Dall’Inferno al Paradiso: la vetta del Tre Signori

Posto anticamente a confine tra il Ducato di Milano, la Repubblica dei Grigioni e la Repubblica Veneta, il Pizzo Tre Signori oggi segna invece i confini tra le province di Bergamo, Sondrio e Lecco. La sua panoramica cima spicca a guardia della Val d’Inferno, in un ambiente austero e selvaggio, casa degli stambecchi, delle marmotte e di tante… leggende, che tra i torrioni di questa montagna sembrano, sopratutto alle ombre del tramonto, trasformarsi in verità. Il pizzo regala itinerari per alpinisti esperti e sentieri per escursionisti. Questi ultimi troveranno sicuramente pane per i loro denti. Per noi bergamaschi, la via più breve per la vetta si snoda da Ornica, lungo la suggestiva e solitaria Val d’Inferno. Se non temiamo i 1600 metri di dislivello positivo, possiamo cimentarci nella sua ascesa. In caso contrario possiamo guardare le foto.

 

 

Partenza da Ornica. Il “Piss dei Tri Signur”, cosi conosciuto in terra bergamasca, è infatti famoso per i suoi panorami bellissimi, selvaggi e… lunghissimi! Un cartello, posto al limitare del paese e marchiato dal segnavia CAI 106, indica l’inizio del percorso e riporta i tempi di percorrenza, che, passo permettendo, possono raggiungere le 4 ore. Il tracciato sale subito ripido addentrandosi nel bosco e ci porterà, dopo circa mezz’ora di cammino, al limitare di questa suggestiva valle. Il panorama si apre a perdita d’occhio, una zona conosciuta dai valigiani come Val d’Inferno o Val Fornasicchio, toponimo legato alle tante fucine che per anni hanno caratterizzato la vita di questo angolo di Val Brembana. Sul fondo, quasi a guardia di questo luogo mistico, regna sovrana l’arcigna sagoma della Sfinge, maestosa e cupa, monito per tutti quelli che intendono violare questo suggestivo luogo. Gli alberi si diradano e lasciano posto ai prati. Tra i fischi delle marmotte, saliamo toccando prima baita la Costa, poi la baita Casera e successivamente la baita Ciarelli, oggi casere ma un tempo antiche fucine divenute negli anni ricovero dei pastori.

Dall’Inferno al Paradiso. Inutile illudersi: siamo solo a metà del nostro percorso e il sentiero sale ancora senza sconti, continuando con ampie serpentine fino alla suggestiva baita Predoni, frutto delle storie popolari che la identificano come “Baita del Diavolo”. Siamo a 1800 metri di quota. Continuiamo, attraversiamo il torrente e incrociamo il sentiero CAI 101, che dal rifugio Benigni continua in direzione del rifugio Grassi. Lo ignoriamo e continuiamo la salita, portandoci a ridosso della Sfinge. Transitiamo sotto questo suggestivo torrione, riservato agli alpinisti, e continuiamo in falsopiano lungo il vallone detritico che ci porterà, dopo circa tre ore di cammino, alla Bocchetta d’Inferno e allo spettacolare panorama che si apre sulla Valtellina. A sinistra spicca la sagoma del Pizzo Tre Signori, alla nostra destra quella dell’arcigno Pizzo di Trona. Sotto di noi una porzione del lago d’Inferno, che regala agli escursionisti una “cartolina” da togliere il fiato e che invita sicuramente a un momento di riposo. Ma la vetta si trova duecento metri più in alto, quindi recuperate le energie, zaino e gambe in spalla, non possiamo che iniziare la divertente salita, riservata agli escursionisti esperti (e a chi non soffre di vertigini). Tra salti di roccia, detriti e neve settembrina, si raggiunge la panoramica cresta, dove una catena permette di superare l’ultimo tratto, esposto e caratterizzato da rocce lisce e verticali. È l’ultimo sforzo: dopo l’Inferno abbiamo raggiunto il Paradiso.

La vetta. C’è poco da dire, il Pizzo Tre Signori è una montagna che non può mancare nel carnet di ogni alpinista bergamasco. La sua croce, posta a 2554 metri ed eretta nel 1935, è da sempre simbolo di confine tra le province lombarde. Il panorama spazia su tutte le Orobie, e oltre. A corona troviamo la vicina Valtellina e le cime del gruppo Ortles-Cevedale, ma nelle giornate serene lo sguardo può raggiungere addirittura la Valle d’Aosta e il Gran Paradiso. Un balcone naturale che lascia senza parole. È difficile scendere dopo tanta fatica e tanta bellezza. Il panorama dal Pizzo rapisce il cuore. Eppure, prima o dopo, bisogna pur far ritorno, e con la massima attenzione. Il percorso ricalca fedelmente le tracce percorse poche ore prima, ripercorrendo la Val d’Inferno nella sua lunghezza. Per raggiungere la cima dobbiamo mettere in conto circa sette ore di cammino tra andata e ritorno, 21 km e 1600 metri di dislivello positivo. Una bella prova per ogni escursionista.

Curiosità e informazioni. Numerosi itinerari solcano le pareti del Pizzo. Tra i più interessanti troviamo la “Via del Caminetto”, che vede il suo sviluppo dal rifugio Grassi, posto nella provincia di Lecco e ottimo punto di appoggio per chi volesse dividere l’escursione in due tappe. Per informazioni è possibile contattare il numero 3315697849. Altri percorsi, spesso utilizzati nella stagione invernale, vedono la loro partenza dalla Val Biandino e dalla Val Gerola. Dalla Bocchetta d’Inferno, a circa un’ora di cammino in prossimità del lago omonimo, troviamo il Rifugio Falc, aperto continuativamente da giugno fino a settembre. Posto in Val Varrone, a 2120 metri di quota, permette di assaporare la bellezza e la riservatezza di questo luogo, regno degli stambecchi e delle marmotte. Per informazioni sulle aperture e possibile contattare il numero 3283432751.

Lascia un commento

Devi loggarti per pubblicare un commento.