In cima alla Grignetta

Grigna Settentrionale e Grigna Meridionale; oppure, come meglio conosciute da bergamaschi, milanesi e lecchesi, “Grignone” e “Grignetta”. Entrambe queste montagne hanno attirato per anni alpinisti di fama internazionale, come Walter Bonatti e Ricardo Cassin, che ne hanno sfidato le ripide guglie in estate e gli arditi canali di ghiaccio nella stagione invernale. Una palestra di arrampicata intramontabile, conosciuta da generazioni. Se durante l’inverno la vetta del Grignone diventa uno scrigno di ghiaccio destinato agli alpinisti, la vetta della Grignetta può essere raggiunta con meno fatica, anche se non è comunque da sottovalutare. Molto spesso in questa stagione le condizioni cambiano in poco tempo, relegando la vetta della Grigna Meridionale agli escursionisti esperti. Se lo siamo, possiamo partire per raggiungere uno dei panorami più belli della Lombardia.

La partenza. Per raggiungere questa leggendaria montagna dobbiamo spostarci in provincia di Lecco. Una trasferta che vale sicuramente la pena e che ci porterà al confine delle nostre Orobie, tra panorami spettacolari e montagne che parlano di storia dell’alpinismo. La partenza avviene dal parcheggio dei Piani Resinelli, posto a metri 1345. Posteggiata l’auto e caricato lo zaino in spalla, possiamo partire lungo la bella carrareccia, che in circa quindici minuti ci porterà al rifugio Carlo Porta (m.1426), prima tappa della nostra avventura. La bella struttura e il fumo che esce dal cammino sono un facile invito per un caffè e una fetta di torta, sopratutto in questo gelido inverno.

Il Rifugio Carlo Porta. Di proprietà del CAI di Milano, il Rifugio Carlo Porta si trova ai piedi della Grignetta, circondato da un bosco incantato. Offre accoglienza e supporto agli alpinisti che lo usano come base di partenza per le escursioni alla vetta della Grignetta ed è raggiungibile tramite la facile Cresta Cermenati oppure per le vie più difficili di quello che è conosciuto come un “Giardino di Pietra” . Il rifugio è stato costruito nel 1911 per volontà di Alessandro Clerici e Carlo Porta, nipote del poeta, grazie alle donazioni di intellettuali, facoltosi e banchieri della Milano dell’epoca. Oggi una nuova gestione, giovane e dinamica, è impegnata a riportare agli antichi albori un rifugio di importanza storica, con una cucina fatta di antiche ricette e un’accoglienza famigliare. Poco distante, vari segnavia indicano i possibili sentieri presenti alla Grignetta, alcuni dei quali alpinistici, come i Torrioni Magnaghi o il Sigaro Dones. Noi seguiamo il sentiero per la Cresta Cermenati, marchiato dal segnavia nr. 7 e via normale di ascesa nella stagione invernale, che si inerpica subito con una modesta pendenza tra faggi e betulle.

La Cresta Cermenati. Usciamo dal bosco e il tracciato inizia a cambiare il proprio aspetto. Il sentiero diventa di sassi e ghiaia e si alza ripido in direzione della vetta. Pinnacoli e guglie si ergono come dita protese verso il cielo, tra questi i celebri Torrioni Magnaghi, destinate ad arrampicatori esperti. Ignoriamo le indicazioni per sentieri più difficili e riservati agli alpinisti e continuiamo lungo la cresta della montagna, che con pendenza piuttosto elevata, tra salti di roccia nascosti dalla neve, ci porta alla base di un’ultimo canalone. Picca e ramponi sono necessari per affrontarlo in sicurezza, sopratutto in caso di neve ghiacciata. Sono gli ultimi sforzi: all’uscita dal canale riappare la cresta della montagna e un panorama mozzafiato che ripaga da qualsiasi sforzo. Superiamo le ultime rocce grazie all’ausilio di una catena (che potrebbe essere sommersa dalla neve). Con la massima attenzione, passeggiando “a fil di cielo”, raggiungiamo con un ultimo piccolo passaggio esposto la vetta della Grigna Meridionale e il vicino bivacco Ferrario (m.2184).

Benvenuti sulla Grignetta. Siamo nel regno del ghiaccio! Abbiamo raggiunto un balcone panoramico che possiamo annoverare tra i più belli delle nostre montagne. La Grignetta è sostanzialmente composta da due versanti: uno meridionale, che si affaccia sulla conca dei Piani Resinelli, e uno settentrionale, meno sviluppato, che si raccorda col Grignone. Tutti i suoi crinali sono separati da altrettante creste ben determinate: a ovest la cresta Segantini, a est la cresta Sinigaglia e a sud la Cermenati, appena percorsa. Dalla cima si gode un panorama fantastico, che spazia su tutta la Pianura Padana, sui laghi di Como e Lecco e sulla vicina Grigna Settentrionale. Poco lontano dalla croce di vetta troviamo il bivacco Ferrario, una struttura ottagonale con esterno in alluminio e interno in legno e sughero. Di diametro di circa tre metri e mezzo, viene spesso soprannominato “astronave” per la somiglianza con una navicella spaziale. Di proprietà del CAI di Milano, è dedicato alla memoria dell’alpinista Bruno Ferrario, scomparso con l’amico Arnaldo Tizzoni sul pizzo Cassandra. Merita una nota la sua storia: nel 1968 venne costruito a Lecco e trasportato in cima alla Grignetta con l’utilizzo dell’elicottero. A causa delle raffiche di vento, la posa in vetta fallì e il bivacco cadde nel canale sottostante. Successivamente vennero riportati in cima i pezzi e riassemblati uno per uno. Recuperate le energie dobbiamo, seppur a malincuore, abbandonare questo angolo di Paradiso. Il ritorno avviene sul percorso comune all’andata, prestando la massima attenzione in caso di presenza di ghiaccio.

Curiosità e conclusioni. Una leggenda parla della formazione delle Grigne. Si narra che una crudele guerriera fece uccidere un cavaliere innamorato di lei da una sentinella. A causa di questo fatto, entrambi furono trasformati in montagna: la guerriera divenne così il Grignone, mentre la sentinella la Grignetta. Secondo un’altra teoria, “grigna” sarebbe il sostantivo legato al verbo “grignare”, quindi «ridere in modo sarcastico, restando con la bocca spalancata», e il termine sarebbe stato scelto come nome delle montagne per le numerose caverne presenti. La salita alla Grignetta nella stagione invernale non è assolutamente da sottovalutare. Sono  necessari piccozza e ramponi, sopratutto nella parte finale della salita. L’escursione, andata e ritorno, tocca le 4 ore e mezza di cammino, per un totale di quasi 8 km e 910 metri di dislivello positivo.

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