Cosa piace di Bergamo ai tedeschi

Foto in apertura di Valentina Esposito (a Palazzo del Podestà)

 

Trent’anni e qualche giorno fa cadeva il Muro di Berlino. Un mostro che, a suo modo, per ventisette anni ha diviso in due Berlino e la Germania. Non c’ero quel giorno a Berlino, ma poi il muro l’ho tastato con mano a cadenza mensile, se non addirittura settimanale, dal 2005 al 2010, quando da guida accompagnavo gruppi italiani in viaggio e la meta prescelta da agenzie di viaggio e tour operator, nove volte su dieci, era sempre quella: Berlino e il suo muro. Un muro la cui lunghezza è rimasta indefinita, metro più metro meno, a detta delle guide locali, data la velocità con cui è stato in gran parte abbattuto; un muro che è diventato oggetto/soggetto di un allestimento museale nei pressi del varco C (Checkpoint Charlie), dove si illustrano i tentativi andati o meno a buon fine per scavalcarlo; un muro che è diventato anche un’attrazione turistica e il cui merchandising non ha comunque colmato il buco economico creato dalla riunificazione. Ma un muro che, anche se fisicamente caduto, resta nel cuore e nell’anima di molti tedeschi, soprattutto dell’Est, e che non cadrà mai, probabilmente, fino alla loro morte.

 

 

Quel che è certo è che dalla caduta del muro è come se molte frontiere si fossero aperte e si è assistito a una “invasione” (passatemi il termine) di tedeschi nel nostro Paese per motivi turistici: già prima gli abitanti del “blocco ovest” prendevano d’assalto la riviera romagnola e il lago di Garda, poi hanno scoperto la Toscana e la Campania, fino a concentrarsi via via sulle città d‘arte di tutta la penisola. E tra queste non è mancata Bergamo. Lo stesso fenomeno, non inferiore ad allora, capita oggi con i turisti provenienti dalla Polonia, dalla Croazia, dalla Romania, dalla Bulgaria: basta osservare le targhe dei bus in autostrada o parcheggiati in città per capirlo. Sono loro i nuovi turisti d’Europa, d’Italia e di Bergamo. Ma quando un tedesco (o un abitante dell’Europa dell’Est) giunge a Bergamo, cosa si aspetta e cosa gradisce particolarmente della nostra città? Non si è ancora giunti a un mercato delle seconde case, come successo in Toscana prima e ora nelle Marche, ma nulla vieta di pensare (forse di sperare?) che in futuro anche le nostre valli, grazie al loro clima, alle possibilità escursionistiche che offrono e alla vicinanza coi due laghi (di Iseo e del Garda), possano diventare una ambita meta teutonica.

 

 

Il “tedesco medio” che per la prima volta visita Bergamo è ignaro di quello che lo aspetta e alla fine della visita resta sempre meravigliato (ripeto sempre) del fatto che all’estero la nostra città e i nostri territori non siano ampiamente pubblicizzati o conosciuti come meriterebbero. Questo lo ribadiscono in molti, da qualsiasi parte della Germania giungano, ovest o est, seppure esprimendosi in maniera diversa. In secondo luogo, il turista nordico adora vie e viuzze («la piccola Toscana» per alcuni, senza neanche andare ad Astino), androni e antri segreti, fino alla magnificenza pur sobria del Duomo e alla storia delle gesta e della vita di Bartolomeo Colleoni: poco importano date, nomi, eventi, stili architettonici o artisti altisonanti, l’incredulità (unglaublich) sta nel non credere che così tanta arte possa racchiudersi dentro un edificio o attorno a una minuscola piazza, per giunta posta sul cucuzzolo di un colle. A seguire, in questa classifica dello stupore teutonico, sono le nostre mura, ma soprattutto quel senso di sospensione tra cielo e terra che regala quella sensazione di infinito che solo dagli spalti si respira. I panorami, le viste a perdita d’occhio – che siano urbane, paesaggistiche o naturalistiche – sono uno dei tanti aspetti che sanno fare innamorare il popolo tedesco, abituato a distese infinite prive di rilievi, e saziare nel corpo e nell’anima.

 

 

Particolarmente apprezzato è anche il percorso donizettiano, soprattutto per coloro che giungono per assistere a uno spettacolo al Teatro della Scala di Milano o all’Arena di Verona e quindi Bergamo diviene la meta mediana di passaggio in cui incontrare l’autore dell’Elisir d’Amore e della Lucia di Lammermoor. Poi la sorpresa li coglie quando vengono a conoscenza che è stato un loro connazionale, il bavarese Johan Simon Mayr, a far da mentore e mecenate al talentuoso compositore bergamasco e che senza il suo intuito oggi Bergamo non vanterebbe un’icona come quella del grande Gaetano. E infine, la buona cucina: non solo cappuccino e brioche a mezzogiorno come capitava fino a qualche anno fa (non che nel 2019 lo deneghino, intendiamoci), ma oggi, nonostante la lauta colazione internazionale servita negli alberghi, un buon piatto di casoncelli seguito da una fetta di torta Donizetti o da un cono gelato rigorosamente al gusto di stracciatella, oppure un piatto fumante di polenta con i funghi a cui fa da coda un vero caffè espresso, sazia anche i più scettici. Eh sì, Bergamo uber alles!

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