Chiesette nascoste della città

Il nostro sguardo è talmente abituato al paesaggio urbano, che spesso non ci permette di notare la presenza di luoghi apparentemente solitari: si tratta per lo più di minuscoli edifici, soffocati tra caseggiati disordinatamente sparsi, casermoni popolari, capannoni industriali o desolate radure prive d‘identità. Chiese, chiesette, oratori, ma anche cappellette e santelle popolari, costituiscono un microcosmo del nostro attuale universo, certamente anacronistici, che silenti e in disparte ci osservano camminare, correre, sfrecciare, vociferare e anche inveire molte volte: insomma a far di tutto invece che rispettare il loro silenzio e la loro quiete secolare.
Se invece ci fermassimo un istante osservando attentamente quei minuscoli edifici, ci accorgeremmo di quanta storia traspare da quelle modeste pareti, di quanta empatia si avverta con chi in passato ne ha varcata la soglia in cerca di conforto, per una promessa, se non addirittura un voto o per una preghiera di ringraziamento; quanta cura per quei muri che oggi spesso e volentieri sono chiusi alla vista del pubblico, perché privati o destinati ad altro uso rispetto a quello originario. Si potrebbe addirittura stilare un percorso a zig-zag, posizionando chiese e chiesette su di una mappa immaginaria – isolandole a dispetto di superstrade, anello urbano, quartieri e centro cittadino – che come lucciole ricordano, con luce flebile, la loro esistenza.

 

Ex chiesa San Pietro alla Salvagna, via Stezzano

Partiamo dalle periferie e compiamo un giro ad anello attorno alla città di Bergamo: dal confine con il comune di Stezzano, sulla via omonima, e poco dopo il rione di Colognola, appare sul lato sinistro della strada provinciale la cappelletta che fu dei nobili Salvagni (i primi proprietari dell’attuale palazzo Medolago Albani in Porta San Giacomo): al suo interno conserva un ciclo pittorico del nostro Giovan Paolo Cavagna purtroppo visibile solo a pochi eletti.

 

Chiesetta in via delle Canove – Bergamo

 

Mantenendo la direttrice meridionale, potremmo rientrare dal comune di Azzano San Paolo e tornare sul territorio cittadino, per giungere al limite dei due quartieri della Malpensata e di Campagnola e incontrare lungo la strada una chiesetta isolata: sembra che sia ancora consacrata e regolarmente manutenuta nei suoi modesti interni.

 

Ex chiesa di San Pietro a Boccaleone

Proseguendo all’interno del quartiere di Campagnola, che a tratti ha conservato il suo aspetto rurale, è possibile insinuarsi e confondersi in quello di Boccaleone oppure piegare in direzione sud-est verso il comune di Seriate: nel primo caso, nel cuore del rione “leonino” si incontra un parco pubblico con al suo interno l’ex chiesa parrocchiale, perfettamente conservata tranne che per i suoi arredi (crediamo collocati nella nuova Parrocchiale), e divenuta laboratorio di restauro e negozio d’antiquariato.

 

Cappella di via Lunga

Verso Seriate (precisamente Paderno di Seriate), proprio sul confine del capoluogo e quasi dirimpetto il polo fieristico, appare un complesso di case che nascondono un nuovo quartierino residenziale e una storica autofficina. Probabilmente se della chiesa non spuntasse il campaniletto a vela, sebbene privo di campanella, nessuno mai si accorgerebbe dell’esistenza di un luogo sacro, al contrario confermato dalla minuscola croce che fa capolino da sopra l’architrave dell’ingresso, affacciato direttamente su quella che un tempo era la via maestra.

 

Cappella Villa Tasso, Celadina

Superato il passaggio a livello ferroviario di Via Rovelli, tra i quartieri periferici di Boccaleone Clementina e Celadina, in un attimo si penetra nel popoloso quartiere di Celadina al confine con i comuni di Gorle e di Seriate dove, al termine del grande viale delimitato dal Portone del Diavolo, appare la villa dei mastri postali brembani Tasso, affiancata sulla destra dalla cappelletta privata che si presenta ben tenuta e aperta alle visite.

 

Ex chiesa di Sant’Antonio in Foris, Borgo Palazzo

Risalendo tutto il Borgo Palazzo, al suo limite settentrionale, poco prima del semaforo arretrato sulla destra e compresso in un angoletto, appare il fianco ovest dell’ex chiesetta di Sant’Antonio in Foris, il cui nome rimanda sia alla sua ubicazione fuori le antiche muraine medioevali cittadine, delimitate dall’antica Porta di Sant’Antonio (demolita), sia al fatto di non volerla confondere con l’omonima, legata al vecchio ospedale: la prima è adibita da decenni ad attività commerciale, mentre la seconda è stata distrutta, quindi ci si chiede chi abbia avuto la meglio!

 

Ex chiesa di San Carlo del Soccorso, via Tasso

Superato il semaforo e poco oltre la Piazzetta di Santo Spirito, sul lato destro di via Tasso, appare l’ingresso bugnato ma molto snaturato della chiesina che una volta era annessa al Luogo Pio del Soccorso intitolato a San Carlo: accoglieva le giovani pericolanti, ovvero le orfane, che rischiavano di cadere nel pericolo della strada, loro malgrado, in quanto sole e abbandonate. Purtroppo l’edificio è stato inglobato dal polo operativo della Sip prima e della Telecom poi e alcune voci sostengono che l’ingresso alla chiesa sia interdetto da scaffalature e che il locale sia divenuto da anni un deposito.

 

Ex chiesa di Santa Maria Elisabetta, via Masone

Risaliti il borgo, prima di imboccare quelli di San Tomaso e poi di Santa Caterina, sul crocicchio della Piazzetta del Delfino scendiamo in via Masone e incontriamo la vecchia casa parrocchiale di Pignolo, che altro non era che la chiesa di Santa Maria Elisabetta, tanto cara alla famiglia Tasso di Via Pignolo, che le fonti sostengono sia stata fondata dall’Ordine Templare di Bergamo. Oggi è pure disabitata dato che il parroco ha trovato miglior alloggio in altri locali presso l’oratorio.

 

Ex chiesetta di San Giuseppe, borgo Santa Caterina

La chiesetta di San Giuseppe, secondo le fonti orali locali, venne chiusa all’inizio del XX secolo e nel tempo si è trasformata in lavanderia, sartoria e infine sede espositiva.

 

Ex chiesa di San Rocco, via Rocca

Raggiunte le propaggini del colle di Bergamo, e non considerando la chiesa conventuale di Sant’Agostino che oggi ha nuova vita essendo divenuta l’Aula Magna dell’Università di Bergamo, giungiamo in Piazza Mercato delle Scarpe, dove nascosta dalla conformazione della piazza e dalla ripida salita, nonché dalla fonte omonima, s’incassa tra gli edifici una chiesa che è un piccolo gioiello. Aperta eccezionalmente qualche anno fa, non merita certo di essere abbandonata e lasciata all’incuria generale, ma al momento pare non vi siano altre opzioni proponibili.

 

Ex chiesa di San Michele all’Arco, via Rivola

La prima parrocchiale di Bergamo Alta, adibita da diversi anni a emeroteca della Biblioteca Civica Angelo Mai, è stata recentemente al centro di un favoloso recupero, prima in parte architettonico e ora pittorico, grazie all’intervento di Italia Nostra. A breve sarà riaperta al pubblico per una serie di visite, ma poi tornerà a chiudere i propri battenti, in quanto preposta alla conservazione di parte del patrimonio della biblioteca, secondo una convenzione Curia-Comune di Bergamo che a breve dovrebbe perfezionarsi.

 

Ex chiesa di San Carlo dei Mendicanti, via Sant’Alessandro

Percorsa tutta la Corsarola e scendendo per il borgo più occidentale, quello in passato intitolato a Santo Stefano e ora a Sant’Alessandro, incontriamo al termine del Viottolo di San Carlo una chiesetta, che sappiamo essere sorta a cavallo degli anni della peste manzoniana e titolata al neo-santo arcivescovo milanese: ora è di proprietà privata, dopo i gloriosi anni in cui ha affiancato l’opera delle istituzioni di Don Carlo Botta oltre a conservarne le spoglie fino al secolo scorso.

 

Ex chiesa di Santa Maria Maddalena, via Sant’Alessandro

Infine, approdiamo nel cuore del Borgo di Sant’Alessandro o anche di San Leonardo, e superato il semaforo che interseca Via Garibaldi, scendendo verso la parrocchiale, sulla sinistra si scorge una magia, quasi un’apparizione, da dietro una cancellata: è la chiesa di Santa Maria Maddalena, un gioiellino di storia locale restituitoci grazie a un ottimo restauro voluto dal Comune di Bergamo alcuni anni fa. Purtroppo le sue pareti ancora urlano, dato che dapprima è stata la sede della Confraternita dei Disciplini Bianchi (dalla condotta non sempre ligia e immacolata a dispetto della loro tunica) e poi luogo per i malati mentali, prima che fossero trasferiti ad Astino all’inizio del XIX secolo.

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