Cosa resta dei nobili bergamaschi

Sono stati per secoli i custodi della concezione stessa della conservazione del patrimonio storico culturale, vivo e comune, a cominciare dal proprio. Concezione che è alla base del senso nazionale di un popolo che si riconosce in una lingua, storia e cultura comuni vivendo in un territorio. Questa è la loro più grande eredità… Quante e quali famiglie nobili bergamasche esistono oggi? Lo abbiamo chiesto a Riccardo Bevilacqua, membro del Comitato Scientifico dell’Annuario della Nobiltà Italiana, preziosa fonte dell’intera documentazione di questo articolo. Le famiglie nobili menzionate nei prospetti qui pubblicati hanno ottenuto il riconoscimento della loro nobiltà dalla Consulta araldica del Regno d’Italia, che fu ente dello Stato dalla proclamazione del Regno d’Italia nel 1861 fino al 1946. L’archivio della Consulta è depositato e consultabile nell’Archivio centrale dello Stato all’Eur di Roma.

Il registro dei titoli nobiliari. «Con la nascita dello Stato italiano – spiega Bevilacqua – tutte le famiglie nobili degli Stati preunitari hanno dovuto – come di prassi – far riconoscere la loro nobiltà al nuovo Stato, al Regno d’Italia. Quindi ogni famiglia nobile ha inviato alla Consulta copiosa documentazione che attestava il diritto a utilizzare un titolo nobiliare e il relativo stemma araldico. Gli attuali nobili in Italia discendono dagli avi che hanno richiesto e ottenuto, per la completezza e validità dei documenti presentati, il riconoscimento dalla Consulta e l’iscrizione in un registro denominato Libro d’Oro della nobiltà italiana. Come qualunque atto pubblico il riconoscimento comportava il versamento di una tassa in base al titolo riconosciuto. Con la fine della monarchia e la nascita della Repubblica lo Stato non riconosce più i titoli nobiliari. La nobiltà si riferisce, per la tutela del proprio patrimonio storico familiare, al Libro d’Oro della nobiltà italiana – da non confondersi con il registro statale – e all’Annuario della nobiltà italiana, che sono due associazioni private fondate prima della fine della seconda guerra mondiale e dedite ad aggiornare gli stati familiari di tutte le famiglie nobili italiane riconosciute dalla Consulta».

 

 

L’esempio dei nobili Albani. I titoli in origine venivano conferiti da imperatori, re, papi o da repubbliche aristocratiche (per quanto riguarda Bergamo, la Serenissima). I titoli più antichi erano legati alla concessione di un feudo. Quelli più recenti, dal ’700, erano sul cognome, ossia erano legati non a una terra da amministrare in ambito giuridico, economico e sociale, ma alla famiglia stessa. Per esempio, il capostipite della famiglia Albani – conti palatini i maschi e nobili le femmine – è Rotopaldo de’ Albani vivente nel 967 d.C. Nel 1550 il pio frate domenicano Antonio Ghisleri si trova nella città di Bergamo per una inquisizione di eresia confutata al vescovo Soranzo quando, improvvisamente, gli eretici novatori cercano di assassinarlo; sarà solo grazie all’intervento del conte Albani che gli offre rifugio nel suo castello di Urgnano che Ghisleri riesce a sfuggire alla morte; nel 1566 l’umile domenicano viene eletto Papa con il nome di Pio V, il pontefice fautore della Lega Santa che sconfigge i musulmani nella storica battaglia di Lepanto il 7 ottobre 1571; il conte Albani rimasto vedovo diventa sacerdote e Pio V memore che gli deve salva la vita lo nomina cardinale nel 1570. Un secondo cardinale di un ramo di casa Albani, Giovan Francesco, diviene Papa il 23 novembre 1700 con il nome di Clemente XI; la pia contessa Camilla Albani, che nel 1806 sposa il nobile bresciano Clemente Di Rosa, è la madre di Santa Paola Di Rosa, fondatrice della Congregazione delle ancelle della carità.

 

Palazzo Medolago Albani in Città Alta

 

I gradi di nobiltà bergamasca. I titoli delle famiglie nobili bergamasche – composte per lo più da liberi professionisti, imprenditori e proprietari di aziende agricole – comprendono tutti i titoli nobiliari, tranne quello ducale: in ordine crescente, nobile, barone, marchese, principe. Non risiedono nella Bergamasca membri di case reali. Tra le famiglie principesche di origine bergamasca, i Thurn und Taxis e i Von Paar vivono rispettivamente in Germania e in Svizzera, dove hanno ottenuto la concessione dei sistemi postali. Se l’antica famiglia Giovanelli è di origine bergamasca e risiede in palazzo Fogaccia a Clusone (ed era proprietaria dell’omonimo castello a Luzzana e di un palazzo a Gandino, nonché di una collezione d’arte che comprendeva opere come il dipinto La Tempesta di Giorgione), i Gonzaga discendono da uno dei figli del duca di Mantova – tra quelli ritratti nella Camera degli Sposi da Mantegna – e si trovano a Bergamo perché imparentati con la famiglia Medolago Albani.

La Serenissima, nei tre secoli di presenza in terra bergamasca, ha nobilitato molte famiglie, già designate di un titolo di origine medievale, oggi estinte o esistenti. Infatti la concessione di un titolo e di altri successivi, che si vanno ad aggiungere al primo, avviene in modo graduale, nel corso di secoli. Come nel caso dei marchesi, conti e cavalieri del Sacro Romano Impero Terzi.

 

 

I nobili che ancora esistono a Bergamo. Una famiglia nobile in Italia si estingue in due casi: se l’ultimo discendente nobile non ha figli o ha solo figlie femmine. Buona parte delle famiglie nobili bergamasche si sono estinte nel corso dei secoli. Ma le più significative per la storia della città esistono ancora. Per esempio, i conti Suardi e Colleoni (di origine longobarda), Benaglio, Albani e Medolago Albani, Grumelli Pedrocca, Mapelli Mozzi e i marchesi Terzi contano più o meno mille anni di storia. Nel prospetto riportato qui sopra non compaiono le famiglie bergamasche estinte, come i conti Carrara (casata del fondatore della Scuola d’arte e della Pinacoteca, residente nell’omonimo palazzo a Villa di Serio ed estinta nel 1978). A proposito dei numerosi personaggi storici, politici, ecclesiastici, letterati, artisti etc, forse non tutti sanno che il primo presidente della Società sportiva Atalanta fu il nobile Vittorio Emanuele Adelasio. Esistono anche alcuni casi in cui famiglie borghesi e non conservano non il titolo, ma il cognome dell’ultima discendente nobile.

Le famiglie ramificate. E non mancano casi in cui una stessa famiglia presenta rami diversi e titoli distinti: i rami derivano dal grado di parentela (fratelli) e i titoli dipendono dalle benemerenze militari, diplomatiche, economiche che venivano riconosciute a un esponente di una famiglia e divenivano quasi sempre ereditari, potendo essere concessi ai primogeniti maschi o a tutti i figli maschi oppure a tutti i figli, maschi e femmine, come nelle famiglie di nobiltà più antica. Per esempio la casata Marenzi contempla un ramo comitale (conti) e un altro marchionale (marchesi) che vive in Austria.

 

La contessa Laura Marenzi

 

La famiglia Suardo, di origine longobarda di parte ghibellina, con successione documentata a partire dal comune capostipite Lanfranco giudice del Sacro palazzo (con incarichi amministrativi), si sviluppa in più rami, di cui tre ancora esistenti: quello dei Suardo è l’originario e riceve il titolo di conte al tempo del nobile Teutaldo, da parte dell’imperatore Ludovico il bavaro con cerimonia di investitura nel castello di Trento nel 1330, e quello dei Secco Suardo, che diede i natali alla poetessa Paolina e al restauratore Giovanni, nasce dal ramo originario nel 1517, quando la ricca ereditiera della famiglia nobile Secco sposa Ludovico Suardo, mentre i conti Suardi si dividono nei rami di Trescore (i proprietari dell’omonima villa con l’Oratorio affrescato da Lotto e dell’omonimo palazzo in Borgo Pignolo e familiari della contessa Maria, dama di corte della regina Elena, moglie di re Vittorio Emanuele III) e di Ranzanico. Infine, a Bergamo non esistono più circoli e associazioni nobiliari. Pertanto i nobili bergamaschi che li frequentano si recano a Milano.

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