcino in ferro battuto.

 

Piazza Lorenzo Mascheroni

Un giovane ricciuto che regge uno scettro e porta un abito dall’ampio scollo annodato sopra la spalla, inserito tra gli spicchi degli archi; un flautista paonazzo dal cappello rosso e il giubbetto trinciato che fa capolino da dietro una persiana, incassato in un angolo della piazza; due uomini dalla camiciola con le maniche a sbuffo che discutono alle prese con dei sacchi; una donna seminuda addormentata insidiata da un satiro.

 

Via Gombito

Un giovane paggio, impeccabile nella sua tenuta rossa ben inamidata, che regge su di un vassoio il leone marciano, dignitari con roboni neri e cappelli rossi dalle lunghe tese, legionari romani acefali (forse San Pancrazio in omaggio all’antica vicinia?), una donna entro un clipeo implorante con gli occhi al cielo e le braccia tese, busti e mezzibusti entro tondi.

 

Piazza Mercato del Fieno

Le muse Erato, Talia, Licaste ed Ebe inserite in tondi alternati a centauri, girali ed elementi vegetali.

 

Piazza Mercato delle Scarpe

Piazza Mercato delle Scarpe

Il conte palatino Guidino Suardi, lo stesso inginocchiato ai piedi dell’affresco dell’Albero della vita in Santa Maria Maggiore, dalla capigliatura bionda ripartita sulla fronte e copricapo rosso, posto dietro lo stemma del suo casato e che fiero esibisce un cartiglio (vim vi repellere licet – alla forza è lecito rispondere con la forza).

 

Via Gaetano Donizetti

Gli amorini militari e musicali inseriti nelle paraste laterali e corredati da armi, mandolini e violini; i putti festanti che giocano calando festoni e laccetti a cavalcioni della balaustra.

 

Viale delle Mura

E nel 750esimo anno dalla nascita del sommo poeta, ecco il ritratto di Dante Alighieri, affiancato da quello di Torquato Tasso e del pittore veneziano Lorenzo Lotto; poco sopra sei graziosissime figure sedute entro pergolato e su fondo azzurro: la centrale, barbuta con manto e diadema, regge una torre (allegoria dell’Architettura?) e una spada; quella a sinistra veste di verde e ha a fianco un bimbo che trattiene un ritratto (allegoria della Pittura?); un’altra donna scolpisce il busto di Gaetano Donizetti (allegoria della Scultura?); l’ultima, invece, indossa un ampio vestito viola e pare reggere con il ginocchio sinistro un fagottino bianco (neonato?) o forse uno strumento musicale (allegoria della Musica?). Per stare in tema classico ecco anche mezzi busti dai copricapi piumati posti sul podio dei timpani di finestre modanati in trompe l’oeil.

 

Borgo Santa Caterina

Borgo S. Caterina 1

Forse gli stessi che sonnecchiano nel sottogronda di una casa all’inizio del borgo, tra le finestre del mezzanino, ma che ci osservano sornioni, sfoggiando una folta capigliatura!

 

Vi abbiamo accompagnato per mano alla scoperta di alcuni particolari della Bergamo urbs picta, la città dipinta a partire dal Quattrocento dalle famiglie più in vista della città, e che si inserisce a pieno titolo nella decorazione di facciata, ovvero quel fenomeno che ha interessato molti degli attuali capoluoghi italiani: da Trento a Verona, da Venezia a Padova, da Genova a Firenze e Roma e così anche Bergamo. Oggi della settantina di facciate integralmente dipinte distribuite tra il colle e il piano, secondo fonti e studi, ne restano visibili una decina, ridotte però a brandelli, con porzioni scorticate o quasi totalmente sbiadite o addirittura quasi completamente desquamate, a causa degli agenti atmosferici, delle tubature apposte in maniera sommaria e irrispettosa negli anni, complice anche la nostra noncuranza. Sono quindi spariti giardini fioriti, pergolati, scene epiche e cavalleresche, animali, piante e personaggi più o meno famosi.

Ma pensiamo anche a cosa ci “sta dietro” a tutti quei personaggi, a quei corpi, a quei volti e a quelle storie: chi li ha voluti, per che motivo, in che anno sono stai realizzati e da chi? Riprodurranno le sembianze di qualche personalità facoltosa dei tempi passati? Gli abiti corrisponderanno al guardaroba di qualche dama o cavaliere che abitava nei palazzi nobiliari? Le scritte, i simboli e le allegorie, volutamente frapposte alle figure, potranno essere in qualche modo tradotte o correttamente interpretate?

Attenti dunque a quando camminate lungo la Corsarola e Via Gombito, quando sostate nelle piazze e piazzette: cercate di alzare il vostro punto di vista, per rintracciare le testimonianze del nostro passato, che siano architettoniche o pittoriche, di stampo storico o sociale, legate ad usi e costumi lontani o alla devozione privata e pubblica, ma ”occhio” a non inciampare o cadere rovinosamente a terra.