Città Alta non diventi Disneyland
Resti città e conservi la sua anima

A un certo punto, i luoghi non vivono più per se stessi e per i propri abitanti. Non sono più una grande casa. Diventano soltanto posti attrattori di flussi di persone. Che arrivano, guardano, esclamano «Che bello!», mangiano, dormono, comprano qualcosina e se ne vanno. Quando l’interesse turistico supera la realtà autentica di un luogo, allora questo luogo muore. Rimane come simulacro. Svuotato. Imbalsamato. Gli inglesi dicono che muore di over tourism, potremmo dire di iper turismo. È quello che sta succedendo da molti anni a Venezia.

 

 

Martedì sera al Maite, in Città Alta, l’Associazione Città Alta e Colli e, in particolare, il suo socio fondatore Nino Gandini, ha presentato una serie di dati statistici sulla Città Alta. Un elemento lo avevamo anticipato noi, settimana scorsa: in Città Alta ci sono più di cento bed & breakfast e affittacamere. In totale, compresa l’offerta degli alberghi, si tratta di ottocento posti letto. E proprio settimana scorsa scrivevamo del pericolo che Città Alta diventi una sorta di villaggio vacanze. Dopo essere diventata il rifugio dei borghesi della città e di Milano. Dopo avere espulso le sue classi popolari.

Ma i dati forniti da Gandini e soci sono ben più preoccupanti. A cominciare da quello riguardante le case vuote che sono oltre cinquecento. Il dato purtroppo è aggiornato soltanto fino al 2011, ma il timore è che sia peggiorato: nel 2011 a fronte di una disponibilità di mille e 880 abitazioni, ben 552 di queste non erano occupate. Più di un quarto! Si consideri che quarant’anni prima, nel 1971, le case non occupate erano soltanto 78. Che cosa succede? È il frutto dell’imborghesimento della città. Tanti ricchi cittadini hanno acquistato case in Città Alta e poi non le hanno occupate. Qualcuno le ha comprate soltanto come investimento. Qualcun altro perché immaginava magari di andarci ad abitare, anche soltanto nei weekend… ma poi ha rinunciato. Un altro dato sembra confermare questa interpretazione: nel 1971 le case di proprietà erano il ventuno per cento. Nel 2011 erano il sessantasei per cento. Il triplo.

 

 

Dopo tanti anni di salita dei prezzi, oggi anche Città Alta fa i conti con la caduta e, addirittura, con una nuova tendenza: la casa sui colli non fa più così chic come una volta. Troppe scomodità. Ma un elemento agghiacciante è il confronto con Venezia. La città sulla laguna è uno dei luoghi più belli del mondo, assolutamente unico sul pianeta. Ma tutti ne conosciamo la decadenza, tutti sappiamo che è un posto ormai trasformato, almeno in parte, in una sorta di luna park. A Venezia si è verificato l’over tourism. Come in una parte di Roma, di Firenze. Come a Pompei. Il confronto con Bergamo Alta. Nel 1951, Venezia contava 170mila abitanti, oggi ne ha 55mila. Città Alta nel 1951 aveva 7.950 residenti; oggi sono 2.486. Un andamento molto simile. Esiste un altro termine inglese che illustra quello che sta accadendo: gentrification. È una sorta di desertificazione di umanità. Si verifica quando si…»

 

Per leggere l’articolo completo rimandiamo a pagina 7 di Bergamopost cartaceo, in edicola fino a giovedì 1 febbraio. In versione digitale, qui.

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